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martedì 23 settembre 2014

Buio

Silenzio assordante.
Non si vede nulla.
Avanza, un passo, poi un altro. Apre gli occhi, li chiude.
Stessa cosa.
Ignoto e mistero s'intrecciano mentre continua ad avanzare. Il timore dell'oblio racchiuso nel suo petto che s'alza e scende, come se avesse finito di correre da poco. Invece cammina, non fa altro da... Quanto? Non saprebbe dirlo con esattezza. Da un po' suppone.
Si limita a camminare, a lottare contro il freddo che le ha rubato le mani e contro il caldo che s'è impossessato della sua gote, contro quel corpo che non è più suo.
Ma la mente? Dov'è finita? Sono metri che non la sente. O ha percorso solo qualche centimetro?
Non lo sa, non lo sa, non sa più nemmeno chi è. Si aggira fendendo l'aria, sempre che sulla Terra si trovi, non sente più i suoi pensieri, odori, sapori, non sente nulla.
Ed è peggio del sentire urla di dolore, peggio della carne che si lacera.
Si ferma. Crede di sentire il respiro che si condensa in nuvolette, difficile dirlo senza poter vedere nulla. 
Si trova all'aperto? In una stanza?
Ricorda molto la selva oscura dantesca. Lo struggimento che prova è il medesimo. La paura cieca, e non solo in modo figurato. Virgilio? Beatrice? Una guida?

Facendosi coraggio ripete i versi: Ed una lupa, che di tutte brame / sembiava carca ne la sua magrezza, /e molte genti fé già viver grame, 
questa mi porse tanto di gravezza / con la paura ch’uscia di sua vista, / ch’io perdei la speranza de l’altezza. (Inf. I, 49-54) Forse si stava avviando verso il monte della salvezza - salvezza da cosa? Dalla sua vita, dai fallimenti, dalla felicità terrena? Stava andando a cercare una vita migliore, o stava per percorrere la via della perdizione, destino di infelicità eterna?
Il cuore, sente il cuore battere, le batte nelle orecchie, nel collo, il battito si propaga dentro il suo corpo, o forse esce fuori non lo sa, non sa.
Una luce! Vede una luce, corre verso essa. Però è così piccola, e si allontana sempre di più... 
Un'allucinazione?
Si ferma, basta. 
Flette le ginocchia, si getta a terra. Solo ora prova a respirare, a togliere la morsa che stringe le sue membra tirate allo spasmo; affonda le dita nel terreno. Sembra umido, simile a terriccio... S'insinua sotto le unghie come fanghiglia, sostituendo la paura, lasciando posto a... Rassegnazione? Sì, crede sia quella.
Si lascia cascare mollemente. E se fosse un bosco? No, non ha incontrato alberi, e non c'è odore di natura, no, è tutto così asettico... Fa freddo, caldo? C'è un'uscita? Perché? Cos'ha fatto di male?
Questa è la fine?

Apre gli occhi. È nello stesso posto, solo che stavolta la luce c'è davvero, o almeno così crede. 
Si alza, prima con fatica, poi quasi inciampando sulle sue stesse gambe, corre verso quel punto bianco che diventa sempre più grande, si espande, non vede nulla, accecante salvezza...

- Francesco, scegli la tua via. O Laura, o Dio. -



Buonasera miei cari lettori.
Vedendo le meravigliose +9000 visualizzazioni, non posso che ringraziarvi di cuore e regalarvi un testo!
Sinceramente mi sono imposta uno stop obbligatorio fino a quando non avessi finito un testo... Che alla fine ho mollato!
In questi due mesi comunque ho lavorato presso lo stupendo Centro Servizi Culturali Santa Chiara, e successivamente è iniziata la scuola e... un compito tira l'altro! Quindi non sono stata proprio tutto il tempo sul divano ;)

Perciò ribadisco le parole auree: SCUSATE e GRAZIE. Di cuore!

Bacioni,
La vostra Ivy

PS: avete indovinato chi è il soggetto?

lunedì 14 ottobre 2013

Il Cielo partendo da Zero

Quante volte ho guardato al cielo,
ma il mio destino è cieco e non lo sa,
e non c'è pietà, per chi non prega e si convincerà,
che non è solo una macchia scura,
il cielo...
Quante volte, avrei preso il volo,
ma le ali le ha bruciate già
la mia vanità, e la presenza di chi è andato già
rubandomi la libertà,
il cielo...
Quanti amori conquistano il cielo,
perle d'oro nell'immensità,
qualcuna cadrà,
qualcuna invece il tempo vincerà,
finché avrà abbastanza stelle, il cielo...
Quanta violenza sotto questo cielo,
un altro figlio nasce e non lo vuoi
[Pubblico] Amalo!
Gli spermatozoi, l'unica forza
tutto ciò che hai,
ma dimmi... Ma che uomo sei...

[Pubblico] Se non prendi un barattolo di vernice insieme a me
e ricominciamo a dipingere questo mondo grigio
questo mondo così stanco,
dell'amore che vuoi,
dell'amicizia che rincorri da sempre.
Dipingiamolo di noi,
di noi zerofolli,
di noi zeromatti,
a noi che basta un sorriso, una stretta di mano...

[Renato] E a me che basta dirvi... Vi amo!

Buonasera miei piccoli Crazy lettori! Stasera vorrei partire da Zero, con la meravigliosa canzone "Il Cielo".
Il Cielo... Quante rappresentazioni che ha ricevuto negli anni! Partendo da Aristarco, passando dai nove cieli di Dante, arrivando alle teorie di Copernico, sul piano scientifico non ha mai avuto problemi di noia. E nemmeno su quello filosofico: è stato manipolato come plastilina, moltiplicato, diviso, divinizzato, cotonizzato ("Mamma, guarda le nuvole, sembrano cotone!"), talassizzato ("Il cielo azzurro che si confonde col mare..."), colorato ("Azzuro come te, come il cielo e il mare, e giallo come luce del sole", cit. Modà), etc.
Quante volte al giorno usiamo il povero e maledetto cielo? "Oh cielo, mi sono fatta male...", "Non alzare gli occhi al cielo con me!", "Non ti ho chiesto mica il cielo!", "Gli è caduto un pezzo di cielo in testa!"  e così via... 
Se pensiamo che ora è dato per inesistente... Eh sì, il cielo non esiste, è un'illusione ottica dell'universo. Che sia dunque una metafora divina?
"Quante volte ho guardato al cielo"... Lassù, ci insegnano fin da piccoli, c'è qualcosa di magico. Chi dice ci sia il Paradiso, chi Dio in persona - ma è una persona Dio? Non divaghiamo -, chi gli angioletti, chi quella persona cara che è scomparsa da poco. Con qualunque accezione lo si veda, lassù c'è qualcosa di mutevole: s'arrabbia coi lampi, sorride col sole, singhiozza con la pioggia, si rabbuia con le nuvole. Non a caso per i Greci Zeus stava sulle nuvole!
Dunque in realtà cos'è il Cielo? Un cumulo di sogni umani? Metafora di libertà (cit. Zero)? Siamo noi, è il nostro destino, è Dio che ci comunica come fare a vivere? Maybe.
Vi è mai capitato di dire "Caspita, volevo fare questo ma piove..."? Significa che non era il momento di farlo! E i bellissimi tramonti, nei momenti più dolci? Pensate che bel Dio abbiamo, ci concilia anche il flirt! ;D
Scherzi a parte... "Quanti amori conquistano il cielo, perle d'oro nell'immensità, qualcuna cadrà, qualcuna invece il tempo vincerà, finché avrà abbastanza stelle, il cielo..." Rappresenta bene l'idea dell'amore che esso ci trasmette (o almeno ce prova). Affidare la propria storia alle stelle è un luogo comune che dura da tempi immemori, così come baciarsi al tramonto (/sotto le stelle/con la luna piena/etc.).
E la pioggia che cade quando si è tristi, confondendo lacrime e gocce, tristezza allo stato puro? Quanti anni di storia del cinema ricamata a fil di cotone nuvoloso sullo stesso pezzo di stoffa azzurra e cristallina!
E la neve cade da quel luogo tanto sacro, poi tu te butti sul cumulone e muovendo come un idiota le braccia e le gambe tipo esercizio di pilates fai... l'angelo! Quest'immagine si trasmette anche nella vita di tutti i giorni!
Torniamo sempre al sacro... "E non c'è pietà, per chi non prega e si convincerà, che non è solo una macchia scura, il cielo..."
Dunque cos'è il Cielo?
E' Dio, immenso, sine orizzonti? O è una creazione di Dio?
Illuminante è questa comparazione con la vita, del dott. Mattia Loy, Il Cielo metafora della Vita (ehe, in questo periodo le metafore della vita sono il mio chiodo fisso :D). Quindi è una gigantesca metafora?
E' un luogo che dovremmo ricominciare "a dipingere [...] dell'amore che vuoi, dell'amicizia che rincorri da sempre", come il mondo di Renato (o meglio, dei suoi Sorcini). E' un mondo che vede troppe cose brutte in parallelo a quelle belle ("Quanta violenza sotto questo cielo, un altro figlio nasce e non lo vuoi..."). E' uno specchio, che riflette la Terra a chi sta lassù.
E per voi? Cos'è il cielo? Scrivetemelo.
A questo punto, non posso che concludere con queste parole...

"A me che basta dirvi... Vi amo!"
Yours, Ivy

mercoledì 9 ottobre 2013

Vita - Il Ritorno

Salve gente!
Oggi vi propongo la versione integrale ed originale del "mitico" (inteso come leggendario) testo su Vita... Purtroppo per il concorso necessitava di tagli, ma mi sembra giusto proporvelo :D
Buona lettura!

Simo s’avvicina all’albero silenziosamente. Avvicina piano la manina scarna alla corteccia ruvida, la posa su un punto libero dalla resina appiccicaticcia e poggia la gemella su un frondoso ramo poco più su. Un passetto alla volta, accosta il petto all’arbusto, i piedi alle radici. A quel punto chiude gli occhi. E assapora la dolcezza di quell’abbraccio.
Da quando la maestra Verda ha raccontato la storia di Vita, apprezza ogni cosa del Bosco, e una volta al mese ripercorre il viaggio di quella che ormai è diventata la sua migliore amica.
Staccatosi dalla stretta vigorosa della pianta, prende un bastone caduto lì vicino – chiedendo scusa e assicurando che sarebbe stato solo un prestito – e s’incammina verso l’inizio del viaggio: le Montagne della Protezione.
Con agilità raggiunge il Ghiacciaio chiamato Padre. Si siede sul bordo, poggia i piedi accaldati nella frescura del Padre, chiude gli occhi e abbandona la testa all’indietro. Rimane per un po’ in questa posizione, fino a quando i suoi piedi cedono al freddo e diventano quasi blocchi di ghiaccio.
Scende, il bastone a sostenerlo, e racconta al Bosco il Percorso di Vita, a voce alta.
“In un giorno di caldo, quando il Sole – chiamato Felicità – lambiva Padre fino a farne sciogliere la superficie, nacquero tante piccole Gocce, abbastanza da formare un fiume che Madre Natura battezzò come Vita. Vita procedeva placido lungo il Versante dell’Infanzia, sorretto dalla Protezione di Monte, felice di tutte le cose che lo circondavano. Giunto al Crepaccio dell’Adolescenza, iniziò a corrodere Monte, a tentare di staccarsi da lui il più velocemente possibile; tuttavia, proprio quando raggiunse la Vallata della Maturità, Vita iniziò a pentirsi degli errori commessi (o almeno così pensa Simo)… Ma ormai era tardi per rimediare.”
Salta giù dalle ultime rocce, si ferma un attimo a bere dalla sua borraccia e mangia un po’ di carne essiccata. Dunque si rimette in marcia, la voce roca.
“Sfociando appieno nel Bosco Esistenza, senza più una guida, Vita iniziò a trovare le prime difficoltà. Sul suo Letto, Mente, iniziavano a comparire i primi ostacoli, rallentando il suo corso e riducendo drasticamente la sua corrente. Si aggrappò disperato alle Sponde Amiche, sfociò su di loro quel poco che bastava a non travolgerle. Loro lo sostennero, fino a che non corrose tutte le Preoccupazioni, lasciandole al Passato, che non avrebbe mai più ripercorso.
Nel frattempo le radici degli Alberi, Saggezza, lo attingevano per sopravvivere, cedendo in cambio parte di loro. I Fiori, Bellezza, avevano radici troppo corte per arrivarci, e appassivano subito.
E’ a questo punto che scoppiò Incendio. Odio, Rabbia, Stupidità bruciarono anni e anni di Saggezza e piombarono in Vita.” Simo si siede su un tronco mezzo bruciato. Immerge la mano nella cenere. Gli occhi gli diventano lucidi. “Vita però non cedette: combatteva, travolgeva, avviluppava acqua e terra, prese il sopravvento. Si sarebbe voluto fermare a piangere i danni, ma non c’era tempo. Bisognava andare avanti.
Scorrendo, Vita incontrò un altro Corso, Amore. I due, facendosi forza l’un l’altra, divennero un solo Fiume, che lasciò che il passato divenisse solamente un suo affluente, che l’alimentasse ma non fosse l’unica cosa importante al mondo.
Numerose foglie secche, Tempo, cadevano da Saggezza e si posavano sulla superficie trasparente. Piano piano la soffocarono; i raggi di Felicità, che un tempo aveva rischiarato Vita a tempo pieno, faticavano a giungere a destinazione. S’aggiunsero al tempo anche cumuli di Nuvole, Tristezza, facendo cadere Lacrime nel fiume, che s’ingrossò, divenendo più forte. E proprio quando Vita divenne forte e felice, gli amici l’abbandonarono. Di colpo precipitò in un burrone, come una cascata, Gelosia: le Sponde lo abbandonarono, picchiò al suolo formando tante onde spumeggianti, si ritrovò solo. Si estese su un terreno largo e profondo e, quando pensò che tutto fosse perduto, eccoli lì, nuovi amici, che lo presero per mano fino a raggiungere di nuovo la grandezza iniziale, lasciandosi alle spalle un grande Lago, Solitudine.
L’Emissario, più vigoroso del precedente Immissario, finalmente vide la destinazione. La Foce a Delta, Ignoto.” Simo si copre con una mano gli occhi, accecato dal Tramonto, Tranquillità. Questo è il pezzo di storia che preferisce, quello che rivive ogni sera, a prescindere da dov’è in quel momento. Abbassando il tono della voce, conclude: “Infine, Vita scomparve fra gli Isolotti, mentre nell’Alveo Figlio proseguì il suo tragitto, sfociando nel Mare, Futuro.” Simo alza gli occhi al cielo. Luna, con le figlie Stelle, Speranza. Simo le sorride sempre appena la vede, convinto che anche Vita faccia lo stesso, dal profondo dei suoi Isolotti. Perché dopotutto, il Buio, Disperazione, non vince mai.

Spero vi sia piaciuto... Quale avete preferito? Il primo o il secondo? Commentate!
Ivy

mercoledì 2 ottobre 2013

Encomio Speciale

Cari lettori, care lettrici, buonasera!
Today voglio condividere con voi un grande onore che mi è stato concesso dal Caffè Letterario La Luna e il Drago: in occasione del V Concorso Letterario La Luna e Il Drago a tema: "IL VIAGGIO METAFORA DELLA VITA - Viaggio tra i ricordi, nel tempo passato o in futuro immaginato, nella nostalgia di tempi lontani come nella realtà di ogni giorno in un percorso già fatto o ancora da fare tra incontri, esperienze, addii, arrivi e partenze. Viaggio visionario nel tempo e nello spazio alla ricerca di altre realtà ed altri mondi. Viaggio introspettivo in se stessi. Il viaggio in ogni sua forma senza limiti di tempo, di spazio e di fantasia.", mi è stato consegnato l'Encomio Speciale Giovani Penne d'Autore; inoltre il mio testo è stato inserito nell'Antologia "Il Viaggio Metafora Della Vita" a cura di Anna Montella (Libro). Infine, il Caffè ha realizzato un Video-Trailer per introdurre il mio racconto breve.
Ed ecco allora per voi il racconto, sperando che vi piaccia... Buona lettura!


In un giorno afoso  il Sole, Felicità, lambì il Ghiacciaio Padre, sui Monti Protezione, facendone sciogliere la superficie. Nacquero tante piccole gocce che formarono un Fiume, battezzato da Madre Natura col nome di Vita.
Vita iniziò a serpeggiare lungo il Versante Infanzia, sorretto da Protezione, felice di tutte le cose che lo circondavano. Al Crepaccio Adolescenza, però, cominciò a corrodere Monte, per staccarsi da lui il più velocemente possibile. Solo quando raggiunse la Vallata della Maturità iniziò a pentirsi degli errori commessi, ma era tardi per rimediare.
Sfociato nel Bosco Esistenza, senza più una guida, Vita iniziò a trovare altre difficoltà. In fondo a lui infatti, sul Letto detto Mente, ostacoli gravosi rallentavano il suo corso, riducendone drasticamente la corrente. Vita si aggrappò disperato alle Sponde Amiche, che lo sostennero fino a che non corrose tutte le Preoccupazioni, lasciandole al passato. Nel frattempo le radici degli Alberi, Saggezza, lo attingevano per sopravvivere, cedendo in cambio parte di loro. I Fiori, Bellezza, avevano radici troppo corte per arrivarci, e appassivano subito.
All’improvviso scoppiò Incendio: Odio, Rabbia, Stupidità bruciarono anni di Saggezza e piombarono dentro Vita, che però non cedette e spense le fiamme. Purtroppo non c’era tempo per soffrire, bisognava andare avanti.
Scorrendo, Vita incontrò un altro Corso, Amore. I due, facendosi forza l’un l’altra, divennero un solo Fiume, che lasciò che il passato divenisse solamente un suo affluente.
Numerose Foglie secche, Tempo, lasciarono Saggezza posandosi su Vita fino a soffocarlo; i raggi di Felicità, una volta sempre presenti, faticavano a raggiungerlo. S’aggiunsero cumuli di Nuvole, Tristezza, che fecero cadere Lacrime, ingrossandolo. Vita divenne più forte; ma, divenendo possente e felice, gli amici l’abbandonarono: cascò in un burrone formando una cascata, Gelosia, e picchiò al suolo con onde spumeggianti.
Si ritrovò solo, su un terreno largo e profondo. Eppure, quando tutto sembrò perduto, trovò nuovi amici che lo aiutarono a tornare quello di prima. Si lasciò alle spalle un grande Lago, Solitudine; l’Emissario, più vigoroso del precedente Immissario, finalmente arrivò a destinazione. La Foce a Delta, Ignoto.
Vita scomparve fra gli Isolotti, mentre nell’Alveo Figlio proseguì il suo tragitto, sfociando nel Mare, Futuro.
Vita continua ancora a guardare il cielo, e sorride alla Luna, Speranza, e alle figlie Stelle.
Perché il Buio, Morte, non vince mai.

Grazie di cuore.
Ivy

lunedì 1 luglio 2013

Le tre pietre del Castello

Buona sera boys & girls! Oggi ho in serbo per voi un raccontino... Fantasy. Voliamo assieme...

Quella sera sembrava una serata tranquilla, fatta come sempre di giochi e allegria. Reddy saltava sul materassone di foglie col fratellino Blune, Pinkie giocava con la spugna di mare e mamma Whithie cucinava involtini di zucca. Forse proprio per questo tutti e quattro saltarono in aria per lo spavento, quando qualcuno bussò alla porticina di legno di cedro, rischiando di farlo crollare.

Whithie posò la zucca e il coltello e intimò il silenzio ai figlioletti. Poi con passo felpato s'avvicinò alla credenza e prese una padella di granito, dunque s'avvicinò allo spioncino di rugiada. Fuori, controluce,  sostava un vecchio. Le rughe avevano solcato il suo viso, le guance incavate denotavano un lungo digiuno. La barba incolta e le unghie ricurve mettevano paura, il mantello nero e lercio ricadeva a terra, trasportando la polvere del selciato sul grazioso tappetino d'erba intrecciata.
"Chi è?" chiese Whithie, la padella pronta a colpire.
"Salve signora Colours, sono McLaudern, il guardiano del faro."
A quelle parole, i bimbi corsero sotto il tavolo. Guardarono imploranti la madre, supplicandola con gli occhi di non aprire il portone.
"Sono solo leggende" mormorò lei al loro indirizzo. Poi girò la chiave e spinse la maniglia, senza però togliere il chiavistello.
"Cosa vuole?"
"Suo marito è sparito da un mese, vero?"
"Si. E allora?"
Il vecchio tirò fuori una busta verde, strappata in più punti ma col sigillo ancora intatto. Whithie tese la mano e la prese con le unghie. Storse il naso quando percepì il tanfo di pesce. Sopra, il suo nome.
"Blacko mi disse di darvela se non fosse tornato entro... Ieri."
"Grazie, signor McLaudern." Fece per chiudere la porta, ma il vecchio, con incredibile forza, spinse la mano contro il legno, facendolo scricchiolare. I bimbi gemettero.
"Signora, la strada dal faro a qui è lunga, e io sono vecchio..." disse sorridendo. I denti, stranamente bianchi, contrastavano col resto.
Whithie chiuse la porta, prese due monete d'argento, la riaprì e gliele porse. L'uomo s'inchinò e scomparve per magia. "Assurdo" mormorò lei.
Whithie si gettò su una sedia, la lettera in mano. I figli le si attorniarono.
"Vediamo cosa c'ha scritto papà..." disse loro con le lacrime agli occhi. Staccò la ceralacca, e la
lettera prese vita. Il foglio si spiegò, le parole iniziarono a vorticare e si risistemarono in aria. La voce del marito risuonò nel piccolo salottino.
"Ciao piccoli, ciao Whithie" esordì. "Sarò sparito da circa un mese quando riceverete questa mia. Si, la leggenda è vera, il signor McLaudern è un vecchio stregone intrappolato nel faro. Non ci andate mai da soli.
"Il signor Graphit, il grande mercante, mi ha preso nella sua ciurma. L'operazione che dobbiamo fare è molto rischiosa, a voi figlioli piacerebbe: dobbiamo sfuggire ai pirati e portare la merce nell'Oceano Di Là. Se i pirati ci prenderanno, dovete fare ciò che c'è scritto qui."

Whithie e Reddy percorsero i portici facendo attenzione a non toccare la luce. Quella era l'ora del coprifuoco, quando la Luna Somma bruciava la pelle. In silenzio sgattaiolarono dentro al Castello Sforso.

Come descritto nella lettera, il portone secondario era scardinato. Spinsero il portone ed entrarono: sopra un cuscino porpora, vi stava una pietra blu che brillava di luce propria. Reddy, tirato fuori un sacco, la prese con delicatezza senza che fosse a contatto con la pelle. Poi mise il sacco nella bisaccia e proseguirono.
La seconda porta s'aprì alla luce della pietra. Dentro, tre cunicoli. I due esploratori presero il cunicolo in mezzo, sbucarono in una grotta e corsero verso l'ombra. La stanza, illuminata dalla Luna, recava al centro la seconda pietra. Si nascosero sotto un mantello, presero la pietra rossa al volo e corsero verso l'imbocco dell'ennesimo tunnel, l'ultimo. La pietra verde galleggiava in aria, sospesa a metri e metri dal suolo. Reddy tirò fuori una scala portatile, l'allungò e, con l'aiuto della madre, la prese. Infine, abbandonarono la scala contro il muro e uscirono dalla finestra, gettandosi su dei sacchi di farina.
Dunque Whithie baciò sulla fronte il figlio e gli bisbigliò all'orecchio una sola parola: "Va'". Gettò addosso a lui la polvere che c'era dentro la busta, e questi sparì. La Luna Somma tramontò.

Reddy si ritrovò su una nave lurida e malmessa. Come aveva detto il papà, s'accucciò in un angolo e aspettò che la sentinella passasse. A quel punto, corse sottocoperta, e strisciando trovò le prigioni.




Gli uomini erano ridotti in uno stato pietoso, boccheggiavano gli uni sugli altri. Ma appena il padre vide Reddy, spinse via il compagno e lo abbracciò. Prese le pietre, ricaricò un talismano al suo collo e si teletrasportò fuori dalla cella; corse verso la sentinella, che stava tornando indietro, e prima che lo picchiasse gli bloccò le braccia e gli parlò in una lingua sconosciuta. L'uomo se ne andò e ne venne uno più nerboruto e minaccioso. Blacko parlò anche a lui, poi gli diede le pietre. L'omaccione aprì uno scrigno e tirò fuori collane d'oro, che porse a Blanko. Dunque liberò tutti i commercianti, stringendo la mano a ognuno e stringendo Reddy al petto. Blanko raggruppò tutti quanti e li teletrasportò di fronte al Castello Sforso.

Whithie lottava contro i soldati. "Lasciatemi!" urlava, graffiando e mordendo.

Il coprifuoco era finito, e le guardie s'erano accorte della mancanza delle pietre. Le numerose impronte non avevano lasciato dubbi sulla ladra: Reddy era al sicuro, non essendo maggiorenne non aveva ancora impronte.
Venne appesa per i polsi e torturata con legni di palma. Lacerarono le vesti e tirarono i capelli. Quando sembrava arrivato il peggio, nella stanza si precipitò nella stanza Blacko.
"Aiutami..." mormorò Whithie, poi svenne. Blacko corse a sostenerla, mentre Reddy pagava le guardie con le collane d'oro.
Liberata Whithie, Blacko parlò alle guardie. Spiegò la situazione coi pirati, e chiese se le pietre erano recuperabili.
"Tra trecento anni" rispose l'anziano capo della sicurezza "le pietre ricresceranno dalla luce della Luna Somma e dall'umidità delle grotte del Castello Sforso. Fino ad allora, il Castello rimarrà al buio, e le guardie non potranno più proteggerlo, o rischieranno di venire risucchiati nell'oblio."
Whithie si sorresse al marito, e zoppicando tornarono a casa. Nonna Yello stava allietando Pinkie e Blune con una storia, che non venne mai finita.

I pirati grazie alle pietre conquistarono i mari d'Oltreoceano. La famiglia Colours, invece, grazie alle due collane d'oro rimaste non dovettero più commerciare nell'Oceano Di Là, ma s'impegnarono ad aiutare il signor McLaudern a gestire il faro, guardando ogni tanto all'orizzonte, per paura di rivedere pirati & co.


Che ne pensate? Abbiamo volato abbastanza in alto? Buonanotte! 

Ivy