. . . All you life, you were only waiting for this moment to be Free . . . * Nulla enim culpa est in somnis.
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lunedì 14 ottobre 2013

Il Cielo partendo da Zero

Quante volte ho guardato al cielo,
ma il mio destino è cieco e non lo sa,
e non c'è pietà, per chi non prega e si convincerà,
che non è solo una macchia scura,
il cielo...
Quante volte, avrei preso il volo,
ma le ali le ha bruciate già
la mia vanità, e la presenza di chi è andato già
rubandomi la libertà,
il cielo...
Quanti amori conquistano il cielo,
perle d'oro nell'immensità,
qualcuna cadrà,
qualcuna invece il tempo vincerà,
finché avrà abbastanza stelle, il cielo...
Quanta violenza sotto questo cielo,
un altro figlio nasce e non lo vuoi
[Pubblico] Amalo!
Gli spermatozoi, l'unica forza
tutto ciò che hai,
ma dimmi... Ma che uomo sei...

[Pubblico] Se non prendi un barattolo di vernice insieme a me
e ricominciamo a dipingere questo mondo grigio
questo mondo così stanco,
dell'amore che vuoi,
dell'amicizia che rincorri da sempre.
Dipingiamolo di noi,
di noi zerofolli,
di noi zeromatti,
a noi che basta un sorriso, una stretta di mano...

[Renato] E a me che basta dirvi... Vi amo!

Buonasera miei piccoli Crazy lettori! Stasera vorrei partire da Zero, con la meravigliosa canzone "Il Cielo".
Il Cielo... Quante rappresentazioni che ha ricevuto negli anni! Partendo da Aristarco, passando dai nove cieli di Dante, arrivando alle teorie di Copernico, sul piano scientifico non ha mai avuto problemi di noia. E nemmeno su quello filosofico: è stato manipolato come plastilina, moltiplicato, diviso, divinizzato, cotonizzato ("Mamma, guarda le nuvole, sembrano cotone!"), talassizzato ("Il cielo azzurro che si confonde col mare..."), colorato ("Azzuro come te, come il cielo e il mare, e giallo come luce del sole", cit. Modà), etc.
Quante volte al giorno usiamo il povero e maledetto cielo? "Oh cielo, mi sono fatta male...", "Non alzare gli occhi al cielo con me!", "Non ti ho chiesto mica il cielo!", "Gli è caduto un pezzo di cielo in testa!"  e così via... 
Se pensiamo che ora è dato per inesistente... Eh sì, il cielo non esiste, è un'illusione ottica dell'universo. Che sia dunque una metafora divina?
"Quante volte ho guardato al cielo"... Lassù, ci insegnano fin da piccoli, c'è qualcosa di magico. Chi dice ci sia il Paradiso, chi Dio in persona - ma è una persona Dio? Non divaghiamo -, chi gli angioletti, chi quella persona cara che è scomparsa da poco. Con qualunque accezione lo si veda, lassù c'è qualcosa di mutevole: s'arrabbia coi lampi, sorride col sole, singhiozza con la pioggia, si rabbuia con le nuvole. Non a caso per i Greci Zeus stava sulle nuvole!
Dunque in realtà cos'è il Cielo? Un cumulo di sogni umani? Metafora di libertà (cit. Zero)? Siamo noi, è il nostro destino, è Dio che ci comunica come fare a vivere? Maybe.
Vi è mai capitato di dire "Caspita, volevo fare questo ma piove..."? Significa che non era il momento di farlo! E i bellissimi tramonti, nei momenti più dolci? Pensate che bel Dio abbiamo, ci concilia anche il flirt! ;D
Scherzi a parte... "Quanti amori conquistano il cielo, perle d'oro nell'immensità, qualcuna cadrà, qualcuna invece il tempo vincerà, finché avrà abbastanza stelle, il cielo..." Rappresenta bene l'idea dell'amore che esso ci trasmette (o almeno ce prova). Affidare la propria storia alle stelle è un luogo comune che dura da tempi immemori, così come baciarsi al tramonto (/sotto le stelle/con la luna piena/etc.).
E la pioggia che cade quando si è tristi, confondendo lacrime e gocce, tristezza allo stato puro? Quanti anni di storia del cinema ricamata a fil di cotone nuvoloso sullo stesso pezzo di stoffa azzurra e cristallina!
E la neve cade da quel luogo tanto sacro, poi tu te butti sul cumulone e muovendo come un idiota le braccia e le gambe tipo esercizio di pilates fai... l'angelo! Quest'immagine si trasmette anche nella vita di tutti i giorni!
Torniamo sempre al sacro... "E non c'è pietà, per chi non prega e si convincerà, che non è solo una macchia scura, il cielo..."
Dunque cos'è il Cielo?
E' Dio, immenso, sine orizzonti? O è una creazione di Dio?
Illuminante è questa comparazione con la vita, del dott. Mattia Loy, Il Cielo metafora della Vita (ehe, in questo periodo le metafore della vita sono il mio chiodo fisso :D). Quindi è una gigantesca metafora?
E' un luogo che dovremmo ricominciare "a dipingere [...] dell'amore che vuoi, dell'amicizia che rincorri da sempre", come il mondo di Renato (o meglio, dei suoi Sorcini). E' un mondo che vede troppe cose brutte in parallelo a quelle belle ("Quanta violenza sotto questo cielo, un altro figlio nasce e non lo vuoi..."). E' uno specchio, che riflette la Terra a chi sta lassù.
E per voi? Cos'è il cielo? Scrivetemelo.
A questo punto, non posso che concludere con queste parole...

"A me che basta dirvi... Vi amo!"
Yours, Ivy

mercoledì 9 ottobre 2013

Vita - Il Ritorno

Salve gente!
Oggi vi propongo la versione integrale ed originale del "mitico" (inteso come leggendario) testo su Vita... Purtroppo per il concorso necessitava di tagli, ma mi sembra giusto proporvelo :D
Buona lettura!

Simo s’avvicina all’albero silenziosamente. Avvicina piano la manina scarna alla corteccia ruvida, la posa su un punto libero dalla resina appiccicaticcia e poggia la gemella su un frondoso ramo poco più su. Un passetto alla volta, accosta il petto all’arbusto, i piedi alle radici. A quel punto chiude gli occhi. E assapora la dolcezza di quell’abbraccio.
Da quando la maestra Verda ha raccontato la storia di Vita, apprezza ogni cosa del Bosco, e una volta al mese ripercorre il viaggio di quella che ormai è diventata la sua migliore amica.
Staccatosi dalla stretta vigorosa della pianta, prende un bastone caduto lì vicino – chiedendo scusa e assicurando che sarebbe stato solo un prestito – e s’incammina verso l’inizio del viaggio: le Montagne della Protezione.
Con agilità raggiunge il Ghiacciaio chiamato Padre. Si siede sul bordo, poggia i piedi accaldati nella frescura del Padre, chiude gli occhi e abbandona la testa all’indietro. Rimane per un po’ in questa posizione, fino a quando i suoi piedi cedono al freddo e diventano quasi blocchi di ghiaccio.
Scende, il bastone a sostenerlo, e racconta al Bosco il Percorso di Vita, a voce alta.
“In un giorno di caldo, quando il Sole – chiamato Felicità – lambiva Padre fino a farne sciogliere la superficie, nacquero tante piccole Gocce, abbastanza da formare un fiume che Madre Natura battezzò come Vita. Vita procedeva placido lungo il Versante dell’Infanzia, sorretto dalla Protezione di Monte, felice di tutte le cose che lo circondavano. Giunto al Crepaccio dell’Adolescenza, iniziò a corrodere Monte, a tentare di staccarsi da lui il più velocemente possibile; tuttavia, proprio quando raggiunse la Vallata della Maturità, Vita iniziò a pentirsi degli errori commessi (o almeno così pensa Simo)… Ma ormai era tardi per rimediare.”
Salta giù dalle ultime rocce, si ferma un attimo a bere dalla sua borraccia e mangia un po’ di carne essiccata. Dunque si rimette in marcia, la voce roca.
“Sfociando appieno nel Bosco Esistenza, senza più una guida, Vita iniziò a trovare le prime difficoltà. Sul suo Letto, Mente, iniziavano a comparire i primi ostacoli, rallentando il suo corso e riducendo drasticamente la sua corrente. Si aggrappò disperato alle Sponde Amiche, sfociò su di loro quel poco che bastava a non travolgerle. Loro lo sostennero, fino a che non corrose tutte le Preoccupazioni, lasciandole al Passato, che non avrebbe mai più ripercorso.
Nel frattempo le radici degli Alberi, Saggezza, lo attingevano per sopravvivere, cedendo in cambio parte di loro. I Fiori, Bellezza, avevano radici troppo corte per arrivarci, e appassivano subito.
E’ a questo punto che scoppiò Incendio. Odio, Rabbia, Stupidità bruciarono anni e anni di Saggezza e piombarono in Vita.” Simo si siede su un tronco mezzo bruciato. Immerge la mano nella cenere. Gli occhi gli diventano lucidi. “Vita però non cedette: combatteva, travolgeva, avviluppava acqua e terra, prese il sopravvento. Si sarebbe voluto fermare a piangere i danni, ma non c’era tempo. Bisognava andare avanti.
Scorrendo, Vita incontrò un altro Corso, Amore. I due, facendosi forza l’un l’altra, divennero un solo Fiume, che lasciò che il passato divenisse solamente un suo affluente, che l’alimentasse ma non fosse l’unica cosa importante al mondo.
Numerose foglie secche, Tempo, cadevano da Saggezza e si posavano sulla superficie trasparente. Piano piano la soffocarono; i raggi di Felicità, che un tempo aveva rischiarato Vita a tempo pieno, faticavano a giungere a destinazione. S’aggiunsero al tempo anche cumuli di Nuvole, Tristezza, facendo cadere Lacrime nel fiume, che s’ingrossò, divenendo più forte. E proprio quando Vita divenne forte e felice, gli amici l’abbandonarono. Di colpo precipitò in un burrone, come una cascata, Gelosia: le Sponde lo abbandonarono, picchiò al suolo formando tante onde spumeggianti, si ritrovò solo. Si estese su un terreno largo e profondo e, quando pensò che tutto fosse perduto, eccoli lì, nuovi amici, che lo presero per mano fino a raggiungere di nuovo la grandezza iniziale, lasciandosi alle spalle un grande Lago, Solitudine.
L’Emissario, più vigoroso del precedente Immissario, finalmente vide la destinazione. La Foce a Delta, Ignoto.” Simo si copre con una mano gli occhi, accecato dal Tramonto, Tranquillità. Questo è il pezzo di storia che preferisce, quello che rivive ogni sera, a prescindere da dov’è in quel momento. Abbassando il tono della voce, conclude: “Infine, Vita scomparve fra gli Isolotti, mentre nell’Alveo Figlio proseguì il suo tragitto, sfociando nel Mare, Futuro.” Simo alza gli occhi al cielo. Luna, con le figlie Stelle, Speranza. Simo le sorride sempre appena la vede, convinto che anche Vita faccia lo stesso, dal profondo dei suoi Isolotti. Perché dopotutto, il Buio, Disperazione, non vince mai.

Spero vi sia piaciuto... Quale avete preferito? Il primo o il secondo? Commentate!
Ivy

mercoledì 2 ottobre 2013

Encomio Speciale

Cari lettori, care lettrici, buonasera!
Today voglio condividere con voi un grande onore che mi è stato concesso dal Caffè Letterario La Luna e il Drago: in occasione del V Concorso Letterario La Luna e Il Drago a tema: "IL VIAGGIO METAFORA DELLA VITA - Viaggio tra i ricordi, nel tempo passato o in futuro immaginato, nella nostalgia di tempi lontani come nella realtà di ogni giorno in un percorso già fatto o ancora da fare tra incontri, esperienze, addii, arrivi e partenze. Viaggio visionario nel tempo e nello spazio alla ricerca di altre realtà ed altri mondi. Viaggio introspettivo in se stessi. Il viaggio in ogni sua forma senza limiti di tempo, di spazio e di fantasia.", mi è stato consegnato l'Encomio Speciale Giovani Penne d'Autore; inoltre il mio testo è stato inserito nell'Antologia "Il Viaggio Metafora Della Vita" a cura di Anna Montella (Libro). Infine, il Caffè ha realizzato un Video-Trailer per introdurre il mio racconto breve.
Ed ecco allora per voi il racconto, sperando che vi piaccia... Buona lettura!


In un giorno afoso  il Sole, Felicità, lambì il Ghiacciaio Padre, sui Monti Protezione, facendone sciogliere la superficie. Nacquero tante piccole gocce che formarono un Fiume, battezzato da Madre Natura col nome di Vita.
Vita iniziò a serpeggiare lungo il Versante Infanzia, sorretto da Protezione, felice di tutte le cose che lo circondavano. Al Crepaccio Adolescenza, però, cominciò a corrodere Monte, per staccarsi da lui il più velocemente possibile. Solo quando raggiunse la Vallata della Maturità iniziò a pentirsi degli errori commessi, ma era tardi per rimediare.
Sfociato nel Bosco Esistenza, senza più una guida, Vita iniziò a trovare altre difficoltà. In fondo a lui infatti, sul Letto detto Mente, ostacoli gravosi rallentavano il suo corso, riducendone drasticamente la corrente. Vita si aggrappò disperato alle Sponde Amiche, che lo sostennero fino a che non corrose tutte le Preoccupazioni, lasciandole al passato. Nel frattempo le radici degli Alberi, Saggezza, lo attingevano per sopravvivere, cedendo in cambio parte di loro. I Fiori, Bellezza, avevano radici troppo corte per arrivarci, e appassivano subito.
All’improvviso scoppiò Incendio: Odio, Rabbia, Stupidità bruciarono anni di Saggezza e piombarono dentro Vita, che però non cedette e spense le fiamme. Purtroppo non c’era tempo per soffrire, bisognava andare avanti.
Scorrendo, Vita incontrò un altro Corso, Amore. I due, facendosi forza l’un l’altra, divennero un solo Fiume, che lasciò che il passato divenisse solamente un suo affluente.
Numerose Foglie secche, Tempo, lasciarono Saggezza posandosi su Vita fino a soffocarlo; i raggi di Felicità, una volta sempre presenti, faticavano a raggiungerlo. S’aggiunsero cumuli di Nuvole, Tristezza, che fecero cadere Lacrime, ingrossandolo. Vita divenne più forte; ma, divenendo possente e felice, gli amici l’abbandonarono: cascò in un burrone formando una cascata, Gelosia, e picchiò al suolo con onde spumeggianti.
Si ritrovò solo, su un terreno largo e profondo. Eppure, quando tutto sembrò perduto, trovò nuovi amici che lo aiutarono a tornare quello di prima. Si lasciò alle spalle un grande Lago, Solitudine; l’Emissario, più vigoroso del precedente Immissario, finalmente arrivò a destinazione. La Foce a Delta, Ignoto.
Vita scomparve fra gli Isolotti, mentre nell’Alveo Figlio proseguì il suo tragitto, sfociando nel Mare, Futuro.
Vita continua ancora a guardare il cielo, e sorride alla Luna, Speranza, e alle figlie Stelle.
Perché il Buio, Morte, non vince mai.

Grazie di cuore.
Ivy

venerdì 28 giugno 2013

Welcome summer!

Buonassera vicini d'ombrellone o di scarponi da trekking!
Qui scrive Ivy, abbronzata (ora che il rossore è scemato) e pronta a partire di nuovo!
Ma tranquilli, almeno per un po' starò qui a farvi compagnia. O almeno a farla a quanti di voi non sono in vacanza, fuck the maltempo per intenderci. Ho letto che a Cortina sciano, perciò non so quanto sia estivo il mood generale. Ma basta piangere sulla pioggia caduta, rallegriamoci con un raccontino flash!


Il tramonto sul mare era la cosa più romantica che gli fosse venuta in mente. Eppure, nemmeno quello era bastato.... Accidenti!
Da cinque giorni, Riccardino - per la mamma Dino, per tutto il resto del mondo Ric - stava tentando un approccio amichevole con le nuove turiste russe approdate a Rimini per una vacanza rilassante. Ma non solo non capiva un accidenti di ciò che si dicevano, per di più non riusciva a conquistarle in alcun modo!
Tredici anni e tanta voglia di crescere, Ric faceva il bagnino e l'aiutante nel bagno di famiglia ("Bagno 152 - Da Rivabbella con ammore") ogni maledetta estate, e puntualmente la scuola di beach volley femminile "Fgichduvg Russja" spuntava in massa per godere dei suoi servigi. Ovviamente, beach volley femminile era sinonimo di ragazzette con fisici atletici e visetti graziosi. Ma parlassero almeno inglese, non chiedeva la luna!
Inoltre, ogni volta che sua madre lo coglieva con le mani nel sacco, o meglio nella sabbia, si beccava pure una sonora strigliata. "Il bagno 152 è da anni proprietà della famiglia Rivabbella... bla bla bla... Un po' di contegno davanti agli occhi di mamma tua... bla bla bla... Alla tua età dovresti giocare con le macchinine..." e così via. Perlomeno il padre lo sosteneva! Peccato che nemmeno lui sapesse il russo, anche perché le ragazzine avevano anche un'istruttrice niente male.
"Ricchardo" lo chiamò Aalina, la bionda dodicenne con la quale sedeva su una duna di sabbia dorata creata appositamente per l'occasione.
"Tell me" rispose lui, mimando la bocca. Cosa non si fa per amore!
"It's tarrdi" e indicò l'orologio al polso. In quel momento s'avvicinò Oktyabrina, la sorella dagli occhi verdi. Le mormorò qualcosa in russo, e Aalina salutò con la mano, ancheggiando.
Ric si stese, chiudendo gli occhi, gli avambracci sotto i capelli umidi.
"Anche stavolta è stato un flop, vero?" 
Si risollevò. Un ragazzo dal fisico atletico, gli occhi azzurri e un sorriso accecante come il sole s'accovacciò davanti a lui. Assieme facevano il bello e la bestia.
"Non me ne parlare, fratè. Sono tre anni che ce provo cò 'ste russe, me ne fosse annata bene una!"
"Innanzitutto, non far uscire l'accento romano", disse il fratello facendogli l'occhiolino, "già non ti capiscono se parli italiano! E poi basta russe, provaci con le italiane, come Caterina..." Così dicendo, gli indicò una ragazzina dai capelli scuri, seduta sui gradini dell'ingresso, un po' cicciotta ma con un visetto grazioso. Appena si sentì osservata, questa si girò, arrossendo come il tramonto.
"Non mi prendere in giro" replicò Ric "Sai benissimo che Cate è cotta di te. Se la guardi sviene!"
"Oh, beh, e chi non lo fa?" rise lui. Poi s'alzò e se ne andò.
 
Anche Ric si risollevò, spolverandosi di dosso i granelli. Vide Roberto, il fratello, che parlava con Oktyabrina. Ecco a cosa gli servivano i soldi! Corso di russo!
Mormorando un'imprecazione, si girò a guardare Caterina. Massì, non era tanto male...
S'avvicinò, le mani nelle tasche del costume a pantalone e le infradito che facevano "ciap ciap" sulla passerella in pietra. Si sedette accanto alla coetanea.
"Ciao, Caterina... Come va?"
"Hai finito con Aalina?" chiese lei, mentre tormentava il laccetto del bikini.
"C-come?" 
"Hai capito bene."
"Beh, è russa... Cosa vuoi che capisca io?" e rise.
Lei si girò di scatto. "Ah, è così? Allora che ti sei avvicinato a fare?"
Ric smise. Abbassò lo sguardo. "Scusami, non volevo essere scortese. Volevo solo fare due chiacchiere con te, tutto qui. Non volevo offenderti."
Caterina arrossì di nuovo. "Hai ragione. E' colpa mia, sono stata scortese. E' solo..."

"Solo?"
"Niente" disse lei. Mormorò un sommesso "Ciao", e scomparve correndo.


Due giorni dopo Ric stava ancora pensando a quel breve dialogo. Perché Caterina se l'era presa tanto? Erano cinque anni che lei e la sua famiglia - "amica fidata della famiglia Rivabbella" - affittavano un ombrellone al bagno 152. Eppure non s'era mai comportata così!
Guardando col binocolo verso la spiaggia, piena di bellezze russe, si chiese se Caterina non avesse ragione. Sospirò e tornò a guardare l'acqua. Ma... Quella ragazza... Si stava spingendo sempre più al largo... "Ma è Caterina!" urlò, gettando il binocolo a terra e saltando in acqua. Togliendosi la maglietta, nuotò come se non dovesse esserci domani. Raggiunse la ragazza, e...
"Ma tu nuoti!" le disse, mentre tentava di stare a galla nuotando a cagnolino.
"Certo!" rispose lei, tranquilla.
"Ma... Tu... M'avevi detto che non sapevi nuotare!"
"L'anno scorso!" rise lei, poi tornò seria. "Due anni fa ho fatto un corso di nuoto. Tuttavia... Speravo che tu t'offrissi di insegnarmi. Invece hai mandato Roberto!"

"Che cosa? Tu non eri cotta di lui?"
Caterina, affaticata dal nuotare controcorrente, avvampò. "Veramente, a me piaceva l'altro fratello..."
Riccardino la prese per mano e la issò sulle sue spalle, come se avesse dovuto salvarla. Appena toccarono il fondale, non le lasciò la mano, anzi: guardandola negli occhi, s'avvicinò, e...
"Caterina..."
"Si?"
"..."
"..."
"Ti posso offrire un gelato?"
"Certamente."
Mano nella mano, s'avviarono verso il bar vicino.

"Mariuuuccia, guarda! Oh Padre Pio, finalmente Dino s'è deciso a chiedere un gelato a Rina! Ma ci credi? Sono tre anni che tento di farglielo capire! Robbé, ma quando ti sistemi pure tu? C'è la sorella di Rina, Concetta, ch'è nu babbà!"
"A ma', non rompere!"

Spero d'avervi allietato la serata... Buonanotte!
Ivy

venerdì 12 ottobre 2012

Sfida: FOTOGRAFIE

Guten Abend! Wie geht's?
Oggi sono super international... :D
Grazie per le quasi 990 visualizzazioni... Per la 1000 grande festa! 
La parola di oggi, gentilmente offerta dalla dolce Angela, è FOTOGRAFIE. 
Beginnen wir!

Quante cose succedono in un attimo? Un sacco. Ma l'obiettivo di una macchina fotografica può congelare un solo attimo ed una sola cosa per volta, e per questo la foto sarà irripetibile: per quanti scatti si rifaranno, per quante prove si sprecheranno, per quante foto si scaricheranno, quell'attimo sarà unico. Indescrivibile.
Nella mia carriera ho immortalato numerosi attimi, innumerevoli momenti di vite altrui, belli, brutti, sfocati, nitidi, in bianco e nero o a colori. Uno più sacro dell'altro: uno scatto può dire più di un miliardo di parole, e queste possono cambiare di persona in persona.
La mia foto preferita la scattai a marzo, sulla costa di Pantelleria: un bambino, seduto su uno scoglio al tramonto, stava piangendo, il visino paffutello nascosto tra le manine ed i calzoni sporchi di sabbia. Accanto a lui, una donna sulla quarantina, non molto bella ma dai lineamenti morbidi, inginocchiata davanti al pargoletto gli tendeva un pupazzotto bagnato, senza un occhio né la coda.
Una persona estranea potrebbe pensare che il bimbo stesse  piangendo poiché il peluche s'era bagnato, un'altra poiché era rimasto senza occhio, un'altra senza coda; nessuna magari riuscirebbe ad azzeccare la vera ragione di quel pianto disperato. O magari l'azzeccherebbero tutti quanti al primo colpo, chi lo sa. Una foto esprime emozioni diverse in base a chi la vede. Mi ci sono voluti solo pochi secondi per capirlo, anni per tentare di far capire ciò che voglio - o devo - esprimere.
Dietro ogni fotografia c'è una storia: di generazioni in generazioni, quegli stessi tratti somatici sono stati tramandati di padre in figlio; quello stesso paesaggio è stato ammirato e/o criticato da centinaia di persone diverse in epoche diverse e con mentalità diverse; quell'edificio, quella statua, quello stesso oggetto è stato fotografato, analizzato, osservato da tutte le angolazioni possibili, da occhi di tutti i colori esistenti in natura, è stato toccato da centinaia di mani diverse, curate, mangiucchiate, smaltate, screpolate, tagliate, callose, ruvide, lisce, morbide...
Talvolta - molto spesso in verità - mi capita di gettare lo sguardo su una foto degli anni '70. Tre ragazze, del tutto diverse tra loro, sono in posa davanti ad un aeroporto. Tre ragazze accomunate solo dalla nuova moda del momento: la Minigonna, adorata dalle ragazze (e dai ragazzi!) ed odiata dai genitori e dalle nonne un pò "all'antica". La novità del momento, la trasgressione più in voga degli anni '70. 
La rivoluzione a quei tempi era quella; adesso la minigonna rimane, ma cambiano i modelli, i tessuti, i colori, le lunghezze.
In questo modo le fotografie diventano storia, testimonianza culturale, identità di gente diversa da noi, eppure così uguale nella sua diversità.
Una foto può cambiare il destino di una o più persone: se una moglie gelosa immortala "per caso" il marito mentre sosta al bar con l'amante, il destino di quelle due persone è irreparabilmente deviato.
Ed una foto scandisce il tempo: scattando una foto ad una meridiana, il tempo si ferma per sempre alla tal ora in quel tal giorno in quel tal posto. Il mondo continua, il tempo scorre, la foto resta.
Poi un giorno un uomo ed una donna si svegliano e, sapendo che quello sarà il dì più bello della loro vita, chiedono ad un fotografo di immortalare ogni secondo di quel giorno meraviglioso, e di congelare per sempre il loro SI, per rivederlo più e più volte, fino a stancarsi, fino a che quelle due lettere, gridate, sussurrate, sollevate, liberate, diverranno parte di loro, dei loro figli, dei loro nipoti. A loro volta, parte della storia.
Una foto può essere nuova, fresca di stampa, con l'inchiostro ancora fresco ed i contorni ben definiti; ma la migliore secondo me è la fotografia ingiallita, corrosa dal tempo, indistinta, strappata, macchiata dal caffé della mattina della maturità, dalla lacrima del primo fidanzato, dai baci dell'ultimo, screpolata dalle mille mani che l'hanno toccata, consumata dai mille sguardi che l'hanno fissata fino a farsi male, tentando di farsi del bene.
Una fotografia può raccontare di cose e di persone che non ci sono più, può raccontare di morte e distruzione, come può mostrare la venuta al mondo di una nuova creatura.
Un altro scatto che mi ha sempre colpito è quello che mostra la casa dove sono cresciute mia nonna e dopo di lei mia madre. Quel posto ora non c'é più, buttato giù dalla modernità e dall'innovazione. Ma la Casa è dentro di me, ed è immobile nell'immagine che tengo in mano ogni giorno, per non dimenticare il mio passato, ma per ricordare che il mio futuro dipende anche dall'abbattimento di un simbolo "antico" come la casa delle mie origini.
Ed è bello vedere le foto di un tempo, e poter dire "lì tutto è iniziato" o "in quel momento tutto è finito"...
Certamente, il formato digitale non dona più molte di queste sensazioni, ed i rullini sono diventati cimeli della II guerra mondiale, ma in una fotografia può esserci comunque il Tutto, come può esserci il Niente. Sta a noi deciderlo. Ed al fotografo.

Cosa ne pensate? Un bel monologo...
Andando contro i miei sani principi, vi annuncio che aprirò una pagina Facebook per rendervi più comodo seguire il blog. Have fun! ;D
Ivy