. . . All you life, you were only waiting for this moment to be Free . . . * Nulla enim culpa est in somnis.
Visualizzazione post con etichetta Maestra. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Maestra. Mostra tutti i post

mercoledì 9 ottobre 2013

Vita - Il Ritorno

Salve gente!
Oggi vi propongo la versione integrale ed originale del "mitico" (inteso come leggendario) testo su Vita... Purtroppo per il concorso necessitava di tagli, ma mi sembra giusto proporvelo :D
Buona lettura!

Simo s’avvicina all’albero silenziosamente. Avvicina piano la manina scarna alla corteccia ruvida, la posa su un punto libero dalla resina appiccicaticcia e poggia la gemella su un frondoso ramo poco più su. Un passetto alla volta, accosta il petto all’arbusto, i piedi alle radici. A quel punto chiude gli occhi. E assapora la dolcezza di quell’abbraccio.
Da quando la maestra Verda ha raccontato la storia di Vita, apprezza ogni cosa del Bosco, e una volta al mese ripercorre il viaggio di quella che ormai è diventata la sua migliore amica.
Staccatosi dalla stretta vigorosa della pianta, prende un bastone caduto lì vicino – chiedendo scusa e assicurando che sarebbe stato solo un prestito – e s’incammina verso l’inizio del viaggio: le Montagne della Protezione.
Con agilità raggiunge il Ghiacciaio chiamato Padre. Si siede sul bordo, poggia i piedi accaldati nella frescura del Padre, chiude gli occhi e abbandona la testa all’indietro. Rimane per un po’ in questa posizione, fino a quando i suoi piedi cedono al freddo e diventano quasi blocchi di ghiaccio.
Scende, il bastone a sostenerlo, e racconta al Bosco il Percorso di Vita, a voce alta.
“In un giorno di caldo, quando il Sole – chiamato Felicità – lambiva Padre fino a farne sciogliere la superficie, nacquero tante piccole Gocce, abbastanza da formare un fiume che Madre Natura battezzò come Vita. Vita procedeva placido lungo il Versante dell’Infanzia, sorretto dalla Protezione di Monte, felice di tutte le cose che lo circondavano. Giunto al Crepaccio dell’Adolescenza, iniziò a corrodere Monte, a tentare di staccarsi da lui il più velocemente possibile; tuttavia, proprio quando raggiunse la Vallata della Maturità, Vita iniziò a pentirsi degli errori commessi (o almeno così pensa Simo)… Ma ormai era tardi per rimediare.”
Salta giù dalle ultime rocce, si ferma un attimo a bere dalla sua borraccia e mangia un po’ di carne essiccata. Dunque si rimette in marcia, la voce roca.
“Sfociando appieno nel Bosco Esistenza, senza più una guida, Vita iniziò a trovare le prime difficoltà. Sul suo Letto, Mente, iniziavano a comparire i primi ostacoli, rallentando il suo corso e riducendo drasticamente la sua corrente. Si aggrappò disperato alle Sponde Amiche, sfociò su di loro quel poco che bastava a non travolgerle. Loro lo sostennero, fino a che non corrose tutte le Preoccupazioni, lasciandole al Passato, che non avrebbe mai più ripercorso.
Nel frattempo le radici degli Alberi, Saggezza, lo attingevano per sopravvivere, cedendo in cambio parte di loro. I Fiori, Bellezza, avevano radici troppo corte per arrivarci, e appassivano subito.
E’ a questo punto che scoppiò Incendio. Odio, Rabbia, Stupidità bruciarono anni e anni di Saggezza e piombarono in Vita.” Simo si siede su un tronco mezzo bruciato. Immerge la mano nella cenere. Gli occhi gli diventano lucidi. “Vita però non cedette: combatteva, travolgeva, avviluppava acqua e terra, prese il sopravvento. Si sarebbe voluto fermare a piangere i danni, ma non c’era tempo. Bisognava andare avanti.
Scorrendo, Vita incontrò un altro Corso, Amore. I due, facendosi forza l’un l’altra, divennero un solo Fiume, che lasciò che il passato divenisse solamente un suo affluente, che l’alimentasse ma non fosse l’unica cosa importante al mondo.
Numerose foglie secche, Tempo, cadevano da Saggezza e si posavano sulla superficie trasparente. Piano piano la soffocarono; i raggi di Felicità, che un tempo aveva rischiarato Vita a tempo pieno, faticavano a giungere a destinazione. S’aggiunsero al tempo anche cumuli di Nuvole, Tristezza, facendo cadere Lacrime nel fiume, che s’ingrossò, divenendo più forte. E proprio quando Vita divenne forte e felice, gli amici l’abbandonarono. Di colpo precipitò in un burrone, come una cascata, Gelosia: le Sponde lo abbandonarono, picchiò al suolo formando tante onde spumeggianti, si ritrovò solo. Si estese su un terreno largo e profondo e, quando pensò che tutto fosse perduto, eccoli lì, nuovi amici, che lo presero per mano fino a raggiungere di nuovo la grandezza iniziale, lasciandosi alle spalle un grande Lago, Solitudine.
L’Emissario, più vigoroso del precedente Immissario, finalmente vide la destinazione. La Foce a Delta, Ignoto.” Simo si copre con una mano gli occhi, accecato dal Tramonto, Tranquillità. Questo è il pezzo di storia che preferisce, quello che rivive ogni sera, a prescindere da dov’è in quel momento. Abbassando il tono della voce, conclude: “Infine, Vita scomparve fra gli Isolotti, mentre nell’Alveo Figlio proseguì il suo tragitto, sfociando nel Mare, Futuro.” Simo alza gli occhi al cielo. Luna, con le figlie Stelle, Speranza. Simo le sorride sempre appena la vede, convinto che anche Vita faccia lo stesso, dal profondo dei suoi Isolotti. Perché dopotutto, il Buio, Disperazione, non vince mai.

Spero vi sia piaciuto... Quale avete preferito? Il primo o il secondo? Commentate!
Ivy

martedì 21 maggio 2013

Mi fa strano riflettere

Buon pomeriggio a tutti!
Grazie di cuore ragazzi, ragazze, signori & signore... Non mi sarei mai aspettata un anno fa di raggiungere un risultato simile. Per voi magari è poco, ma per me è tantissimo <3 Thanks 4 + 3000 visualizations :*
Ecco a voi una piccola storiella. Spero vi piaccia.

Lucia, sette anni o poco più, sentiva un dì la lezione della sua maestra di italiano. Grembiulino blu, gambette a penzoloni, matitina in mano, segnava tutte le paroline che la ispiravano. Quel giorno c'era solo un concetto sul foglio: il verbo PENSARE spiccava al centro, colorato di verde, e attorno svolazzavano 'riflettere', 'sogni', 'ritenere' e altri vocaboli pronunciati dall'insegnante. Poco prima che suonasse la campanella, destò la manina e chiese cosa fosse il pensiero. "Chiedilo a te stessa!" le rispose la maestra, e le disse di farlo come compito per l'indomani.
Tornata a casa, la piccola Lucia si accomodò sul divano: fronte corrugata, bocca arricciata, palme sotto al mento, piante incrociate, occhi all'insù, poi strizzati, poi spalancati.
Sua madre se ne preoccupò: solitamente Lucia era un tipetto frizzante, di quelli che corrono notte e giorno a destra e a manca. Così s'accucciò sotto di lei, seduta sul tappeto, e le domandò: "Piccola, cosa stai facendo?" 
E lei: "Mi sto interrogando. Ma non come la maestra, sciocchina. Mi domando le cose importanti."
"E quali sono?"
"Te lo dice lei." 
"Lei chi?". La mamma era piuttosto confusa.
"Non la senti?"
"Chi, amore?"
"La voce."
"La voce?"
"Si, la bimba con la mia stessa voce. Abita nella mia testa."

"Se abita nella tua testa, non la posso sentire."
"E perché?"
"Perché è cosi, Lucia, non ci sono spiegazioni."
"Adesso provo a fartela sentire!" esclamò strizzando gli occhietti vispi e i forti pugnetti. "Senti mamma, senti?"
"No, cara, non sento. Che cosa dice?"
"Dice... Dice che ti vuole tanto tanto bene! Perché non lo senti? Gliel'ho ordinato! Ho ordinato di fartelo sentire!"
"Come?" 
Lucia si rabbuiò di colpo. Abbassò i pugnetti. Si fece assorta. Poi replicò: "Non lo so. Adesso ci penso. E' bello pensare, sai? Anche se mi fa strano riflettere."
"Si dice è strano, Lucia."
"Nono: mi fa strano. Per la mia amica non è strano, quindi non è strano. E' strano solo per me. E siccome non sono io che rifletto, ma la voce nella mia testa, è lei che mi fa riflettere, quindi riflettere mi fa strano. Adesso lasciami pensare. Mi piace."

E come nei fumetti, iniziò col suo mumble mumble. Parlava alla sua voce e lei le rispondeva come lei voleva. Era sua amica. Se si voleva alzare, la voce la faceva alzare. Se voleva chiudere gli occhi, la voce glielo faceva. Se voleva dormire, la voce le dava la buonanotte. Era bello.
Ma a volte la voce era birichina e la faceva impazzire. Lucia le diceva: "Fammi volare!", ma non fluttuava. Le diceva: "Fai staccare il dente che dondola!" e quello rimaneva appeso. 
A chi diceva che era pazza, che erano solo sciocchezze, rispondeva: "Non sono sciocchezze! Io riuscirò a volare, la voce me l'ha promesso!" Dovrebbero pensare di più, commentava la voce, e aveva ragione.
Dovremmo pensare di più.

Per rimanere in tema... Che ne pensate? Ahaha Commentate! :*
Ivy