. . . All you life, you were only waiting for this moment to be Free . . . * Nulla enim culpa est in somnis.
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sabato 29 novembre 2014

Desiderare, volere, ottenere

Signori, Signore,
la vostra Ivy si fa di nuovo viva!
Tendente al vanto - per una
volta - con l'ometto della
mia vita 
Sono mancata per più di un mese, ne sono consapevole... Ogni giorno mi dicevo "Apri quel blog!", ma come capirete dal mio post ero troppo impegnata a fregarmene del mondo. D'ora in poi, sebbene sembri l'ennesima promessa da marinaio, proverò ad essere più presente.
Allora, NOTIZIONA: ho vinto l'ennesimo premio. (Anche questo perché me ne stavo fregando)
Ho fatto uno splendido viaggio con la mia Famiglia fino a Treviso, per prendere l'attestato di vincita della prima edizione del concorso Beautiful Mind - Dreams! E con esso, rullo di tamburi... La prima vincita in denaro! Spero che sia un punto di partenza per riuscire a fare di questa magnifica attività la mia ragione di vita, anche materialmente.
Vorrei postarvi anche il testo, ma accettando la partecipazione al concorso ho ceduto tutti i miei diritti d'autore. Mi spiace! Se ci sarà un modo per farvelo leggere, ve lo comunicherò.
Intanto accettate una piccola foto ed il post odierno.
Have a good life!

Ivy


Le cose accadono quando smetti di volerle.
Ci vuole un po’ per capirlo, ma una volta capito diviene il mantra fondamentale della vita di una persona.
Come quando perdi una cosa alla quale tenevi tantissimo - e non parlo della canzone Let Her Go, seppur starebbe bene come esempio paradigmatico. 
Ma più di quando perdi, non so, un anello: piangi, ti disperi, imprechi contro il mondo intero, sei nervosa, ti guardi attorno febbrilmente convinta che HA!, sarà proprio nell’angolino che non hai preso in considerazione, quello stesso angolino nel quale non arriva nemmeno il piumino Swiffer. E dopo tre mesi passi alla rassegnazione più totale, ogni tanto lo citi come i nonnetti quando parlano della guerra, “Ti ricordi quel bell'anello, si, si, quello dorato, con le striature argentate… Com’era bello!”, e PUFF!. L’anello ricompare. E la tua gioia è tale che dici a tutti quanti “Hei, ho ritrovato il mio anello, quello perduto! Brindiamo assieme!”. (I più freschi di catechismo leggeranno tra le righe la parabola della pecora smarrita: beh, il povero Luca trascrivendo le parole di Gesù ci aveva azzeccato, l’uomo fa davvero così quando ritrova qualcosa.)
O per citare un altro caso, quando a scuola c’è una verifica importante. Diamine, se è di matematica, e la matematica ti piace, passi tutto il pomeriggio a far esercizi! Peccato che quella verifica, per la legge della non-volontà, ti andrà da schifo. Al contrario, se il giorno prima hai fatto baldoria e hai svolto sì e no un esercizio, e per di più hai deciso che non te ne frega un cappero salato della matematica, come per magia la τΰχη – pardon, la sorte – ti farà avere un 9 da incorniciare.
Oppure quel maglioncino rosso, quello che volevi per la festa di Capodanno! Quello che hai cercato in lungo ed in largo, perché sai che quest’anno il rosso non andava di moda, però a Capodanno ci starebbe divinamente! Peccato che tu li abbia trovati solo con renne, nonnetti con barba e cappello o pupazzi di neve simili a Olaf di Frozen. Finalmente, quando hai trovato un maglioncino semplice, stupendo, costa un po’ troppo ma chi se ne frega, finalmente lo hai trovato!, lo compri, e… Il giorno della festa fai l’ultimo giretto dell’anno per negozi, scopri una piccola boutique che non avevi notato, e ha ben cinque versioni del maglioncino che tanto desideravi. Che per di più costano tutte meno del tuo straccetto.
Vogliamo aggiungere la beffa? Aggiungiamola.
Perché in tutti i miei esempi ho sempre raccontato gli antefatti ed i fatti. Ma ciò che succede dopo?
Eh si, perché una volta che hai ritrovato il tuo anello, lo vorrai sfoggiare. Una volta che hai preso 9, vorrai prenderlo anche la volta successiva. Una volta che hai comprato il tuo maglioncino rosso, vorrai che tutte le tue amiche lo notino e lo apprezzino.
Lo faranno? Lo noteranno? Lo avrai?
No.
Perché?
Perché lo desideri. Ragazzi miei, è questa la fregatura della vita: che se è vero che bisogna tenere alle cose per ottenerle, è anche vero che più te ne freghi, meglio escono.
Perché se inizi a tenere ad una cosa diventi un mostro. Geloso, possessivo, pretenzioso, fuori di senno. La Pazzia dell’Orlando Furioso impersonificata.
Il vero male del mondo è il voler sempre di più (Tutti cercando il van, cfr. OF XII 12, per citare di nuovo l’Ariosto).

Ancora nessuno mi ha interrotta?!? Che strano! Non avete imparato a conoscermi?
Si, mi sto contraddicendo alla grande. Ho sempre detto che nella vita se non si punta in alto non si è nessuno, che l’importante è sempre essere i migliori, che basta crederci e le belle cose arrivano.
Eppure io stessa ho notato che appena desidero una cosa questa scompare.
Potrei modificare il proverbio in “nella vita, come in amor, vince chi fugge”.

Eppure. Eppure.
Come si fugge da ciò che più si brama? È così semplice?
E così come mi sono contraddetta, per assurdo mi ri-contraddico.
Non si può non desiderare la vita. Non si può non comprare il maglioncino rosso perché ce ne sarà uno migliore in un altro negozietto. Non si può non cercare l’anello, solo perché sarà di certo nel luogo dove non guarderò. Non si può non studiare, perché non studiando prenderò 9.
La vita sarà una fregatura, ma se non si colgono i fiori quando sono colorati, se non si sale sul treno quando è fermo, se non si fa il bagno quando si ha a disposizione il mare, la vita solo rimane tale.
Invece dobbiamo lottare coi pugni e coi denti contro noi stessi, e far uscire sempre un sorriso sulle nostre labbra. Dire “Eh, vabbè, c’est la vie” quando succede qualcosa di brutto, perché dietro l’angolo c’è qualcosa che ci aspetta. Quando meno ce lo aspettiamo.
Questa pappardella a cosa è servita? Spero a qualcosa.
Non desiderate le cose. Prendetevele. Con leggerezza.


PS: 10MILA VISUALIZZAZIONI?!? GRAZIE GRAZIE GRAZIE DI CUOREEE <3

lunedì 29 settembre 2014

Mi scappa un'idea: il Valore delle cose

Cari i miei signori, buonasssera!

Come va? Spero stiate bene. Mi piace immaginarvi mentre leggete la posta, sul divano con lo smartphone in mano e gli occhiali sul naso, e ops!, compare la mail di Blogger che v'annuncia che la vostra CARISSIMA Ivy ha scritto un'altra cazz... OH, niente parolacce, stupidata delle sue.
Allora la guardate direttamente da lì, oppure - opzione per i più affezionati - entrate sul blog, per donare la vostra visualizzazione alla GIUSTISSIMA CAUSA che porto avanti: il mio egoistico diletto nel vedere che il mio blog vi piace.
Almeno, spero sia così. Se così non fosse, fareste parte della categoria di lettori che non solo legge l'aggiornamento direttamente dalla mail, ma una volta letto dice "bom, ottimo" e chiude la suddetta senza pensare che alla sottoscritta - un po' cretina forse - un commentino farebbe piacere. Anche per insultarmi, sarebbe qualcosa di diverso, una critica costruttiva (o un modo per iniziare una bella rissa online... Scherzi a parte. Vi verrei a cercare fino a casa.)
Coooooomunque. Torniamo alle cose (poco) serie. Anzi, iniziamo con esse, visto che in 30 righe ancora non mi sono degnata di iniziare codesto cavolo di post.
Tutto... (tutto che?, direte voi. Siete peggio dei lettori di Pinocchio. Pazienza, su!)
Tutto ebbe inizio una soleggiata mattinata di settembre. Tre amiche pazientavano che il professore la finisse di blaterare roba contorta e le lasciasse uscire, verso quel cielo limpido che fissavano languidamente da... Circa 44 minuti (aveva fatto un minuto di ritardo).
Scrivendo chine come monaci amanuensi gli ultimi 5 minuti di pseudo-lezione, nei quali aveva deciso che era troppo divertente torturare gli studenti per rinunciarvicisi anche quel giorno, finalmente le loro mani gettarono le penne come si può gettare la spugna, non appena captarono il dolce e soave suono del campanello di fine dì.
Zaini in spalla (due, perché la terza si ostinava ad usare borse extralarge), le tre moschettiere partivano alla volta del fast food più vicino; nel quale, una volta sedute ed una volta ordinato il loro lauto pasto (sgomitando ed imprecando contro la nonnetta tedesca che viene in Italia senza sapere un fico della lingua italiana e che blocca la fila perché non si sa esprimere), iniziarono a parlare di problemi di cuore e varie ed eventuali.
Finito lo pseudo-cibo - davvero doveva importar loro cosa avevano mangiato? Era buono, punto - si accomodarono su una panchina, e discorrevano di giovanil argomenti, lasciandosi nel frattempo bagnare dal sole (cit. Noemi©). Dopodiché baci, baci, bus e casuccia bella.
Cosa avete capito di tutto ciò? NULLA. Ivy non è impazzita, state tranquilli (cioé, potremmo parlarne, ma in questo post ho post-o troppe parentesi, basta così). (Notate il gioco di parole post/posto! Io lo trovo geniale).
Detto ciò, dicevo, posso giungere alla seconda parte di questo pseudo-testo (la parola del giorno è PSEUDO! Applauso *clap clap clap*). Giunte a casa le tre avevano prontamente aperto Whatsapp, non sia mai che si perdano quanti pezzi di pasta stava mangiando l'amica in quel frangente. Ritornando sullo splendido pomeriggio di cazzegg... Di nullafacenza, affermavano che "è stato bello", "da rifare" e, cosa che fece scattare il DINNNG tipo orribile notifica dell'Iphone nella testa di colei che sta scrivendo adesso (aka Ivy aka Io), "non da fare tutti i giorni, sennò poi diventa un'abitudine, mentre le cose belle devono essere gustate e desiderate".
Ed ecco il punto! Lo so, l'ho presa larga, ma dovevate cogliere gli step, dovevate avere la pelle d'oca.
Il valore delle cose.
Stavate aspettando questo momento da quando avete letto il titolo del post, eh? Sempre che l'abbiate letto. A me per dire piace inoltrarmi nella giungla delle parole, e poi vedere in che territorio sono. (Leggo di getto - non leggo il titolo).
Il Valore delle cose. Lo metto maiuscolo cavoli, perché oggi mi sento ribelle, e se i filosofi possono mettere Bene, Virtù, Acqua, Fuoco, Arché o chessoio maiuscole, io posso sottolineare il valore della parola Valore con una super V (ma che non sta per vendetta).
Si beh, mi stavo lavando i capelli e, con la testa sotto l'acqua, non avevo modo di bloccare il flusso di pensieri che scorreva assieme all'H2O nella e sulla mia capoccia dura. E ho avuto la rivelazione: cosa scrivere sull'argomento Valore delle cose! Perciò ho finito in fretta e furia e ho scritto all'amica della citazione (come potete vedere dalla STUPENDA immagine/screen): MI SCAPPA UN'IDEA! E dovevo bloccarla, metterla su carta, o meglio online.
Only miss the sun when it starts to snow/ Only know your love when you let her go cantava Passenger. Si capisce il Valore delle cose solo quando si perdono, o comunque si stanno per perdere. O quando non sono scontate, vengono dal cuore, o da una sorpresa, che sia del destino o del superenalotto.
Un abbraccio della mamma mentre stai studiando.
Il papà che ripara i tuoi danni con l'Attack.
Il fratellino che entra in camera tua con la musica tamarra apppallla, ma che almeno t'ha pensato per ballare assieme.
Lo sconosciuto che ti sorride per strada quando hai fatto una gaffe, o l'autista dell'autobus che vedendoti arrivare correndo t'aspetta per qualche secondo, per poi esclamare "Respira!".
L'amica che ti scrive il buongiorno e la buonanotte, che s'interessa a ciò che fai, che anche se hai mangiato pasta al pomodoro - niente di più banale alla fin fine - scrive "Buona!" e mette un cuore rosso.
Piccole cose da condividere col mondo, per renderlo migliore e rallegrare la giornata a qualcuno.
E a me è venuto spontaneo condividere questo pensiero, che fa molto da Facebook in realtà, con voi, che ormai siete un po' miei amici. E questo non è da Facebook.
Per concludere quest'accozzaglia di pensieri senza senso ma con un file rouge che li collega, vorrei salutare le due moschettiere (Sarah e Anna) che m'hanno ispirato il modo per non aprire subito il quaderno di filosofia. CIAO!
[Prof, spero che le capiti di leggere questo post e che abbia pietà di me. Sono troppo filosofa per studiare filosofia: la filosofia si pratica, non si legge.]

Buoanotte, bacioni!
La vostra Ivy, un po' fusa forse ma sempre #strong

sabato 15 marzo 2014

Riflessioni sul mondo di una Ragazza

Si chiamava Kore.
Kore era una ragazzina taciturna, ma molto intelligente. Era figlia di una grecista sopra le righe, che durante una festa di battesimo aveva rimorchiato un poveraccio più giovane di lei. Una specie di Porosa e Penia. Sottinteso, Kore non sapeva nulla di chi quell'uomo fosse. E nemmeno la madre, o almeno così credeva.
Madre che mancava nettamente d'immaginazione, tanto da chiamarla "Ragazza". Nome tanto strampalato quanto difficile da far capire: quando dovette farsi l'abbonamento per l'autobus beccò una vecchia mezza sorda, che scrisse il suo nome in 30 varianti e le fece spendere il triplo.
Ovviamente la madre se la prese con lei.
Kore si riteneva la regina delle scuse. Non per uscire da scuola prima o mollare il ragazzo, no; scuse più serie. Scuse per vivere.
Innanzitutto il ragazzo non ce l'aveva mai avuto. Un po' perché snobbava la metà del genere maschile, un po' perché l'altra metà la snobbava. E anche quando ne aveva la possibilità, tirava fuori le sue care amiche scuse.
Scuse che usava anche per le feste, quando i cugini "No" e  "Non ho voglia" erano occupati o non bastavano.
E quando doveva fare qualcosa di importante, di grande: due minuti prima era al massimo dell'esaltazione, due minuti dopo puff, felicità svanita. Non sapeva nemmeno lei per quale motivo: cadeva in uno stato di depressione mista a sonno, una sorta di catalessi fulminante. Già s'immaginava la scena, si vedeva lì, vestita bene, sorridente, divertita, e al contempo sentiva le sue labbra - nella realtà mica tanto divertite - soffiar fuori un "no grazie" a metà tra il sommesso, l'annoiato e lo scocciato. E poi provava quella lieve pressione all'altezza del petto, quel vago rimpianto... Fino a che non spiaccicava sul suo volto un sorriso, e si piazzava in fronte il cartello "Va tutto bene, domani è un altro bellissimo giorno".
A volte sentiva persino una necessità intrinseca di essere al centro dell'attenzione. Voleva essere pregata. "Dai Kore, fai questo, fai quello, vieni con noi", non che nessuno non la pregasse, anzi. Ma non abbastanza. Non la pregavano; la invitavano ad eventi quasi per dovere, per circostanza. Come per dire "Non sei fondamentale, con te o senza di te si va comunque".  Riteneva che fosse un'orribile abitudine mondiale, quella del trovare sempre qualcosa o qualcuno in tua sostituzione. Usare le sue amate scuse in modo così futile. O forse accadeva solo a lei, ma per consolarsi s'illudeva fosse vizio comune e diffuso.
Un'altra cosa che odiava era quando smascheravano le sue intenzioni. Quando voleva farsi pregare e qualcuno le chiedeva "Ma ti vuoi far pregare?" È ovvio che è così cerebroleso! Ma tu non lo devi far notare!
Era convinta che il mondo si reggesse su cose non dette e cose da non dire. Una volta che tutte quelle cose verranno allo scoperto il mondo imploderà, pensava al parco, vedendo due amiche che litigavano su chi delle due fosse più bella. Era sottinteso che entrambe pensassero di essere le più belle, ma un rapporto di amicizia era basato per il 50% su verità e per il 50% su menzogne, malgrado molti moralisti tentassero di diffondere una teoria opposta. Ed era sottinteso che squilibrare l'amicizia con troppa sincerità avrebbe portato ad un crollo improvviso. Colpa della natura puramente ipocrita del mondo.
Nasciamo veri. Poi sta a noi decidere se morire bugiardi o uccisi dai bugiardi.
Le faceva ridere il fatto che persino la celebre Bocca della Verità, con un nome così altisonante, in origine non fosse altro che un tombino dell'antica Roma. Anche quella una menzogna.
Il caro vecchio Platone aveva ragione: la verità non si raggiunge mai. E anche Socrate (che guarda caso è scritto proprio dallo stesso Platone), quando diceva che la verità non può essere una sola: c'è la mia, c'è la tua, c'è la sua. Mischiate possiamo arrivare ad una verità a noi comune. Ma di certo non sarà condivisa da tutti. Insomma, la verità non esiste, punto.
Kore camminava per strada tentando di comprendere le persone. Era laureata in riconoscimento di sorrisi finti, dietro ai quali ci stavano stress, pene d'amore, bugie, sofferenze, incomprensioni. Se, come diceva Platone, "La filosofia è anche riconoscere che siamo feriti fin dalla nascita" (vedi l'ombelico), lei era una filosofa incompresa. Ironia della sorte, gli altri non lo erano. Alla fine lei riconosceva tutti, ma nessuno lei.
Al contrario della madre amava la moda. Le piaceva travestirsi, diventare un giorno una punk, un giorno una brava ragazza, un giorno una manager. I travestimenti, diceva a chi apprezzava il suo stile - ovvero il non avere stile -, aiutano l'anima. Una camicia fa cambiare l'umore più velocemente della sindrome premestruale. E aiutano a nascondersi, proprio come un sorriso. Ma quest'ultima affermazione la teneva per sé.
Amava imparare. Pensava che l'apprendi mento fosse fondamentale, ma fosse inutile far apprendere cose che non piacevano - o tentare di far piacere cose da apprendere. Ognuno ha un destino segnato, perché perdere tempo a tentare di deviarlo in tutti i modi?
E credeva che per rendere il destino migliore bisognava migliorare quello altrui. Occhio per occhio, dente per dente: prima o poi sarebbe (forse, si spera) toccato a lei.
Quindi sorrideva a tutti.  Soprattutto a chi aveva un sorriso finto incollato al posto della bocca, per veder emergere quello vero.
E faceva "Buone Azioni". Passava i compiti, aiutava, veniva incontro. Chissenefrega se poi nessuno l'aiutava, lei aveva la coscienza pulita.
Era altresì convinta di stare sprecando inutilmente il suo tempo. Che mentre stava ragionando avrebbe potuto fare qualcosa di produttivo. Che se avesse scritto tutte le sue riflessioni magari avrebbe guadagnato tanto denaro da poter vivere di rendita, invece di gettarle al vento come carta straccia.
E che Ligabue e Petrarca avevano scritto le sorti dell'essere umano medio concentrate in una frase. Il primo con "Il meglio deve ancora venire"; il secondo, quasi in antitesi, con "Et viaggio 'l meglio, et al peggior m'appiglio".

sabato 8 marzo 2014

Le feste "comandate": Viva le Donne!

Buon pomeriggio! Oggi il tema mi sembra d'obbligo...

Passeggiando per le vie della città, oggi non si possono non notare le tonnellate di mimose - puzzolenti, diciamocelo, bellissime ma puzzolenti - che hanno invaso la città.
Simbolo per alcuni di sensibilità, ovvero ricordare le donne uccise in quella fabbrica quel lontano 8 marzo, per altri di discriminazione tra uomo e donna.
Ma come possiamo non notare le differenze tra uomini e donne? Anni ed anni di civiltà umana si basa su questo!
E come possiamo definirla una "festa commerciale" - che orrore questa definizione, suona così falsa... Un po' come i discorsi su San Valentino.
È così terribile occupare una giornata, altrimenti monotona come tutte le altre, per valorizzare le donne, l'amore? O la mamma, il papà, i nonni... Diamine, allora anche la Giornata della Memoria è sbagliata, perché aumentano i "pellegrinaggi" ad Auschwitz, Bergen-Belsen, Mauthausen e tutti gli altri luoghi degli orrori!
Perché dovrebbe essere giusto ricordare solo gli eventi tristi? E poi, in fondo, anche la festa della donna si basa su uno sterminio. Le donne hanno forse meno valore dei perseguitati dai nazisti? Io non direi; anzi, tante perseguitate erano donne. Perché allora ricordarle tutte l'8 marzo è scorretto?
A questo punto ci sarà di certo lo scassa..  che dirà: "Allora perché si comprano le mimose?"
Ma è un simbolo, tesoro mio! È un gesto di affetto e rispetto, un simbolo di ricordo del tuo valore in quanto donna! Anzi, trovo scorretto che non ci sia la festa degli uomini... Magari le donne dovrebbero comprare dei boxer nuovi! (OK scusate, mi sono lasciata trasportare...)
Signori miei, adesso, a prescindere da quanto apprezziate questa ricorrenza... Non ditemi che quando vi fanno un regalo - un bel regalo, ovviamente - voi non siete inclini al sorriso ebete da oddio-è-stupendo-grazie! C'è così tanta gioia nel fare un regalo, e così tanta nel riceverlo!
Così anche per le mimose... O i cioccolatini a San Valentino, la cravatta il giorno del papà, il cuore di peluche il giorno della mamma, il grembiule nuovo il giorno della nonna.
Ogni ricorrenza ha un suo simbolo, che può essere commerciale o meno, ma indica una valorizzazione della persona festeggiata in quel giorno - che tristezza è un compleanno senza regali? Come spiegare ad un bambino che la torta è stata dimenticata dal pasticcere, e lo striscione 'AUGURI' in soffitta?
E a tutti coloro che invece dicono "Bisogna valorizzarli tutti i giorni, non una volta l'anno" rispondo: quante volte al giorno vi staccate dal vostro smartphone e date un bacio alla nonna, portandola a fare un giro? Quante volte uscite prima dall'ufficio e preparate un dolce per il/la vostro/a compagno/a? Quante volte portate un regalo alla vostra mamma o al vostro papà, perché vi hanno messo al mondo? E quante volte vi fermate durante la giornata, a riflettere sul loro valore, su come vivreste senza di loro, a come vi hanno insegnato a vivere, giorno dopo giorno?
La festa della donna è solo un promemoria. Ma un promemoria necessario.
Buona festa sorelle, divertitevi :*
Ivy

sabato 17 agosto 2013

Signora

Salve gente! Oggi faccio un bel regalo di compleanno, con tanto di riflessione filosofica...


AUGURI MILLY!

Quando stamane mi sono apprestata a farle gli auguri, m'è venuto spontaneo dirle (in modo amichevole, ovvio!) "Auguri signora!". Lei m'ha risposto: "Magari fossi ancora bimba!"
Bimba? BIMBA??? 
Eh no, cara mia! 
Ragionate con me (sebbene a chi mi conosce sembrerà strano che io ragioni... ;D): un tempo come si chiamavano i nobili? 'Mia Signora', 'Vossignoria', ed ancora oggi il termine 'signore/a' si usa per esprimere rispetto. Questo non perché il soggetto in questione è vecchio - o meglio, attempato -, ma perché ogni persona è degna di essere elevata al livello di un nobile! Quando una persona viene chiamata 'bimba', 'piccola' etc, automaticamente viene messa in una situazione di inferiorità, di protezione, come se non fosse capace di fare nulla da sola, come se necessitasse di un'adulto che la sostenga!
In effetti, a mio parere, un fidanzato non dovrebbe eccedere con i nomignoli d'inferiorità (come il già citato 'piccola'). Una donna si vuole sentire speciale, giusto? E non è raro che una donna voglia emancipazione, indipendenza, importanza. Chiamandola 'piccola' automaticamente la si mette sotto una campana di vetro, in una condizione di protezione simile a quella padre-figlia! Dubito che una ragazza, dopo anni ed anni di 'subordinazione' al padre, vogliano trovarne un altro, no?
Ciò non toglie, però, che le donne sono di per sé delle eterne bambine. Sebbene si cresca, appena una donna vede una bambola con le guanciotte rosse e un vestitino a balze, gli occhi inizieranno a brillarle, le mani non resisteranno e toccheranno il morbido pizzo sull'orlo dell'abito, il naso scomparirà tra i biondi ricci profumati di vaniglia.
Che dire poi dei quaderni di scuola? Le dita che passano sulle parole impresse dall'inchiostro, l'odore della carta ormai ingiallita, la copertina personalizzata e le pagine ancora da scrivere!
A questo punto un uomo si ritroverà confuso (tanto per cambiare): se la chiamo signora non si deve offendere ma s'offende, se la chiamo bambina non s'offende ma si deve offendere, che diamine devo fare?
La sapete una cosa? Non lo so nemmeno io! 
Cambia da donna a donna, credo. Siamo donne, oltre alle gambe c'è di più. E siamo parecchio strane. Ma credo che a prescindere da come la chiamiate, dovete trattarla sempre come una piccola signora. O una grande bambina.
Auguri Milly, piccola Signora e grande amica.
Ivy :* 

domenica 31 marzo 2013

Vivi!

Hei, tu donna! Si, dico a te, sulla panchina, grondante di sudore. Vieni qui. Ehi, non aver paura, sono solo uno stupido barbone che cerca compagnia, non ho secondi fini. Ok, ho capito. Posso sedermi qui con te? Grazie.
Perché fai sport? Per dimagrire? Ma sei già magra. Per tenere la linea? Ma lasciala andare. Dimmi, hai mai riflettuto sulla caducità della vita? La caducità. L'essere destinato a finire, a concludersi. Perché se la vita è così breve la passi a far diete? Si, certo, un pò di sport fa bene. Ma a vederti mi sembra che tu ecceda. Oh, non sei brutta, non dire così, né men che meno grassa. Tu ti vedi grassa, ma non lo sei, è questo il segreto. Ti senti grassa solo perché non pesi 20 kg? Non ti sto dicendo di essere obesa, ti sto solo dicendo che è la società in cui vivi che ti fa sembrare grassa. Non lo sei veramente, anzi: se tu vivessi ai tempi di Enrico VIII verresti considerata o malata o un rifiuto della società: più si era ricchi infatti, più le forme del corpo s'allargavano. Quindi se hai un pò di pancia non pensare di essere una balena!
Ma prendimi a braccetto, sono un povero vecchio... Facciamo due passi.
Sono curioso... Dimmi, sei mamma? No. Ma sei stata bambina. Oggi è Pasqua... Che progetti hai? Oh, la mamma e il papà, si va sempre dai genitori. La Messa, certo. Oggi è risorto Nostro Signore. Ma non hai nemmeno accennato alle uova... Come? Non ne mangi? Niente cioccolata? Male. Invece di correre da sola, con uno stupido mp3 attaccato alle orecchie, vai
 in un supermercato, comprati un uovo di cioccolato e invita due amiche a casa. Vi fate due risate e mangiate allegramente.
E il ragazzo, ce l'hai? L'uomo giusto? Ahahah, oh, attenta, una radice sporgente. L'uomo giusto non esiste cara. La perfezione non esiste. Alla fine t'innamorerai dell'uomo che meno t'andava a genio, della persona che mai avresti pensato accanto a te. Il vero amore è quello che ti fa ridere, che ti fa star bene, che ti fa battere il cuore. Non l'uomo più bello che tu abbia mai visto, né quello più ricco, famoso, elegante. E' quello col quale ti senti sempre a casa. Quello con cui basta uno sguardo per sognare l'altare ed i bimbi attorno. Quello che vedi al tuo fianco quando avrai le mani rugose, la pelle diafana e i capelli color neve sporca. Sono troppo romantico? Forse. Ma 'nulla enim culpa est in somnis', tesoro mio. Chi sogna non commette colpe. E il mondo non è tanto brutto come sembra.
Prima hai accennato alla Messa: credi in Dio? Sei praticante? Con praticante intendo andare a Messa, se non tutte le domeniche, almeno una volta ogni tanto. Solo a Natale e a Pasqua? Ah, sei stanca la mattina. E il sabato sera? Sei in discoteca. E dimmi, se Dio fosse stanco di passare da te? Non t'offenderesti? Te lo dico io: si. Come ha detto qualche giorno fa Papa Francesco: "il Signore mai si stanca di perdonare! Siamo noi che ci stanchiamo di chiedere perdono!" Credi, e la vita sarà più bella... L'amore di Dio è gratuito, accoglilo nella tua vita, non cercare vie scientifiche per identificare l'amore di Dio. 
Col lavoro come sei messa? Oh, c'avrei scommesso. Lavori, lavori, lavori. Pensi a te stessa in che modo? Oh, l'estetista. Ma certo, la discoteca, il bagno caldo, lo champagne, lo shopping... Ma fermati. Senti? Come cosa? Il Silenzio. Prendi un telo, un libro e stenditi qui. Con la cioccolata, ovvio. Guarda i bimbi che giocano, senti le loro risa. Osserva gli uccellini sull'albero, prendi un blocco da disegno e immortala l'albero, prendi la macchina fotografica e vai al mare, ascolta le onde e scatta la sabbia, mettiti un costume e fai il bagno, sali su una montagna e respira l'aria fresca e pura, spegni il cellulare ed accendi la radio, indossa vestiti colorati e vai in mezzo alla gente col sorriso.
La vita è bella, la vita è una. Goditela fino in fondo!
Grazie cara, lasciami qui. Soldi? E che me ne faccio? Oh, io i soldi li ho cara mia. Li utilizzo per comprarmi un panino al giorno. Potrei comprarmi anche una casa. Ma perché? La natura è la casa migliore che ho.

Utilizzali per comprare un'uovo, il resto dallo alla Chiesa. Vivi!

Buona Pasqua a tutti, che Dio vi benedica.
Ivy


martedì 19 febbraio 2013

Il maledetto: chi "ce la fa"

Disegno Presentatore televisivo pitturato su IvyVazQualche giorno fa mi sono imbattuta per caso in questo articolo, scritto da Pierluigi Sacco (economista dell'arte): La maledizione del vincitore.Lo stesso concetto esprimeva qualche ora dopo Filippo II in Alexander, solo che riferito agli Dei. Ma gli Italiani non stanno forse all'Italia come gli Dei stavano all'Olimpo?Già da un pò di tempo riflettevo a mia volta su questo concetto, l'odio verso le persone che "ce la fanno", che non rimangono sconosciute, che desiderano diventare qualcuno nella vita. E di conseguenza lo scopo della nostra esistenza.E' colpa degli invidiosi? E' colpa di chi fa successo? Decretate voi quale sia la causa. Io dirò la mia - o meglio, la scriverò.Io credo che nella vita lo scopo recondito di ognuno sia diventare un personaggio pubblico, riconosciuto: perché viviamo in una società che si basa sulla comunicazione, sulla televisione, sui mass media e sulla pubblicità: non a caso numerosi bambini dicono alla maestra "Da grande voglio fare la ballerina/il calciatore/il cantante/l'attrice" e chi più ne ha, più ne metta. Ma perché? Perché si guadagna tanto? No, questo i bimbi non lo sanno. Perché si parla di te. Si parla male, si parla in modo giudizioso, si parla bene, ma SI PARLA. E' questo ciò che per anni l'animo umano ha voluto: divenire qualcuno, essere ricordato.
Io dico sempre che se nella vita non diverrai qualcuno, non vivi. Che nasci a fare? Per venire dimenticato? Allora è inutile. Il successo sta alla base di tutto. Allora come mai i sognatori, che volevano divenire attrice, cantante, calciatore, ballerina, poi divengono altro?Perché servono anche muratori, elettricisti, idraulici, direte voi. Ebbene, vi do ragione. Però non potrebbero aver smesso di lottare per quegli stessi sogni che una volta li portavano avanti? Non potrebbero aver mollato quei loro idoli, perché convinti che "prima o poi si cresce"? O peggio ancora, il fulcro di questo mio post: qualcuno potrebbe aver tranciato loro le ali, chiuso i loro cassetti, cambiato le loro fragili idee? Gianni Morandi diceva "Se sei a terra non strisciare mai/ ti diranno sei finito, non ci credere/ devi contare solo su di te/ uno su mille ce la fa/ ma quanto è dura la salita"... Che si riferisse proprio a ciò? Parlando tanto di crisi, non stanno forse tentando di metterci... in crisi? Le abbiamo davvero provate tutte per divenire "famosi" nel nostro ambito?
Ma torniamo in carreggiata: supponiamo che su 25 alunni di una classe almeno uno divenga famoso. Divenga... Ballerino. Famoso ovunque. Gli altri 24, gelosi, vorranno avere un pò di celebrità: chiameranno il nostro Billy Elliot e gli diranno "Ciao, ti ricordi di me? Sono il tuo amico delle elementari... Quello che per finta diceva che eri grasso! Mi manderesti due autografi... O ancor meglio, mi faresti salire sul palco?" Billy (ormai l'ho battezzato così) potrebbe dire "no, non si può per regolamento"... E lì scatterebbe il putiferio. L'invidia prenderebbe piede: il compagno andrebbe nel salottino di Barbara d'Urso a raccontare che il suddetto Billy era grasso alle elementari, e che... Boh, che picchiava tutti i bimbi, che alle superiori si drogava, che gli aveva rubato la ragazza, qualunque cosa - vera o presunta - che potesse screditare il ballerino. Che, volente o nolente, sarebbe automaticamente etichettato come grasso, violento, drogato, bastardo. Poi la gente vedrà se crederci o meno, intanto qualcuno ci crederà.Ebbene, questo è uno dei nostri esempi: il successo non perdona.Chiaro esempio è Belen Rodriguez: cosa fece mai quella donna per essere odiata tanto? Amò, ed ama ancora. Fece il suo lavoro, di soubrette, cantante niente male, ballerina provetta. Disse la propria opinione. Eppure è odiata da più della metà della popolazione: perché è bella, perché è brava, perché ha successo. Perché ama ed è ricambiata, e tra un pò sarà anche madre. Perché vive. Primo: se ce l'ha fatta lei, perché noi non possiamo farcela? Secondo, per chi dicesse "ah, lei è Belen, lei è bella, lei è brava": non siamo forse bravi anche noi in qualcosa? Non siamo forse anche noi determinati a divenire qualcuno? Non siamo amati anche noi, non amiamo anche noi? Con noi intendo ovviamente le persone che non fanno (ancora) parte dello Star System. Ma allo stesso tempo: vedendo quanto è odiata lei, davvero vogliamo essere odiati anche noi? Davvero vogliamo vivere con i fotografi alle calcagna, i rotocalchi che parlano di noi, la vita privata tutto meno che privata?Detto ciò, vi starete dicendo: ma questa si contraddice! Prima sbraita che bisogna divenire qualcuno, poi che il successo
non perdona!

Ahimè, avete ragione! Il concetto è: dobbiamo divenire qualcuno, ma allo stesso tempo sappiamo già in partenza che saremo derisi, odiati, invidiati, sputtanati (per essere un pò volgari. Ma rende bene l'idea).Dunque che fare? I 24 bambini scelsero di essere dimenticati ma di vivere in tranquillità. Quel bambino scelse di vivere, perché la vita è una sola, e non va sprecata...In conclusione, il messaggio che vorrei che v'arrivasse è: rischiate, o verrete dimenticati. Non lasciate volar via i vostri sogni, o finiranno nel dimenticatoio. E' un consiglio, un'esortazione, non un obbligo, ma è il più veritiero che io vi possa fare, ve l'assicuro...Forse io non sono nessuno (ancora) per dire tutto ciò, ma almeno ve lo scrivo, e con queste mie parole tento di dimostrare che non voglio essere dimenticata un giorno: poiché sono certa che se non diverrò qualcuno mi sentirò come se avessi fallito, come non essere mai esistita. Poi pagherò tutte le conseguenze del caso. Ma almeno vivrò. Dio - ed i miei genitori - m'avranno fatto venire al mondo per qualche buon motivo, o no?La vostra predicatrice in erba, Ivy

P.S. Inutile dirvelo: scrivetemi le vostre opinioni, sono ben accette!

sabato 15 dicembre 2012

Neve, hai rotto!

Buonasera a tutti, e buone feste fin d'ora!
E' venuto l'inverno... Ieri mi sono svegliata, e - come forse molti di voi - ho trovato le case ricoperte di un manto bianco. Dunque, tanta solidarietà a tutti gli automobilisti che hanno coloritamente imprecato sulle gomme impantanate e sul ghiaccio che ha mandato in tilt le loro macchine.
Perché diciamocelo: la neve può essere sì bella, ma ne combina di guai!
Tanto per cominciare, se tu esci di casa con le scarpe da ginnastica ed inizia a nevicare, puoi scommettere che tornerai coi calzini fradici. 
In seguito decidi che l'ombrello è esagerato per la neve, e quindi anche il cappello sarà fradicio; se poi consideri anche il giubbotto, i pantaloni ed i guanti, l'effetto bagno-in-piscina è a dir poco assicurato.
Ma soffermiamoci proprio su quest'ultimi, i guanti: se sei solo lontanamente un essere umano, di certo sentirai l'irrefrenabile voglia di fare una battaglia a palle di neve, o almeno di toccare quei soffici batuffoli candidi. E se come supposto prima la neve v'ha colti di sorpresa, avrete con voi dei guantini leggeri leggeri: insomma, appena toccherete un fiocco un'ondata di gelo vi attraverserà le membra facendovi tremare. Non immaginiamoci nemmeno la reazione se si è privi di guanti! La suddetta mano rimarrà in ibernazione per venti minuti buoni, e vi brucerà per il freddo. Avete letto bene, brucerà.
Incredibile cosa possa fare questa sottospecie d'acqua solida! 
Riesce ad entrare dovunque... Tra il cappotto ed il maglione, nella fessura più remota della macchina, in quei luoghi che sono sconosciuti anche ai loro proprietari! E gela, gela, gela tutto...
Crea a terra un triplo strato composto da ghiaccio, neve ed acqua, mischiati alle schifezze provenienti da sotto alle scarpe dei passanti: il risultato è una poltiglia grigio-marro-nerastra schiacciata dalle calzature adeguate - se non dalle scarpe da ginnastica dei malcapitati! - con un sonoro plotch, schiaff, splatch, plotch... Seguito a ruota da un fiiiu... Splash! quando tu, povero malcapitato, scivolerai cadendo come un fesso sul tuo onorevole posteriore. E bagnandoti ulteriormente.
Ma suvvia, la neve è bella, attutisce i rumori, rischiara la notte con una luce rossastra, illuminando il cielo e spegnendo anche le stelle... Costringe adulti e bambini a stare col nasino all'insù, sconvolge i cuori, rende increduli gli occhi, profuma l'aria di Natale... 
In fondo, anche questo è Natale.

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E grazie per le 1700 VISUALIZZAZIONI! 
Baciii <3

mercoledì 9 maggio 2012

La crisi in modo veloce





Ciaooo!!! Troppo studio fa male... Mi ha fatto saltare l'appuntamento quotidiano con voi, miei cari lettori!
Anche oggi non ho molto tempo, pertanto temo di non poter scrivere alcun raccontino... Però vi invito a riflettere con me sulla crisi che c'è ora in Italia. Tengo a precisare che io non prendo posizioni politiche, ma parlo da 15enne che legge di tanto in tanto i giornali e guarda tutti i giorni i TG.
Innanzitutto, si sta alzando l'IVA. E così il prezzo del cibo, degli abiti, delle cose in generale. 
Poi aumentano le tasse, le piccole e medie imprese non ce la fanno più, i licenziamenti sono all'ordine del giorno, e così facendo tanti piccoli imprenditori - anche se tengono famiglia - si suicidano o fanno pazzie,  come l'imprenditore che ha preso in ostaggio un'intera sede di Equitalia. Equi-Italia... Ma siamo sicuri che l'Italia sia equa??? E' giusto che la gente debba fare i conti a fine mese per paura di non riuscire a fare la spesa, pagare la bolletta, pagare il mutuo o l'affitto? E' giusto che la gente si riempi di debiti per lo SPREAD???
Ma poi diciamocelo: a noi gente comune quanto diamine importa che la Germania sia più ricca di noi??? Amen! Succede! E se le banche hanno problemi, non si possono unire o risolverli in qualche modo??? 
No. Noi dobbiamo sfamare quelle persone che in Parlamento prendono 100 volte più di noi, che talvolta prendono anche la pensione perché sono Senatori a vita, e dobbiamo non morire di fame, ma rinunciare a qualunque tipo di svago che costi anche 100 euro in più? 
Quante vite ha sulla coscienza l'attuale Governo??? Nemmeno la mafia ne ha tante.
E poi ci lamentiamo se i nostri giovani geni vanno all'Estero! Attiviamoci, diamo loro lavoro, "sfruttiamoli" per il nostro Paese, la nostra Patria, per la ricerca, per stare bene in Italia. Perché oramai, con la scusa che viaggiare è bello, che in Italia la vita sta diventando più dura e che grazie all'UE spostarsi è più semplice, si sentono nelle scuole frasi del tipo"Non vedo l'ora di essere maggiorenne per andare via dall'Italia", "L'Italia fa schifo", "Come mi piacerebbe essere a xyz anziché in Italia". Dov'è finito il patriottismo? L'abbiamo perso nel 1861???
Giovani, imparate ad apprezzare l'Italia... Abbiamo tutto qui, basterebbe solo mettersi d'accordo tutti per non essere l'uno un peso per l'altro, e ricordando che la libertà di uno finisce dove comincia quella di un altro.
Affittiamo il Colosseo per qualche settimana, apriamo imprese che diano lavoro e che funzionino...
Attiviamoci: NOI SIAMO IL FUTURO!!!

Siete d'accordo con me o contro? C'è qualcosa di non chiaro? Commentate!!! ;D

sabato 5 maggio 2012

Le Nuvole (ed il divertimento)



'Ngiorno a tutti! Innanzitutto, condoglianze a tutti i familiari che avevano rapporti di parentela con Napoleone... Successivamente, vi dico subito che non sopporto più il tempo pazzo! O caldo, o freddo! Che scelga, e velocemente anche ù.ù
Ma passiamo ai miei umili scritti... Oggi mi permetto di rubare il titolo al grande Aristofane: Le Nuvole.

Partiamo dal lato scientifico: una nuvola, secondo Wikipedia, è "un'idrometeora costituita da minute particelle d'acqua, cristalli di ghiaccio o entrambe le cose, sospese nell'atmosfera e solitamente non a contatto con il suolo". Ma suona davvero da sapientone!!!
Per come le vedo io, le nuvole sono masse morbidose affascinanti ed odiose allo stesso tempo: odiose quando divengono grigio scuro e mi piomba sulle spalle una tonnellata d'acqua (ma vabbè, sono tristi, facciamole piangere...), affascinanti quando invece alzo il nasino all'insù e vedo il cotone che utilizzo per togliermi lo smalto in cielo, solo che grande un trilione di volte di più e molto più soffice a vedersi.
Personalmente le farei evaporare quando nascondono allo sguardo umano la luna e le stelle, o fanno ciao ciao davanti al sole e ti rovinano la giornata. Ma poi, che soddisfazione osservarle mentre si muovono,, e guardare Helios o Selene che fanno capolino dietro di loro, come giocassero a nascondino col nostro sguardo.
Poi di tanto in tanto litigano, e allora iniziano a separarsi di colpo e a formare come tante pecorelle in cielo... Con la conseguente dose di piagnistei che - ribadisco - odio. Poi invece si allungano a dismisura, come se fossero state spiaccicate da un mattarello dispettoso... Ma poi arriva un pittore, e per non farle piangere le tinge di rosso, arancio, giallo, rosa pompelmo. 
Altre volte, per salutarci, scendono dal cielo e si vanno a posare vicino alle montagne, che sembrano spuntare dal nulla, stile Monte Olimpo (quanti grecismi!! :D).
Poi abbiamo Heidi, che vedeva nelle nuvole ogni sorta di cose, ma lei aveva appena preso la sua dose quotidiana di LSD perciò non ne teniamo conto.
Infine, oramai incuriosita da questo nuovo argomento, ho fatto una ricerca in Internet (aah.... come facevano un tempo senza?!? xD) e ho trovato QUESTO: http://www.webdesignerdepot.com/2009/10/the-weirdest-clouds-that-youll-ever-see/  . 
E sono rimasta basita. Come giocano, le nuvole... Riescono a giocare anche meglio di noi umani, che, superata una certa età, non giochiamo più. E invece dovremmo! E ce lo fanno capire giorno dopo giorno... Ricordo che Pablo Neruda - che non era l'ultimo dei cretini!!! - diceva che
 "Il bambino che non gioca non è un bambino, ma l'adulto che non gioca ha perso per sempre il bambino che aveva dentro di sé.".

Tremendamente vero. Pertanto, ritirate fuori Barbie e Hot Wheels, Super Santos e Cicciobello, o adulti!!! Ritagliatevi un pò di tempo per giocare!!! :D
A domani, e seguite le nuvole, che sono saggie nel loro piccolo! ^-^

mercoledì 2 maggio 2012

Viaggio sull'autobus della mente

Buongiorno  a tutti! Poiché il tema di Latino mi ha sì distrutta ma non abbastanza da staccarmi da voi, eccomi qui!
Oggi vi voglio proporre una "gita virtuale": siamo su un autobus, e diamo un'occhiata in giro.


No... Magari uno più serio! :D


Più recente???


Ook, va meglio. Nell'ora di punta, naturalmente... Ma noi per fortuna siamo seduti - testa e corpo rivolti verso l'interno del veicolo.


Bene, iniziamo il viaggio, con l'Ipod di fiducia, volume ca. 14/30 e musica allegra (niente mortori o sdolcinatezze, se bisogna viaggiare con la mente. Consiglio "Dancing in the moonlight" di Van Morrison).

Giriamo il capo alla nostra destra. Una signora, sulla settantina, con la messa in piega appena fatta, siede sui sedili più bassi. Molto probabilmente è pensionata, sta chiusa in casa da sola tutto il dì, e va dalla parrucchiera una volta al mese per spettegolare e sentirsi più giovane. Tiene la borsa mollemente sulle ginocchia, immaginiamo però che se vede qualche baldo giovincello che tenta di avvicinare la mano tira fuori lo spray al peperoncino e inizia a sbattergli il bagaglio sulla testa. O almeno, sulle ginocchia.

Trattenendo le risate, volgiamo lo sguardo ai posti da quattro, in fondo all'autobus. Occupati sempre - o quasi - dagli studenti più grandi, sui tredici, quindici, sedici anni, coi piercing dappertutto, i jeans con mutanda in vista, le T-shirt di varie marche famose, e le sneakers ai piedi mai allacciate. Se li senti parlare, c'è una parolaccia ogni due congiuntivi errati. Poi magari vanno dalla zia, le danno un bacino sulla guancia, e diventano gli angioletti incompresi. Poverini, l'apparenza inganna...
Naturalmente, accanto a loro ci sono le ragazze, coi capelli ormai spiastrati dopo una giornata di scuola, il trucco pesante, le magliettine scollate - e chissene se fa freddo - , le unghie mangiucchiate costrette a sopportare uno smalto sfatto. Sparlano del prof di turno, che "ce l'ha con loro", e  "quel raccomandato del secchione lecchino che avrebbe meritato il mio stesso voto". Ma se dici loro di studiare, ti ridono in faccia, dietro una coltre di fumo al gusto di nicotina, dicendo che la sera hanno di meglio da fare.

Storciamo il naso e proseguiamo. Becchiamo il pacifico secchione di turno, col naso dentro un libro di Wilde, lo stesso da mesi. Ogni tanto alza lo sguardo, puntando la finta biondina di cui parlavamo sopra, sperando che per una qualche casualità lo noti. Arriverà a casa anche oggi deluso, saluterà la mamma ed andrà in camera sua a ripassare la lezione di oggi mentre smanettando al pc si allena ad hackerare il sito della Cia.

Poi troviamo la cara, abituale pendolare, che sale con te sullo stesso autobus alla stessa ora da tempi immemori, ma di cui non sai nemmeno il nome. Ma sai che c'è, è una sicurezza in più. Se provi ad immaginarti com'è la sua vita, te la immagini arrivare a casa, preparare il pranzo per sè e per il marito, mangiare, tornare al lavoro, per poi uscire in perfetto orario, prendere i figli e passare una piacevole serata. Una di quelle mamme perfette, che in realtà divengono  pazze stressate se la perfezione si discosta dai binari, e che in realtà è stata cornificata chissà quante volte dal marito. Ma non lo dà a vedere, e fa finta di niente.

Ed infine eccolo, il tuo preferito, lo scapolo incallito. Sempre in jeans e camicia, abbronzato dalla lampada settimanale, va dall'amante di turno, con gli occhiali da sole sul naso e la peluria che spunta dal colletto. Ma prima o poi rimarrà fregato anche lui: the power of love vince sempre!

Stoppiamo di colpo i nostri pensieri. E' arrivata la nostra fermata. La canzone ti è entrata nelle orecchie già tre volte minimo, ma il tuo cervello era così preso dalle storie di vita altrui che non se n'è nemmeno accorto. Il bus è quasi vuoto... Scendi, e l'aria ti scompiglia i capelli. Avviandoti verso casa, vedi la biondina disperata che fissa il tombino ove le sono caduti i 5€ del pranzo, ed il secchione che si ferma a soccorrerla - come un cavaliere in groppa al bianco destriero - e le chiede se le può offrire il pranzo.
Sorridi. Magari è la volta buona.

Sulla porta di casa c'è il tuo principe azzurro, 7 anni di energia e divertimento, che saltellando ti chiede: "Cosa mangiamo, Tiva?"
Ecco la galanteria maschile: offre la donna. 
Altro sorriso.
Ecco le soddisfazioni della vita.