. . . All you life, you were only waiting for this moment to be Free . . . * Nulla enim culpa est in somnis.
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sabato 27 settembre 2014

It's time

Buon pomeriggio miei cari lettori!
Ho visto uno stupendo 9470 sul contatore delle visualizzazioni: graziegraziegrazie, 9470 volte grazie!
Detto ciò, oggi davanti ad Orazio non ho potuto astenermi dall'immaginare di finire tutto ciò...
E beh, temo che l'anno prossimo m'iscriverò al Centro di Igiene Mentale.
Have a good reading!

La musica le rimbombava nel petto, facendo a gara col cuore. Gocce di sudore scorrevano fino alla scollatura, distogliendo per una frazione di secondo l'attenzione dal sorriso luminoso che irradiava gioia nel mondo.
Sciolse i capelli e tolse il maglione, rimanendo in canotta. I muscoli definiti scattarono, ritmarono il pavimento con affondi e balzi, agitavano le braccia come fronde degli alberi col vento, degno rappresentante delle note nelle sue orecchie. Piroettava sul piede maciullato, alternando il classico ed il moderno, prendendo da entrambi il meglio. Simile ai fotogrammi nella tv, scattava da un'espressione all'altra, senza però uscire dall'armonia che l'avvolgeva.
Salì sul banco di fronte a lei, calpestò scritte sbiadite, problemi forse ormai risolti, forse ancora persistenti. Scalciò un quattro, lanciò in aria un nove, baciò un dieci cullandolo tra le sue braccia.
Uscì da quell'aula che ormai era più una casa. Rubò una scopa al bidello che le fece perdere tanto tempo con avvisi inesistenti, la capovolse e scrisse frasi incomprensibili sul marmo consunto dal tempo. Poggiò il fedele compagno di danze al muro e scivolò fino alla fine del corridoio, e giù per il corrimano, atterrando tra una scala e l'altra e scendendo la rampa ancheggiando a ritmo.
Si tolse dal reggiseno il bigliettino di matematica e lo stracciò; i pezzettini atterrarono lievi sugli scalini lucidati da anni di Converse nuove di paghetta.
Alla fine trovò loro. La sua stupenda classe, che di classe non aveva proprio nulla, se non l'arte di decorare in modo kitsch un ambiente tanto austero e l'abilità di passare lo stesso compito a venti persone senza farsi beccare.
Con alcuni aveva fatto a botte, con altri aveva parlato solo di scuola; c'erano le migliori amiche, l'ex, quella stronza coi suoi stessi sogni, quella ragazzetta timida col carattere represso dal rigore dei genitori. Erano partiti da bambini, convinti che il liceo fosse più uno status symbol che una scuola, pensando che bastava studiare quanto alle medie e che la buona volontà sia la risposta a tutto.
Ora gli sguardi persi erano diventati stanchi, con in sottofondo la determinazione dovuta al riprendersi il futuro, pronti a sbattersi sui libri altri cinque anni, puntando al Giardino dell'Eden, ad essere i primi. Avevano collezionato lacrime e respirato tante di quelle difficoltà da riscrivere la Divina Commedia, ma se qualcuno avesse nominato loro Dante in quel frangente sarebbe finita male. 
S'erano fatti forza l'un l'altro quando mancavano cinque minuti al suono della campanella e l'omino alla cattedra iniziava un nuovo capitolo, si erano insultati quando la timida studiosa aveva ricordato quel compito lungo come la via Appia, che per il medesimo motivo avevano cancellato dal diario senza nemmeno aprir libro. Lo stesso diario custode di segreti invisibili, dediche immutate nel tempo, lacrime e sorrisi, quel giorno nel quale ci fu quell'incontro meraviglioso e quello nel quale quello si prese un voto più alto di quanto avesse meritato, accanto alla caricatura del preside.

Era il momento di dividere le proprie vie. 
In che modo?, era la domanda muta tatuata sulle mani strette a formare una catena umana.
Con quest'animo s'apprestarono ad uscire, per l'ultima volta assieme, da quell'edificio, con alle orecchie It's Time degli Imagine Dragons: così diversa dalla What Time Is It? che sancì la fine delle medie, quando s'imitava il ciuffo di Zac Efron per essere fighi.
Niente più mimesis da quel momento in poi: ognuno col suo stile, ognuno con la sua mente. Era forse questo il grande come?
O era forse scritto nei loro cuori, dove avevano riposto il dolore della separazione, accanto alla gioia del loro legame?
Dovevano cercarlo sul fondo delle bottiglie di birra che avrebbero usato per festeggiare? O su quello del caffè che avrebbero preso la prima ora all'Università?
La lotta con la vita era all'inizio del terzo round, il pubblico si stava definendo, ognuno aveva scelto le proprie armi e pulito il proprio ring. Era ora di mettere k.o. gli ostacoli, lasciando le lacrime a far colare il trucco, brillando sopra i sorrisi a fatica conquistati.

Fuori dal liceo non c'era alcun pubblico ad acclamarli, né medaglie da appendere al collo.
Non c'era il diploma già stampato, né un falò di libri sui quali s'erano uccisi per cinque eterni anni.
Non c'erano fantasmi di persone che se n'erano andate, né ologrammi di chi li avrebbe attesi.
Sapevano solo una cosa: che quella loro compagna, che con coraggio aveva organizzato quell'harlem shake da mettere su Youtube per pubblicizzare la loro tanto amata, odiatissima scuola, radunando un'ultima volta quei ragazzi già proiettati verso il domani, aveva colto l'essenza della loro età: volate via, affrontate tutto cantando e gioendo, carpe diem.

Buona serata a tutti! 
Ivy :* 

Ps: mi sono accorta che questo è il 100° articolo ** Have fun!

domenica 22 dicembre 2013

Congratulazioni!

Cari i miei lettori,
Vi sono mancata? Non direi: non ho visto commenti che reclamavano a gran voce un mio ritorno! ;D
Ovviamente scherzo. Giungerà nei prossimi giorni il raccontino sulle udienze individuali - in fondo non ho altro da fare, finalmente sono in VACANZA... Ma prima è mio dovere, visto questa voglia frenetica che hanno tutti in questo periodo, fare una piccola riflessione con voi sull'argomento che porta al successo tanti comici: il MATRIMONIO.
Io intanto mi preparo... Troppo presto
dite? L'attesa non ha tempo!
Eeh sì cari miei, quanti amici avete visto perire sotto un cerchietto d'oro? E non mi riferisco al Frodo di Tolkien stavolta, né tantomeno alla truffave...ahem, televendita sui canali regionali. No signori e signore, la fede all'anulare sinistro, tanto desiderata per le donne, tanto temuta per gli uomini (o talvolta viceversa), incombe sul destino di ognuno. A meno che non siate preti o suore (sapete che a tavola avete diritto ad essere serviti prima dei bambini? Ma non divaghiamo.)
Il matrimonio, stavo dicendo, è l'evento più temuto e più atteso della vita di un essere umano; non tanto dall'essere in questione, quanto dalla madre di questo. Guai a dire che la sposa non vuole l'abito bianco, il ricevimento, il bouquet, la torta a 140 piani, il riso... Insomma, la tradizione va rispettata. Se poi spunta fuori la storia del "Andiamo-Di-Nascosto-A-Las-Vegas" apriti cielo! Grazie a Dio siamo in Italia, e Las Vegas è lontanina per riuscire a fare tutto di nascosto.
Detto ciò, passiamo agli aspetti belli del matrimonio.
Ok, fatto. Gli aspetti brutti?
Scherzi a parte. Ragazzi miei, sapete che sono una romanticona... Non riesco a dire che il matrimonio è una piaga, ti rovina la vita etc. etc., sebbene molte volte l'abbia pensato anche io. Ma da brava donna, cattolica e innamorata dell'amore, dico che il matrimonio può essere secondo solo alla nascita di un figlio e, per gli uomini, alla vincita del Derby. E poi si stanno evolvendo l'uomo romanticoso e pacioccoso (vedi "Ti amo Lucia!" della Galbusera) e la donna fredda e calcolatrice: cambiando l'ordine dei fattori il risultato non cambia (cit. quell'odiosa Mate).
Il matrimonio in fondo è un sacramento: "E' il patto con cui l'uomo e la donna stabiliscono tra loro la comunità di tutta la vita, per sua natura ordinata al bene dei coniugi e alla procreazione e educazione della prole, che è stato elevato da Cristo Signore alla dignità di sacramento". Ciò significa che ci possiamo scherzare su quanto vogliamo, ma non dobbiamo dimenticarci che è sacro e come tale va rispettato. Poi ognuno fa ciò che vuole - ci sono i matrimoni in comune per esempio, ma la sacralità dell'unione a mio dire rimane.
Che ne dite, facciamo un tuffo nel racconto?

Lucia si sta preparando da tutto il giorno, materialmente e spiritualmente. Ha tassativamente escluso chiunque dai preparativi: è andata a comprare le bomboniere, ha contattato quel suo amico dell'università che faceva il pasticciere per la torta, ha comprato il vestito nel negozietto accanto alla parrucchiera, che le ha fatto i boccoli, tenendoli fermi con un fermaglio blu. S'è messa un po' di mascara, le scarpe buone, ed è andata da Don Giovanni (che, malgrado il nome, è casto e puro). L'ultimo passaggio del corso prematrimoniale è il decisivo, ma lei non ha dubbi.
Nel frattempo arriva anche Renzo (Lo so, oggi ho molta fantasia coi nomi). Anche lui, come Lucia, è vestito elegantemente, ha i capelli in ordine, le scarpe lucidate e la rosa nell'occhiello. Ma soprattutto, come la sua amata non ha dubbi.
Dopo aver ricevuto la benedizione, i due s'alzano ed entrano in chiesa. Amici e parenti affollano il piccolo edificio di mattoni, tutti convinti di dover partecipare ad una messa della domenica.
Renzo e Lucia s'accomodano sull'inginocchiatoio di fronte all'altare, non senza fatica, ma aiutandosi l'un l'altro.
"Settant'anni fa" esordì Don Giovanni "Questi due baldi giovani si sposavano di nascosto in comune, senza poter accedere alla chiesa del paese, distrutta dai bombardamenti. Ma rallegratevi ed esultate: ciò che il Signore ha creato, il Signore finalmente unisce sotto il Suo nome."
I figli, del tutto ignari dell'accaduto, s'avvicinano all'altare sconvolti, portando le fedi che il padre aveva dato loro prima d'inginocchiarsi, il trucco colato dall'emozione. I nipotini interpretano i perfetti chierichetti, le sorelle e i fratelli degli sposi s'avvicinano coi bastoni per prendere la particola.
In fondo, l'amore non ha età.

Auguri alle due coppie che, a sorpresa, hanno convolato a nozze. Vi auguro tanta felicità e amore eterno, una felice luna di miele (o di Nutella, vedete voi)... E perché no, se possibile, anche una prole numerosa! 
E congratulazioni anche alle coppie che stanno decidendo di unirsi in matrimonio, o che ancora non lo sanno, ma uno dei due - non necessariamente l'uomo - è passato stamane in gioielleria... Magari non sarà il matrimonio di William e Kate, di Belen o di Briatore, ma ogni matrimonio è una meraviglia, spettacolare o sobrio che esso sia, e le spose sono sempre le donne più belle del mondo (gli uomini si vestono e basta, quindi per loro la regola non vale). E attenzione alle suocere!
Tanto amore a tutti!
La vostra Ivy (troppo giovane per sposarsi, ma non per sognare <3 )

lunedì 14 ottobre 2013

Il Cielo partendo da Zero

Quante volte ho guardato al cielo,
ma il mio destino è cieco e non lo sa,
e non c'è pietà, per chi non prega e si convincerà,
che non è solo una macchia scura,
il cielo...
Quante volte, avrei preso il volo,
ma le ali le ha bruciate già
la mia vanità, e la presenza di chi è andato già
rubandomi la libertà,
il cielo...
Quanti amori conquistano il cielo,
perle d'oro nell'immensità,
qualcuna cadrà,
qualcuna invece il tempo vincerà,
finché avrà abbastanza stelle, il cielo...
Quanta violenza sotto questo cielo,
un altro figlio nasce e non lo vuoi
[Pubblico] Amalo!
Gli spermatozoi, l'unica forza
tutto ciò che hai,
ma dimmi... Ma che uomo sei...

[Pubblico] Se non prendi un barattolo di vernice insieme a me
e ricominciamo a dipingere questo mondo grigio
questo mondo così stanco,
dell'amore che vuoi,
dell'amicizia che rincorri da sempre.
Dipingiamolo di noi,
di noi zerofolli,
di noi zeromatti,
a noi che basta un sorriso, una stretta di mano...

[Renato] E a me che basta dirvi... Vi amo!

Buonasera miei piccoli Crazy lettori! Stasera vorrei partire da Zero, con la meravigliosa canzone "Il Cielo".
Il Cielo... Quante rappresentazioni che ha ricevuto negli anni! Partendo da Aristarco, passando dai nove cieli di Dante, arrivando alle teorie di Copernico, sul piano scientifico non ha mai avuto problemi di noia. E nemmeno su quello filosofico: è stato manipolato come plastilina, moltiplicato, diviso, divinizzato, cotonizzato ("Mamma, guarda le nuvole, sembrano cotone!"), talassizzato ("Il cielo azzurro che si confonde col mare..."), colorato ("Azzuro come te, come il cielo e il mare, e giallo come luce del sole", cit. Modà), etc.
Quante volte al giorno usiamo il povero e maledetto cielo? "Oh cielo, mi sono fatta male...", "Non alzare gli occhi al cielo con me!", "Non ti ho chiesto mica il cielo!", "Gli è caduto un pezzo di cielo in testa!"  e così via... 
Se pensiamo che ora è dato per inesistente... Eh sì, il cielo non esiste, è un'illusione ottica dell'universo. Che sia dunque una metafora divina?
"Quante volte ho guardato al cielo"... Lassù, ci insegnano fin da piccoli, c'è qualcosa di magico. Chi dice ci sia il Paradiso, chi Dio in persona - ma è una persona Dio? Non divaghiamo -, chi gli angioletti, chi quella persona cara che è scomparsa da poco. Con qualunque accezione lo si veda, lassù c'è qualcosa di mutevole: s'arrabbia coi lampi, sorride col sole, singhiozza con la pioggia, si rabbuia con le nuvole. Non a caso per i Greci Zeus stava sulle nuvole!
Dunque in realtà cos'è il Cielo? Un cumulo di sogni umani? Metafora di libertà (cit. Zero)? Siamo noi, è il nostro destino, è Dio che ci comunica come fare a vivere? Maybe.
Vi è mai capitato di dire "Caspita, volevo fare questo ma piove..."? Significa che non era il momento di farlo! E i bellissimi tramonti, nei momenti più dolci? Pensate che bel Dio abbiamo, ci concilia anche il flirt! ;D
Scherzi a parte... "Quanti amori conquistano il cielo, perle d'oro nell'immensità, qualcuna cadrà, qualcuna invece il tempo vincerà, finché avrà abbastanza stelle, il cielo..." Rappresenta bene l'idea dell'amore che esso ci trasmette (o almeno ce prova). Affidare la propria storia alle stelle è un luogo comune che dura da tempi immemori, così come baciarsi al tramonto (/sotto le stelle/con la luna piena/etc.).
E la pioggia che cade quando si è tristi, confondendo lacrime e gocce, tristezza allo stato puro? Quanti anni di storia del cinema ricamata a fil di cotone nuvoloso sullo stesso pezzo di stoffa azzurra e cristallina!
E la neve cade da quel luogo tanto sacro, poi tu te butti sul cumulone e muovendo come un idiota le braccia e le gambe tipo esercizio di pilates fai... l'angelo! Quest'immagine si trasmette anche nella vita di tutti i giorni!
Torniamo sempre al sacro... "E non c'è pietà, per chi non prega e si convincerà, che non è solo una macchia scura, il cielo..."
Dunque cos'è il Cielo?
E' Dio, immenso, sine orizzonti? O è una creazione di Dio?
Illuminante è questa comparazione con la vita, del dott. Mattia Loy, Il Cielo metafora della Vita (ehe, in questo periodo le metafore della vita sono il mio chiodo fisso :D). Quindi è una gigantesca metafora?
E' un luogo che dovremmo ricominciare "a dipingere [...] dell'amore che vuoi, dell'amicizia che rincorri da sempre", come il mondo di Renato (o meglio, dei suoi Sorcini). E' un mondo che vede troppe cose brutte in parallelo a quelle belle ("Quanta violenza sotto questo cielo, un altro figlio nasce e non lo vuoi..."). E' uno specchio, che riflette la Terra a chi sta lassù.
E per voi? Cos'è il cielo? Scrivetemelo.
A questo punto, non posso che concludere con queste parole...

"A me che basta dirvi... Vi amo!"
Yours, Ivy

venerdì 11 ottobre 2013

Augusta come Ottaviano

Buooon pomeriggio miei dolci lettori!
Prima che mi diciate di cambiare spacciatore dopo aver letto il titolo, ne specifico il significato.

Il riferimento ad Ottaviano è dedicato al testo di oggi: una nuova "Intervista Impossibile" in puro stile Eco, come quella precedente leopardiana, ma dedicata al Magnus Ottavianus Augustus.
E siccome Augusto significa Degno di venerazione e onore, me lo attribuisco per una sera, per farvi capire come mi sono sentita quando grazie a voi ho visto questo:

Grazie di cuore. Enjoy yourselves!

Roma, 29 a.C.
Destra, sinistra, giro. Destra, sinistra, giro. Destra, sinistra, giro.
Rosicchio le unghie, mi ravvivo i capelli, passo la mano sugli occhi, sistemo la veste, ricomincio. Destra, sinistra, giro.
Tra cinque minuti entrerò nel SUO ufficio, al SUO cospetto, e LO fisserò negli occhi e GLI PORRO’ delle domande. E’ difficile stare tranquilli.
Destra, sinistra, giro.
Ripasso mentalmente la scaletta. Sudo freddo, temo un lapsus improvviso, sbuffo.
Destra, sinistra, giro.
Una voce. O meglio, un uomo che si schiarisce la voce. Deglutisco, poi avanzo, la veste frusciante alle spalle e una tavoletta in mano. Alea iacta est.
“Mulier, può entrare.”
La stanza è circondata d’ori e d’argenti, con raggi di sole che fanno capolino da larghe fessure accecando chiunque entri. Lui, steso su un triclino, si sta facendo imboccare da due giovani, probabilmente concubine. Dall’aspetto si direbbero egiziane.
M’inchino. Lui fa cenno d’alzarmi. Mi guarda e scoppia a ridere. “L’emancipazione femminile andrebbe fermata! Ma chi può fermarla? Ah giusto, IO!” Ride. Poi indica un tappeto. “Siediti. Dimmi, veloce."
Obbedisco, mi schiarisco la voce ed inizio: “La Sua non è una figura nuova per le pagine di attualità di Urbs. Ricordiamo ad esempio le sue lotte con Antonio…”
“Ah, si, Antonio…” si guardò le unghie, mangiò un acino d’uva e riprese: “E’ stata anche per me una sorpresa sapere che Zio Cece nominasse me come successore e non Antò. Io stavo cambiando la moda ai Parti quando lo venni  sapere…”
“In che senso scusi?”
“Nel senso che adesso vestirebbero con tuniche tinte di rosso e lacerate da spade!” e qui sghignazzò  “Purtroppo non ne ebbi tempo. Dovetti correre in Urbs (Roma, ndr) per evitare che Antonio mi prendesse il potere. Mettermi in buona luce con Cicerone, coi conservatori moderati, col Senato… Me ne stesse simpatico uno solo! Macché. Gentaglia, uno peggio dell’altro. Poi nel 43 il rammollito se l’è svignata… Invano tentò d’accaparrarsi la Gallia Cisalpina. E sì che ‘Le Filippiche’ di Cicerone avevano convinto anche me! Si sarebbe dovuto fermare prima, il mio caro cuginetto acquisito. Poi quei vecchi scemi del Senato non vollero eleggermi console. Dovetti allearmi con Lepido ed Antonio, andando contro i miei stessi principi, ma almeno grazie alle mie truppe ottenni il consolato e mi dovetti inventare una nuova costituzione: uccisi qualcuno qua e là con le Liste di Proscrizione – forse un po’ ci rimasi male per Cicero, ma solo un pochino -, sconfissi i Macedoni ribelli – avrei voluto uccidere i traditori della loro stirpe, ma Bruto e Cassio fecero tutto da soli -, diedi terre ai veterani ed infine, con mio sommo dispiacere, dovetti combattere a Perugia contro quegli inetti degli Antoniani.” Ingoia altri acini d’uva, solleticando la mano che glieli porge.
“Ma comunque non sfidò Antonio personalmente…”
“Non subito. Si misero in mezzo Mecenate ed Asinio Pollone. Non avrei mai fatto loro torto. Quindi accettai sia la mia misera parte, ovvero le province occidentali, sia la vecchia Scribonia al mio fianco. Ovviamente iniziai una bella pubblicità anti-Marco Antonio, visto che quel filorientale s’era invaghito di Cleopatra e s’era dimenticato dei Parti. Se fossi andato io, altro che ritirata! Sarebbero diventati spiedini. Bisogna difendere la famiglia e lo Stato a costo della vita, non tradire entrambi!”
“Eppure ripudiò Scribonia…” constato io. Un lampo feroce gli attraversa lo sguardo. Ma forse me lo sono inventata io, perché prorompe in una roca risata.
“Non avrei dovuto nemmeno sposarla! Quella stupida megera era come un trattato diplomatico. Sconfitto lo zio non mi servì più. Non l’amavo; il mio cuore l’avevo già donato alla giovane e bella Livia.” Qui tace. Sembra pensieroso. Congeda le donne, si siede sul triclino, il volto grave.
“Mi sembra che non sia molto in forze. Non vorrei dirlo, ma temo che abbia solo pochi mesi di vita davanti a sé. Dopo il suicidio di Antonio e Cleopatra, tentai in tutti i modi di trovare un buon medico per lei. Ma non ci fu nulla da fare. Mentre io ero ad Azio, lei soffriva; ad Alessandria, lei moriva dentro. Adesso morirà anche fuori. Non so quanto la Repubblica riuscirà a sostituire questa sofferenza…”
Ottaviano <3
Quel grande uomo mi fa quasi pena. Anche lui è fatto di carne, di ossa, anche lui soffre e sorride. Sembra tanto sprezzante del pericolo, ma in realtà sotto il petto anche lui ha un cuore.
“Parliamo dei progetti futuri… Cosa pensa di fare adesso che la Repubblica Romana è stata distrutta?”
Sul viso tornò il suo cipiglio severo e baldanzoso. Si ristese sul triclino, il capo sotto il palmo destro e lo sguardo un po’ languido.
“Innanzitutto, mi concentrerò sull’esercito. Voglio un bel manipolo di uomini tutto per me, non si sa mai: se qualcuno volesse farmi fuori, dovrebbe lottare per un bel po’. Sono o non sono il grande Ottaviano?”
Penso sia meglio evitare di rispondere a questa domanda.
“Tempo qualche anno” continua, nutrendosi autonomamente, “e mi farò assegnare qualche caricuccia dai vecchi. Magari un titolone, come Magnus, o Divi, o Augustus! Ottaviano Magno… No, Ottaviano Augusto! Suona bene? Rispondi!”
“Oh, si, suona bene” borbotto per farlo contento. La scaletta, ricordati la scaletta. “Per quanto riguarda l’amministrazione? Ha qualche idea particolare?”
“Suppongo che io debba privilegiare un pochino il Senato. Magari mi comprerò gli Equites… Creerò delle cariche apposta per loro, due o tre prefetti che possano amministrare dignitosamente al posto mio. Sotto al mio potere, ovviamente. E poi dividerò le province: un paio le terrò io, il resto a quei noiosi senatori. Dividerò anche i tributi, cosicché mi rimanga un po’ di bottino personale in caso di necessità, e introdurrò un doppio sistema di monetazione, per essere sempre il più ricco. E dunque, una bella riforma sulla famiglia.”

“Di che tipo?”
“Basta adulteri. Sono stufo di sentire lamentele. Caccerò ogni donna o uomo che tradirà il proprio compagno (o la propria compagna). Darò invece premi a chi fonderà una famiglia solida e numerosa, e costringerò gli sfaticati a trovar moglie (o marito). Voglio che la gente romana abbia solide basi su cui poggiarsi, valori indissolubili, potere su ogni fronte.”
“Infine, un pensiero personale. Crede che un suo successore riuscirà a mantenere intatto il suo lavoro?”
Lo vedo perplesso. Tullio, dammi una promozione, te ne prego! Ho messo in difficoltà il grande Ottaviano!
“Sinceramente non lo so. Spero di sì, ma un po’ ne dubito. E’ difficile pensare a qualcuno che abbia man salda come me… Ci vuole carisma, furbizia, un pizzico di despotismo e autoironia. Bisogna essere degni di venerazione, ecco. Bisogna essere Augustus.”
Chiude gli occhi. Ho raccolto abbastanza informazioni. M’inchino, ed esco di scena.

Così anche io m'inchino ai vostri piedi. Au revoir, alla prossima.
Ivy 

mercoledì 9 ottobre 2013

Vita - Il Ritorno

Salve gente!
Oggi vi propongo la versione integrale ed originale del "mitico" (inteso come leggendario) testo su Vita... Purtroppo per il concorso necessitava di tagli, ma mi sembra giusto proporvelo :D
Buona lettura!

Simo s’avvicina all’albero silenziosamente. Avvicina piano la manina scarna alla corteccia ruvida, la posa su un punto libero dalla resina appiccicaticcia e poggia la gemella su un frondoso ramo poco più su. Un passetto alla volta, accosta il petto all’arbusto, i piedi alle radici. A quel punto chiude gli occhi. E assapora la dolcezza di quell’abbraccio.
Da quando la maestra Verda ha raccontato la storia di Vita, apprezza ogni cosa del Bosco, e una volta al mese ripercorre il viaggio di quella che ormai è diventata la sua migliore amica.
Staccatosi dalla stretta vigorosa della pianta, prende un bastone caduto lì vicino – chiedendo scusa e assicurando che sarebbe stato solo un prestito – e s’incammina verso l’inizio del viaggio: le Montagne della Protezione.
Con agilità raggiunge il Ghiacciaio chiamato Padre. Si siede sul bordo, poggia i piedi accaldati nella frescura del Padre, chiude gli occhi e abbandona la testa all’indietro. Rimane per un po’ in questa posizione, fino a quando i suoi piedi cedono al freddo e diventano quasi blocchi di ghiaccio.
Scende, il bastone a sostenerlo, e racconta al Bosco il Percorso di Vita, a voce alta.
“In un giorno di caldo, quando il Sole – chiamato Felicità – lambiva Padre fino a farne sciogliere la superficie, nacquero tante piccole Gocce, abbastanza da formare un fiume che Madre Natura battezzò come Vita. Vita procedeva placido lungo il Versante dell’Infanzia, sorretto dalla Protezione di Monte, felice di tutte le cose che lo circondavano. Giunto al Crepaccio dell’Adolescenza, iniziò a corrodere Monte, a tentare di staccarsi da lui il più velocemente possibile; tuttavia, proprio quando raggiunse la Vallata della Maturità, Vita iniziò a pentirsi degli errori commessi (o almeno così pensa Simo)… Ma ormai era tardi per rimediare.”
Salta giù dalle ultime rocce, si ferma un attimo a bere dalla sua borraccia e mangia un po’ di carne essiccata. Dunque si rimette in marcia, la voce roca.
“Sfociando appieno nel Bosco Esistenza, senza più una guida, Vita iniziò a trovare le prime difficoltà. Sul suo Letto, Mente, iniziavano a comparire i primi ostacoli, rallentando il suo corso e riducendo drasticamente la sua corrente. Si aggrappò disperato alle Sponde Amiche, sfociò su di loro quel poco che bastava a non travolgerle. Loro lo sostennero, fino a che non corrose tutte le Preoccupazioni, lasciandole al Passato, che non avrebbe mai più ripercorso.
Nel frattempo le radici degli Alberi, Saggezza, lo attingevano per sopravvivere, cedendo in cambio parte di loro. I Fiori, Bellezza, avevano radici troppo corte per arrivarci, e appassivano subito.
E’ a questo punto che scoppiò Incendio. Odio, Rabbia, Stupidità bruciarono anni e anni di Saggezza e piombarono in Vita.” Simo si siede su un tronco mezzo bruciato. Immerge la mano nella cenere. Gli occhi gli diventano lucidi. “Vita però non cedette: combatteva, travolgeva, avviluppava acqua e terra, prese il sopravvento. Si sarebbe voluto fermare a piangere i danni, ma non c’era tempo. Bisognava andare avanti.
Scorrendo, Vita incontrò un altro Corso, Amore. I due, facendosi forza l’un l’altra, divennero un solo Fiume, che lasciò che il passato divenisse solamente un suo affluente, che l’alimentasse ma non fosse l’unica cosa importante al mondo.
Numerose foglie secche, Tempo, cadevano da Saggezza e si posavano sulla superficie trasparente. Piano piano la soffocarono; i raggi di Felicità, che un tempo aveva rischiarato Vita a tempo pieno, faticavano a giungere a destinazione. S’aggiunsero al tempo anche cumuli di Nuvole, Tristezza, facendo cadere Lacrime nel fiume, che s’ingrossò, divenendo più forte. E proprio quando Vita divenne forte e felice, gli amici l’abbandonarono. Di colpo precipitò in un burrone, come una cascata, Gelosia: le Sponde lo abbandonarono, picchiò al suolo formando tante onde spumeggianti, si ritrovò solo. Si estese su un terreno largo e profondo e, quando pensò che tutto fosse perduto, eccoli lì, nuovi amici, che lo presero per mano fino a raggiungere di nuovo la grandezza iniziale, lasciandosi alle spalle un grande Lago, Solitudine.
L’Emissario, più vigoroso del precedente Immissario, finalmente vide la destinazione. La Foce a Delta, Ignoto.” Simo si copre con una mano gli occhi, accecato dal Tramonto, Tranquillità. Questo è il pezzo di storia che preferisce, quello che rivive ogni sera, a prescindere da dov’è in quel momento. Abbassando il tono della voce, conclude: “Infine, Vita scomparve fra gli Isolotti, mentre nell’Alveo Figlio proseguì il suo tragitto, sfociando nel Mare, Futuro.” Simo alza gli occhi al cielo. Luna, con le figlie Stelle, Speranza. Simo le sorride sempre appena la vede, convinto che anche Vita faccia lo stesso, dal profondo dei suoi Isolotti. Perché dopotutto, il Buio, Disperazione, non vince mai.

Spero vi sia piaciuto... Quale avete preferito? Il primo o il secondo? Commentate!
Ivy

mercoledì 2 ottobre 2013

Encomio Speciale

Cari lettori, care lettrici, buonasera!
Today voglio condividere con voi un grande onore che mi è stato concesso dal Caffè Letterario La Luna e il Drago: in occasione del V Concorso Letterario La Luna e Il Drago a tema: "IL VIAGGIO METAFORA DELLA VITA - Viaggio tra i ricordi, nel tempo passato o in futuro immaginato, nella nostalgia di tempi lontani come nella realtà di ogni giorno in un percorso già fatto o ancora da fare tra incontri, esperienze, addii, arrivi e partenze. Viaggio visionario nel tempo e nello spazio alla ricerca di altre realtà ed altri mondi. Viaggio introspettivo in se stessi. Il viaggio in ogni sua forma senza limiti di tempo, di spazio e di fantasia.", mi è stato consegnato l'Encomio Speciale Giovani Penne d'Autore; inoltre il mio testo è stato inserito nell'Antologia "Il Viaggio Metafora Della Vita" a cura di Anna Montella (Libro). Infine, il Caffè ha realizzato un Video-Trailer per introdurre il mio racconto breve.
Ed ecco allora per voi il racconto, sperando che vi piaccia... Buona lettura!


In un giorno afoso  il Sole, Felicità, lambì il Ghiacciaio Padre, sui Monti Protezione, facendone sciogliere la superficie. Nacquero tante piccole gocce che formarono un Fiume, battezzato da Madre Natura col nome di Vita.
Vita iniziò a serpeggiare lungo il Versante Infanzia, sorretto da Protezione, felice di tutte le cose che lo circondavano. Al Crepaccio Adolescenza, però, cominciò a corrodere Monte, per staccarsi da lui il più velocemente possibile. Solo quando raggiunse la Vallata della Maturità iniziò a pentirsi degli errori commessi, ma era tardi per rimediare.
Sfociato nel Bosco Esistenza, senza più una guida, Vita iniziò a trovare altre difficoltà. In fondo a lui infatti, sul Letto detto Mente, ostacoli gravosi rallentavano il suo corso, riducendone drasticamente la corrente. Vita si aggrappò disperato alle Sponde Amiche, che lo sostennero fino a che non corrose tutte le Preoccupazioni, lasciandole al passato. Nel frattempo le radici degli Alberi, Saggezza, lo attingevano per sopravvivere, cedendo in cambio parte di loro. I Fiori, Bellezza, avevano radici troppo corte per arrivarci, e appassivano subito.
All’improvviso scoppiò Incendio: Odio, Rabbia, Stupidità bruciarono anni di Saggezza e piombarono dentro Vita, che però non cedette e spense le fiamme. Purtroppo non c’era tempo per soffrire, bisognava andare avanti.
Scorrendo, Vita incontrò un altro Corso, Amore. I due, facendosi forza l’un l’altra, divennero un solo Fiume, che lasciò che il passato divenisse solamente un suo affluente.
Numerose Foglie secche, Tempo, lasciarono Saggezza posandosi su Vita fino a soffocarlo; i raggi di Felicità, una volta sempre presenti, faticavano a raggiungerlo. S’aggiunsero cumuli di Nuvole, Tristezza, che fecero cadere Lacrime, ingrossandolo. Vita divenne più forte; ma, divenendo possente e felice, gli amici l’abbandonarono: cascò in un burrone formando una cascata, Gelosia, e picchiò al suolo con onde spumeggianti.
Si ritrovò solo, su un terreno largo e profondo. Eppure, quando tutto sembrò perduto, trovò nuovi amici che lo aiutarono a tornare quello di prima. Si lasciò alle spalle un grande Lago, Solitudine; l’Emissario, più vigoroso del precedente Immissario, finalmente arrivò a destinazione. La Foce a Delta, Ignoto.
Vita scomparve fra gli Isolotti, mentre nell’Alveo Figlio proseguì il suo tragitto, sfociando nel Mare, Futuro.
Vita continua ancora a guardare il cielo, e sorride alla Luna, Speranza, e alle figlie Stelle.
Perché il Buio, Morte, non vince mai.

Grazie di cuore.
Ivy

venerdì 13 settembre 2013

Ansia

Sale sale sale, poi scende.
Monta da sola, come la panna.
Inizi a sudare, a tremare, ti viene da piangere, ma non hai lacrime.
Vorresti urlare, ma non hai voce.
Ti senti in trappola. Ma dove scappare? Non ci sono vie d'uscita.
Magari è una piega sbagliata degli eventi, un imprevisto improvviso, un piede sbucato dal nulla che ti fa lo sgambetto, o forse quella che sgambetta via tra le tue gambe è la vita.
Ti nascondi dietro le parole, ti sfoghi con amici, parenti, sconosciuti. Che poi 'sfogarsi' non basta, perché si sa, la foga è del momento, poi passa.
Ma lei non passa tanto facilmente.
Escono brufoli ovunque, come i conati di vomito, alternati a fame, sonno, energia, solitudine, serenità, paura, paura anche di uscire di casa, di prendere l'autobus, di mangiare, di parlare con qualcuno, di dormire, di non svegliarsi in tempo.
Inizi una cosa e te ne penti. La molli e ti senti in colpa. 
Non ti senti te stessa. Ma chi sei in realtà? Non lo sai nemmeno tu, come fanno a saperlo gli altri?
Alterni momenti in cui vorresti ribellarti ad altri in cui preferisci sottometterti alla vita.
Momenti in cui hai bisogno di tenerezza ad altri in cui odi anche la voce delle persone a cui vuoi bene.
Talvolta vorresti chiuderti in una stanza buia, con le cuffiette nelle orecchie e gli occhi chiusi. Altre vorresti correre tra i prati urlando: "Heidi, chi è più brava adesso?"
Fa male pensare, fa male riflettere. Volare via con la fantasia una volta era immergersi in nuovi mondi, adesso è immergersi in un'utopia, illudersi di poter avere ciò che si ha, essere ciò che non si è. 
Ogni piccola cosa fa crollare il castello di carte nella tua mente. Uno sguardo può essere peggio di un tifone. Una parola spazzare via le fondamenta della casa più solida.
Ma la cosa peggiore non è il dentro. E' il fuori.
Il sorriso falso che condisce le tue giornate. Il lamentarsi delle nuvole nel cielo, anziché urlare che le peggiori sono nel petto, di fronte al cuore. Il fare un bel gesto, perché se vedi un sorriso altrui uno spontaneo ti spunterà di certo. E di conseguenza, il vivere per far felici gli altri, per comprare la tua felicità e impacchettarla col regalino per l'amichetto di turno.
Desiderare la solitudine. E appena sei sola, volere qualcuno accanto a te. E quando arriva, preferivi stare per conto tuo.
Non riesci a concentrarti, t'alzi, cammini, bevi un caffè, ti siedi, concentrazione, mezz'ora, persa, ti rialzi, ricammini, yogurt, ti risiedi, ti riconcentri, ti riperdi, fino a che a forza di camminare hai scavato un solco nel pavimento e perso dieci chili. E non hai risolto nulla.
Gioisci se qualcuno si sfoga con te. Almeno hai altri problemi a cui pensare.
Hai caldo, ti spogli, t'infreddolisci, ti copri, ma ancora caldo, freddo, caldo, freddo, fino alla pazzia.
Pazzia. Forse questa è la soluzione, è il vero scopo della tua mente, si diverte a vederti soffrire, a vederti contorta su te stessa per combattere contro la tua stessa pazzia.
O forse è depressione. Prova coi clown, forse funzionano.
Adolescenza? Naah, acqua passata.
Malinconia? Oh cielo, sono vecchia e sola... Che pena.
Allora cosa? Cosa è?
Ansia.
Per il futuro, il presente, il passato. Per le stupidate quotidiane, per le cose importanti, per le sfighe occasionali ma sempre puntuali. Per non vedere mai la luce limpida, ma sempre offuscata, coperta, nascosta. Per nostalgia, per stress, per routine, per malinconia, per pazzia, e perché no, anche per depressione. Per Ansia.
Il 90% di voi lettori a questo punto penserà che mi ci vuole uno bravo che mi curi. Il restante 10% mi avrà già scritto nei commenti il numero. Grazie di cuore, vi contatteremo al più presto per eventuali chiarimenti.
Gente, sappiatelo, specialmente voi che siete in terza media, si voi, piccolini lì in fondo, che vi sentite tanto grandi e tanto fighi e ancora fate i temi in classe su come avete trascorso le vacanze. Proprio voi.
Questo è l'effetto Liceo Classico. Vedete un po' voi.
Ivy, andata e sola come un cane (sigh)

domenica 7 aprile 2013

Sotto la doccia

Buonanotte signori! E' da tanto che non sono sdolcinata, vero? Oggi temo che la mia parte poetica abbia preso il sopravvento, sebbene in modo malinconico... Godetevela ;D

Roberta si svegliò di soprassalto. Un altro incubo. Si sedette, massaggiandosi le tempie. Che mal di testa.
Provò a ristendersi e addormentarsi nuovamente, ma per quanto si sforzasse non ci riuscì. Rassegnata,  buttò le coperte a terra, s'alzò con stizza e si guardò allo specchio. Parte del mascara, colato la sera prima, s'era seccato sulla guancia arrossata. Il restante giaceva in una pozza grigiastra sul cuscino. Gli occhi, ancora semichiusi, trasparivano tristezza. Non si lavava da giorni, ma ormai non sentiva nemmeno più il puzzo, sebbene i capelli fossero unti e scompigliati.
Pensò di prendere un'altra pasticca e dormire ancora un pò. La nausea però le attanagliava lo stomaco, il mal di testa pulsava, e la sera precedente aveva decisamente bevuto troppo.
Bere per dimenticare, che cavolata.
Infilò a fatica le pantofole e ciabattò fino alla cucina. Aprì il frigorifero. Birra, birra, birra. Latte, ottimo.
Lo tirò fuori e lo versò in una ciotola, a cui aggiunse cornflakes. Poi tirò fuori il tablet e aprì Facebook.
Coppiette. Cuoricini rosa e neri ovunque, una quarantina di persone in chat, foto truccate e acconciate scattate in bagno , frasi filosofiche e battute idiote. Troppo. Ilenia, l'amica del cuore, le chiese come stava via chat.
"Se ti fosse interessato veramente m'avresti chiamato" pensò lei. Non rispose, e fu tentata di chiudere, quando l'occhio le cadde su una frase pubblicata da una di quelle pagine gestite da ragazzine depresse: "L'unica soluzione per superare i momenti bui è dimenticare chi li ha portati e andare avanti".
"Non è vero" pensò Roberta. Non si può dimenticare una persona, si può dimenticare ciò che ha fatto.  Anzi, nemmeno l'azione: servirà in futuro per ricordarsi di fare meno errori.
Sebbene l'errore non fosse di Roberta.
Anche i cornflakes iniziavano a nausearla: buttò la ciotola nel lavandino e lasciò scorrere l'acqua. Dunque si trascinò svogliatamente verso il bagno, aprì il rubinetto e si sciacquò il viso. L'acqua la svegliò, ma il viso non bastava. Si tolse la canottiera aderente e gli slip coordinati e s'infilò sotto la doccia.
Ci volle poco tempo perché se ne pentisse: ogni goccia portava un ricordo, un pensiero, un dolore, un amore. L'acqua s'insinuava nei luoghi più intimi e reconditi del suo corpo, le carezzava le curve come l'uomo che le aveva apprezzate, amate, e poi gettate al vento. 
Solo tre anni prima aveva conosciuto Gabriele grazie ad un'amica comune. Li aveva portati a Gardaland per avere una scusa coi genitori: infatti non approvavano il suo ragazzo, che li attendeva già sul posto: due coppie, impossibile non fare la fine dell'appuntamento combinato. 
All'inizio sembrava tanto carino, ci provava teneramente, quasi timidamente. Mano a mano perse tutte le tenerezze, diventò quasi rude, esigente. Geloso fino alla nausea. Una volta la chiuse perfino in camera sua. Era geloso persino del suo vicino di casa, tanto che arrivò a minacciarlo se l'avesse salutata.
A lei questo andava bene. Lo amava, era disposta a stare sola con lui per tutta la vita. Chissenefrega se la scuola si lamentava del suo rendimento, le amiche s'irritavano, i familiari le urlavano contro. Aveva Gabriele, e tanto le bastava. 
Andò a vivere da sola, diciott'anni e tanti sogni. Trovò lavoro in un bar, diventò indipendente. Tuttavia anche il lavoro lo disturbava: troppa gente veniva a contatto col suo corpo, l'osservava, le parlava. Iniziò a proibirle di andare a lavorare, talvolta la picchiò. Divenne un angelo racchiuso in un harem, per citare l'unico amico che le fosse rimasto, Luca: lo contattava via Facebook in quei rari momenti liberi, quando Gabriele non rimaneva a casa con lei. 
Ben presto però la scuola finì, e Gabriele rimase a casa sua ventiquattr'ore su ventiquattro. S'era ridotta a guadagnare soldi coi video idioti su Youtube e attingendo dai risparmi di un'infanzia. Comunque troppo pochi per l'affitto, il cibo, le tasse... E internet, suo unico collegamento con l'esterno, che dovette tagliare per far bilanciare i conti.
Fino al giorno in cui qualcuno bussò alla porta: Gabriele aprì la porta. Sulla soglia, Luca. 
Entrò. Iniziò a fare una scenata a Gabriele, il quale si girò verso di lei e iniziò ad insultarla: l'aveva tradito, lui aveva rinunciato a tutto e lei l'aveva tradito... Ma Luca non era a mani vuote. Tirò fuori una fotografia: ben visibili dietro una macchina, Gabriele ed una bionda erano avvinghiati accanto alla moto di lui. 
Gabriele s'avventò su Luca, il sangue si sparse sul tappeto, e Roberta agguantò il telefono e chiamò la Polizia. Gabriele se ne accorse, ma Luca lo trattenne.
Denunciare Gabriele fu la cosa più difficile della sua vita, ma anche la migliore. Luca ne uscì solo col labbro spaccato. Lei col cuore in frantumi.
Attraverso il getto d'acqua riusciva ancora a scorgere macchie violacee e giallognole sulla pelle, che coprì con una buona dose di bagnoschiuma. Quando poi il peso dei ricordi iniziò a diventare insopportabile, uscì.
Si vestì alla meno peggio, fece uno chignon coi capelli ed uscì. Era così bello il sole sulla pelle.
Salì due gradini alla volta davanti ad una casetta rossa a schiera. Fece un bel respiro, e bussò. 
Una donna sulla cinquantina aprì il portone con in mano un asciugamano, che le cadde a terra dalla sorpresa.
"Ricominciamo dalle cose importanti", pensò Roberta. Poi, con un sorriso, disse: "Ciao mamma."
La donna la stritolò in un abbraccio profumato di casa.

Pareri? Mi sono lasciata troppo andare? Un bacione!
Ivy


domenica 10 marzo 2013

Una donna matura


Buonanotte a tutti, specialmente alle donne! Auguri in ritardo! Avrei voluto scrivervi l'altro ieri, ma ahimè ho preferito gli spogliarellisti... (sognare fa bene dai :D) E a dir la verità mentre scrivo è il 10 marzo solo da qualche minuto, perciò è come se fosse il 9.
Tralasciando gli scherzi, siccome il tanfo delle mimose non m'ha ancora soffocato sono qui da voi, a regalarvi un racconto che ho scritto durante un'entusiasmante conferenza sui topo-ragni-elefanti... Buona lettura ;D 
[Consiglio di leggerlo con accento toscano]

C'ero una volta - e ci sono ancora - io, colei che ha capito troppo tardi cosa significa "vivere". 
Divertente, vero? Quando non puoi più far nulla hai voglia di far tutto. 
Ebbene, m'è successo di passare quarant'anni col mio uomo. Un bell'uomo, ma soprattutto un grande amore... Non mi fraintendete, non rinnego nulla, anzi. Ma purtroppo un giorno decise di fare una partita di calcetto fino a mezzanotte, e... ha incontrato un ubriaco in auto. Che me l'ha messo sotto senza tanti preamboli. Io lo dicevo che il calcio fa male, ma nessuno mai m'ascolta! 
Fatto sta che sono diventata vedova. A cinquant'anni. 
Eeeh... Io avevo sempre vissuto con lui... Cucinavo, stiravo, stavo in casa insomma. Una vita intera, sapete? Una casalinga modello! E beh, quasi sessant'anni, non saper fare un tubo, zero secs appil, ho deciso di darmi alla pazza gioia! Se ci riescono dalla De Filippo i nonnetti di novant'anni, ci riesco pure io, o mi sbaglio?
E così mi sono messa tutta in tiro e sono andata a spendere la maggior parte dell'eredità... Ho voluto taaanto bene al mio maritino, ma la vita va avanti! Spero che lui volesse così...
Beh, grazie a Dio a Firenze ho trovato un ottimo chirurgo che m'ha fatto il botocs e mi hanno stirato il viso (così ha detto il medico). Poi sono andata in quel negozio tutto d'oro, come si chiama... Ah si si, Scianel, e ho comprato un vestitino caruccio caruccio - in tutti i sensi! - ed una borsetta. Santa Madonna scusatemi, no, la borsa era nel negozio colorato, la Ghess! Ed anche le scarpe di vernice, ma non tinte, solo tutte lucidate come una teiera d'argento.
Sicché così conciata sono andata dalla Marisa, la parrucchiera del mio quartiere, e tra un gossip ed uno scuup m'ha fatto una messa in piega che mi garba in un moodo... Un bisciù, come dicono i francesi.Dopo qualche giorno mi sono presentata in un localuccio che m'aveva consigliato la Marisa. Davvero un bel posto,  con le luci sbrodoscopiche e i cockteil di frutta... Immaginatemi, dopo trent'anni di nuovo sui tacchi, letteralmente tirata a nuovo, sembravo un pò la nonna di Barbie. Ed arrivata li che si fa? Ringraziando il cielo era un locale per gli -anta, perciò c'era musica poco ggiovanile...
Così mi sono seduta su uno sgabellino, stando attenta allo spacco del mini dres... Davanti a me c'era un barmen caruccio, ma troppo giovane, sui trent'anni... Che mi dice: "Cosa preferisce bere signora?" E lì mi sono incacchiata! Signora! A me! Signora, dopo che avevo speso tutti i soldi del mio povero defunto marito per avvilupparmi a gioielli vari... Eh no! Al che mi stavo per alzare per uscire dal locale, quando un uomo - anche piuttosto affascinante - m'ha trattenuta. A quanto pare gli garbavo... Dice che potrei fare la modella! Che bella cosa! Mi sono ravvivata la chioma, ho sbattuto le ciglia, ho lisciato il vestitino e ho bisbigliato: "Ma che davvero?"
"Eccerto!" 
M'ha offerto da bere... Non ricordo cosa... E poi ho firmato il contratto. Me l'ha riassunto lui, che cariiino, così non ho dovuto leggere quelle cose noiooose... E poi sono andata a casa. Ed ero alleeegra...
Il mattino dopo però non mi andava il bancomat alla Lui Vitton. Ero preoccupata, così sono andata in banca e.. Non c'era più nulla! Insospettita, sono andata all'indirizzo del biglietto da visita, ma c'era solo un gelataio ... Avevo un mal di testa. Poi sono andata dai carabinieri... E la signorina mi ha detto che m'aveva truffata. M'aveva rubato tutto! I soldi della buon'anima di mio marito...Ci sono rimasta davvero male. Io volevo fare la modella!
Sicché... Ho comprato un giornale di annunci per lavoro - ovviamente assieme a Vaniti Feir, che Giuseppe mi tiene sempre da parte...
Mi sono vestita come la Giolì e mi sono presentata a tre provini. Ci credete? Non m'hanno preso! Perché non sono brava col piccì. Quindi sono andata a fare un advansed cours di compiuter... Gli ultimi euri che avevo... Spesi per un laptop... In seguito sono tornata ai colloqui con in testa arduer, softuer, uord, ecsel, fails... Mi sono pure iscritta a Feisbuck... Convinta di farcela...
E invece no. Non m'hanno preso comunque. Hanno preferito ragazzine giovani. Tutte tette e culo, qualcuna anche un pò di bravura.
Che amarezza.
Alla fine ho deciso di rinunciare. Basta così... Per citare la Cinquetti, non ho l'età. Sono tornata a casa, mi sono tolta i tacchi, mi sono struccata, mi sono infilata in un pigiamone extralarge e ho ripreso il mio lavoro all'uncinetto, col gatto sulle ginocchia, da brava pensionata. Ho venduto qualcosina, e grazie a Dio avevo ancora i risparmi di una vita sul mio conto.
Ho imparato che la vita è una sola, così come la giovinezza. La vita va vissuta finché si può: bisogna amare e farsi amare, divertirsi e divertire. Tuttavia, ogni cosa ha la sua età. E bisogna rispettarla.
E poi, Firenze è così bella vista dalla finestra...




Che ne pensate? Donne, commentate!
Good Night <3

Ivy


martedì 19 febbraio 2013

Il maledetto: chi "ce la fa"

Disegno Presentatore televisivo pitturato su IvyVazQualche giorno fa mi sono imbattuta per caso in questo articolo, scritto da Pierluigi Sacco (economista dell'arte): La maledizione del vincitore.Lo stesso concetto esprimeva qualche ora dopo Filippo II in Alexander, solo che riferito agli Dei. Ma gli Italiani non stanno forse all'Italia come gli Dei stavano all'Olimpo?Già da un pò di tempo riflettevo a mia volta su questo concetto, l'odio verso le persone che "ce la fanno", che non rimangono sconosciute, che desiderano diventare qualcuno nella vita. E di conseguenza lo scopo della nostra esistenza.E' colpa degli invidiosi? E' colpa di chi fa successo? Decretate voi quale sia la causa. Io dirò la mia - o meglio, la scriverò.Io credo che nella vita lo scopo recondito di ognuno sia diventare un personaggio pubblico, riconosciuto: perché viviamo in una società che si basa sulla comunicazione, sulla televisione, sui mass media e sulla pubblicità: non a caso numerosi bambini dicono alla maestra "Da grande voglio fare la ballerina/il calciatore/il cantante/l'attrice" e chi più ne ha, più ne metta. Ma perché? Perché si guadagna tanto? No, questo i bimbi non lo sanno. Perché si parla di te. Si parla male, si parla in modo giudizioso, si parla bene, ma SI PARLA. E' questo ciò che per anni l'animo umano ha voluto: divenire qualcuno, essere ricordato.
Io dico sempre che se nella vita non diverrai qualcuno, non vivi. Che nasci a fare? Per venire dimenticato? Allora è inutile. Il successo sta alla base di tutto. Allora come mai i sognatori, che volevano divenire attrice, cantante, calciatore, ballerina, poi divengono altro?Perché servono anche muratori, elettricisti, idraulici, direte voi. Ebbene, vi do ragione. Però non potrebbero aver smesso di lottare per quegli stessi sogni che una volta li portavano avanti? Non potrebbero aver mollato quei loro idoli, perché convinti che "prima o poi si cresce"? O peggio ancora, il fulcro di questo mio post: qualcuno potrebbe aver tranciato loro le ali, chiuso i loro cassetti, cambiato le loro fragili idee? Gianni Morandi diceva "Se sei a terra non strisciare mai/ ti diranno sei finito, non ci credere/ devi contare solo su di te/ uno su mille ce la fa/ ma quanto è dura la salita"... Che si riferisse proprio a ciò? Parlando tanto di crisi, non stanno forse tentando di metterci... in crisi? Le abbiamo davvero provate tutte per divenire "famosi" nel nostro ambito?
Ma torniamo in carreggiata: supponiamo che su 25 alunni di una classe almeno uno divenga famoso. Divenga... Ballerino. Famoso ovunque. Gli altri 24, gelosi, vorranno avere un pò di celebrità: chiameranno il nostro Billy Elliot e gli diranno "Ciao, ti ricordi di me? Sono il tuo amico delle elementari... Quello che per finta diceva che eri grasso! Mi manderesti due autografi... O ancor meglio, mi faresti salire sul palco?" Billy (ormai l'ho battezzato così) potrebbe dire "no, non si può per regolamento"... E lì scatterebbe il putiferio. L'invidia prenderebbe piede: il compagno andrebbe nel salottino di Barbara d'Urso a raccontare che il suddetto Billy era grasso alle elementari, e che... Boh, che picchiava tutti i bimbi, che alle superiori si drogava, che gli aveva rubato la ragazza, qualunque cosa - vera o presunta - che potesse screditare il ballerino. Che, volente o nolente, sarebbe automaticamente etichettato come grasso, violento, drogato, bastardo. Poi la gente vedrà se crederci o meno, intanto qualcuno ci crederà.Ebbene, questo è uno dei nostri esempi: il successo non perdona.Chiaro esempio è Belen Rodriguez: cosa fece mai quella donna per essere odiata tanto? Amò, ed ama ancora. Fece il suo lavoro, di soubrette, cantante niente male, ballerina provetta. Disse la propria opinione. Eppure è odiata da più della metà della popolazione: perché è bella, perché è brava, perché ha successo. Perché ama ed è ricambiata, e tra un pò sarà anche madre. Perché vive. Primo: se ce l'ha fatta lei, perché noi non possiamo farcela? Secondo, per chi dicesse "ah, lei è Belen, lei è bella, lei è brava": non siamo forse bravi anche noi in qualcosa? Non siamo forse anche noi determinati a divenire qualcuno? Non siamo amati anche noi, non amiamo anche noi? Con noi intendo ovviamente le persone che non fanno (ancora) parte dello Star System. Ma allo stesso tempo: vedendo quanto è odiata lei, davvero vogliamo essere odiati anche noi? Davvero vogliamo vivere con i fotografi alle calcagna, i rotocalchi che parlano di noi, la vita privata tutto meno che privata?Detto ciò, vi starete dicendo: ma questa si contraddice! Prima sbraita che bisogna divenire qualcuno, poi che il successo
non perdona!

Ahimè, avete ragione! Il concetto è: dobbiamo divenire qualcuno, ma allo stesso tempo sappiamo già in partenza che saremo derisi, odiati, invidiati, sputtanati (per essere un pò volgari. Ma rende bene l'idea).Dunque che fare? I 24 bambini scelsero di essere dimenticati ma di vivere in tranquillità. Quel bambino scelse di vivere, perché la vita è una sola, e non va sprecata...In conclusione, il messaggio che vorrei che v'arrivasse è: rischiate, o verrete dimenticati. Non lasciate volar via i vostri sogni, o finiranno nel dimenticatoio. E' un consiglio, un'esortazione, non un obbligo, ma è il più veritiero che io vi possa fare, ve l'assicuro...Forse io non sono nessuno (ancora) per dire tutto ciò, ma almeno ve lo scrivo, e con queste mie parole tento di dimostrare che non voglio essere dimenticata un giorno: poiché sono certa che se non diverrò qualcuno mi sentirò come se avessi fallito, come non essere mai esistita. Poi pagherò tutte le conseguenze del caso. Ma almeno vivrò. Dio - ed i miei genitori - m'avranno fatto venire al mondo per qualche buon motivo, o no?La vostra predicatrice in erba, Ivy

P.S. Inutile dirvelo: scrivetemi le vostre opinioni, sono ben accette!