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domenica 16 marzo 2014

Le scarpe fluo

Buonasera siori e siore!
Spero abbiate voglia di ridere perché io ne avevo parecchia... e allora Divertiamoci!

Christianne stava navigando su Hoopps.it come tutte le sere. Cercava un paio di scarpe perfette per la serata del giorno seguente, un paio di scarpe che sarebbero rimaste nella storia. Dovevano rimanere: l'indomani ci sarebbe stata la premiazione per le scarpe dell'anno, ed era riuscita ad aggiudicarsi tre premi di seguito. Un altro e sarebbe rimasta nella storia.
Mangiucchiandosi le unghie abbassava il dito sul touchpad, distesa sulla pancia, i piedini curati che andavano a destra e a sinistra. Improvvisamente lanciò un urletto degno dell'arrivo del fattorino di Zalando.
- Che è successo? Christianne stai bene? - Adèle, la sua coinquilina, corse trafelata nella camera dell'amica.
- Adèle le ho trovate! Sono perfette! -
Ormai rassegnata alla natura particolarmente espansiva di Christianne, Adèle si sedette accanto a lei sul copriletto rosso fuoco. - Fammi vedere... -
- Dimmi, non sono un ammmore? - Pose parecchia enfasi sulle emme, per sottolinearne il livello amoroso.
- Mmm, beh, di certo non passeranno inosservate. -
Le scarpe in questione erano un paio di décolleté giallo fluo, brillanti anche al buio. La marca si vantava di dare in dotazione persino la scatolo Glow in the dark.
Anche il prezzo, incredibilmente alto, prometteva di essere visibile anche al buio.
- Christianne - le fece notare Adèle, - tu non hai tutti questi soldi! -
- Ho già scritto una mail alla Hoopps... Ho diritto ad un mutuo! -
Adèle scosse la testa, andandosene.

La mattina del giorno dopo qualcuno suonò alla porta.
- Vado io! - urlò Christianne. Dalla stanza adiacente nessuna risposta, dopo una notte passata a lavorare Adèle se la prendeva comoda.
Christianne si guardò allo specchio con un gemito. Stava schiacciandosi un po' di brufoli, e il cerchiello che le teneva indietro i capelli faceva perfettamente pendant con la maglietta sformata extralarge.
Troppo tardi per rimediare.
Aprì la porta con una faccia da funerale, che si tramutò in un sorriso sfavillante appena visto il visitatore inaspettato.
Il fattorino della Hoopps.it era l'ideale divinità greca di Christianne. Alto, bruno, occhi chiari, fisico scolpito, sorriso migliore di Channing Tatum - che considerava il non plus ultra. Si tolse rapidamente il cerchiello e si ravvivò la frangia.
- Salve! Sarà stanco, vuole un caffè? Entri pure! -
- Veramente, signorina... - lesse la targhetta sul campanello. - Hompton... -
- No, io sono Cullighan, Hompton è la mia coinquilina. -
- Mi scusi... -
- Nessun problema. -
- Dicevo, signorina Cullighan, che sfortunatamente ho molto lavoro da fare, e mi trovo costretto a declinare l'invito. Ora, se può fare una firma qui... -
Per la prima volta in vita sua, Christianne firmò col suo nome completo - due nomi e tre cognomi, senza staccare mai gli occhi dal giovane, ora visibilmente a disagio.
- Ecco a lei. Scusi, è fidanzato? -
Lui arrossì. - No... -
- Bene, mi darebbe il suo numero? - "Se ci fosse Adèle mi ucciderebbe", pensò.
- Ahem... È sulla... È sulla scatola... Sa, in caso la merce vada sostituita... -
- Bene, allora un giorno di questi la chiamo per un caffè! Buona serata! -
E gli chiuse la porta in faccia.

La sera, Christianne, intenta a spolverare di borotalco il tubino nero per entrarci, non era riuscita a dimenticare il bel fustacchione della Hoopps, tanto che mise troppa polvere bianca e dovette toglierla col cucchiaino.
Mise un cinturone giallo fluo attorno alla vita e grandi orecchini dello stesso colore, una fascia nera sui capelli e brillantini sulle ciglia. Mancavano solo le scarpe.
Che non ricordava dove fossero.
Imprecando, abbassò la serranda, attenta a non rompersi le unghie impeccabili. Spense la luce e si girò verso la montagna di roba sul pavimento della camera.
Adèle la raggiunse e accese la luce. - Che stai facendo? -
- Spegni! - ringhiò lei, inginocchiata sul pavimento, circondata da vestiti di ogni sorta e scatole simili. - Sto cercando le scarpe! -
Adèle alzò gli occhi al cielo. - Nemmeno quando è l'unica cosa illuminata nella stanza trovi ciò che cerchi! Genio, sono sulla sedia. -
Christianne si girò verso l'altra parte della stanza. - Ah, giusto. Grazie. -
S'alzò e prese la scatola tra le mani. Davanti a lei troneggiava il numero del ragazzo. - Sai che ti dico? Io lo chiamo. -

Gordon entrò nel locale sovraffollato senza sapere nemmeno perché fosse lì. La ragazza stramba di quella mattina l'aveva chiamato e lui era andato. Il perché rimaneva un mistero anche per lui.
O almeno tale rimase fino a che la ragazza stramba non comparve davanti ai suoi occhi sotto forma di cigno.
Le scarpe fluo la facevano risaltare su tutti, ma si sarebbe notata comunque.
- Ciao! Non mi sono nemmeno presentata, non ufficialmente almeno. Sono Christianne. -
- Gordon. - Si strinsero la mano. - Come mai qui? -
- Per la gara di "MisScarpa"... Sono campionessa in carica, e vorrei continuare a rimanere tale! -
- A proposito... Quelle scarpe, io... -
Proprio in quel momento l'altoparlante gracchiò. - Christianne salga sul palco! -
- Oh, devo andare! Torno subito, fammi l'in bocca al lupo! -
Gordon la trattenne per un braccio. - Aspetta, Christianne... Io... -
Lei s'alzò sulle punte e lo baciò. - Anche tu mi piaci tanto. -
E lo lasciò come un pesce rosso.

Christianne salì sul palco, convinta di avere la vittoria in tasca. Tutti avevano apprezzato le sue scarpe, e aveva anche ricevuto un bacio da quel gran pezzo di figo di George. O si chiamava Garth? Boh.
- Allora signori e signore, c'è stato un ex-aequo! -
Il mondo si fermò. Si congelò. Si sgretolò.
- Eh sì! Perché la nostra Chris quest'anno ha comprato, per sfiga o per caso, le stesse scarpe di un'altra ragazza! Un applauso per... -
Lì, dopo aver fulminato con lo sguardo il povero Gulliver, che si sbracciava per stile che aveva consegnato due paia di scarpe uguali quel mattino, Christianne svenne.

I due non si rividero mai più. Ma Christianne portò sempre un tirapugni nella borsetta, in caso l'avesse rivisto.

Povero Gordon! Commenti? Buonanotte!
Ivy :*

martedì 10 settembre 2013

Giulietta se può impiccà!

Buondì cari lettori e care lettrici, come state? Perdonatemi l'assenza, ma dovevo recuperare i compiti :P Domani si ricomincia!
Allora eccovi un'avventura nella bella Verona... Sognate, sognate...

Giulia si fermò davanti a quell'insegna. Da anni sognava quel viaggio, e proprio quando era arrivata a destinazione era un po' delusa. Fosse stata lei il sindaco di Verona avrebbe tappezzato la città di insegne, indicazioni, fotografie di Shakespeare e della sua creatura. Invece lei aveva dovuto chiedere indicazioni, una volta scesa dal bus. Ma forse era solo colpa del suo orientamento.
Un respiro profondo. Le parole scavate nella pietra si scolpirono nella sua mente ancor prima di leggerle.
Queste furono le case dei Capuleti donde uscì la Giulietta per cui tanto piansero i cuori \gentili e i poeti cantarono.
Che dire? Pura poesia. Si lasciò alle spalle il negozio roseo e infiocchettato con la scritta 'Shakespeare' sulla tenda ed entrò nell'arcata di pietre.
Ai lati, tanti giovani innamorati avevano lasciato le loro scritte su due grandi pannelli un tempo bianchi. I più furbi, per guadagnare spazio, avevano aggiunto cerotti e pezzi di carta sopra alle scritte altrui. Dopo aver fotografato le più belle, Giulia proseguì.
Di fronte a lei, sulla sinistra, un centinaio di turisti bloccavano l'ingresso al negozio di souvenir. Più avanti una parete colma di lucchetti fucsia e oro faceva sembrare il Cuore di Verona  Ponte Milvio. Accanto, la statua di bronzo raffigurante la sua bella eroina risaltava grazie al seno consumato dalle mille e più mani giornaliere, fino a dorarne la superficie. Dopo aver fatto la foto di rito - combattendo contro una coppia di thailandesi e una famiglia di indiani -, finalmente alzò lo sguardo, lentamente, assaporando il momento... E lo vide.
Il Balcone più romantico della storia. Scattò due o tre foto, poi corse alla cassa ed entrò nell'elegante palazzo medievale.
S'incantò davanti agli affreschi relativi ai due amanti fino a rischiare di sbriciolarli con gli occhi. Tese le mani per toccare le ceramiche veronesi, bloccandosi a pochi centimetri; chiuse gli occhi e s'immaginò immersa tra le pieghe del vestito di velluto, distesa su di un largo tappeto davanti al camino...
- Amò, ma quanto ce stai in sto posto? E' umido mannaggia a te, mi fanno male i polpacci! -
Giulia alzò gli occhi al cielo. Perché aveva accettato che suo marito Romano venisse con lei?
Perché subito dopo ci sarebbe stata la partita Hellas Verona - Milan. E perché era la prima e l'ultima occasione per venire nella città degli sfortunati amanti.
- Taci burino, o te ce mollo e addio partita! -
L'uomo si zittì.
Giulia girò ancora per un'oretta. Si fece scattare dal marito una foto sul Balcone, e da un turista una foto sul Balcone col marito - che, ovviamente, aveva una faccia così annoiata che la donna di Caltanissetta chiese se piangeva per commozione o tristezza.
Prima d'uscire, si fermò davanti alla cassetta delle lettere del Club di Giulietta. La sua nipotina c'era stata qualche anno prima, e il Club aveva risposto alla sua letterina via e-mail. Perché non puoi farlo anche tu?, si disse. E scrisse dei problemi col marito, dell'amore per la tragedia shakespeariana, dell'idea di mollare tutto e trasferirsi a Verona come la sua quasi-omonima. La rilesse, pianse e la imbucò.
Uscì dal palazzo, concedendosi una sosta al negozietto Romeo <3 Giulietta - dove, stranamente, il marito le regalò una tazza e un portachiavi con un cuore a metà. La restante metà la tenne lui. Ovviamente si lamentò del prezzo. - Che se potesse impiccà Giulietta e quell'altro piagnone del suo marito, che nun sa manco tenerse bbona la vita e me fa spendere milioni pe fa contenta mi moglie! -
Dopo aver scritto il loro nome su un lucchetto, che attaccarono su un pozzo in miniatura dietro la statua, s'incamminarono verso Piazza delle Erbe. Romano si comprò un panino degno di Homer Simpson, lei una pizzetta morbida e calda. Fecero un giro per le bancarelle sotto i portici, promosse da un'associazione chiamata (guarda che caso) Club di Giulietta. Romano si comprò l'orologio di vetro dipinto con lo stemma del Milan, guadagnandosi un'occhiata in cagnesco da parte del venditore.
Camminarono tra i negozi di lusso. Giulia si fermò parecchie volte, tanto che Romano, appena vide che l'anello con brillante che le piaceva costava più di 60mila euro, la prese per un braccio e la trascinò via di peso. Infine, dopo che Giulia aveva sbavato tutte le vetrine di Louis Vuitton, sbucarono nella piazza dell'Arena. Foto, foto, foto, e via. 
Giulia si fermò sulla scalinata di quello che sembrava un museo a piagnucolare. Davanti a lei, addetti alla sicurezza trasportavano delicatamente cupole di vetro e statue gigantesche nell'Arena, pronte per la tragedia "Romeo e Giulietta" recitata qualche sera dopo. E lei non poteva andarci! Romano tentò di tirarla su d'umore facendole la foto davanti alla scenografia, alla fine però sbottò: - Nun c'ha fazz cchiù, me ne vado! Se vuoi venire vieni, ma senza sta' a piagne!
E lei lo seguì docilmente, chiedendo addirittura a un edicolante quale fosse l'autobus che portava al Campo.
Salirono sul 13. Ragazzetti con la maglia dell'Hellas andavano e venivano... Grazie al cielo Giulia aveva convinto Romano a non mettersi la maglia rossonera prima di entrare allo Stadio.
Mezz'ora dopo non erano ancora arrivati. Eppure Google Maps diceva che Stadio e Arena erano pressoché attaccate! Giulia attraversò l'autobus ormai vuoto fino al conducente. - Mi scusi, ma questo autobus ha capolinea al Campo? -
- Dove l'è salita signora? - chiese l'autista.
- All'Arena. -
- Eeh signorina, l'ha sbaglià el bus. L'era quello che andava nella direzione opposta. Questo ha capolinea ora, e riparte tra dieci-dodese minuti. Mezz'ora e saremo arrivati. -
Più di un'ora di autobus dopo, giunsero a Piazzale Olimpia, Romano che imprecava poiché sarebbe entrato in ritardo. Lei, invece, avrebbe preso il treno per Roma subito. 
Si salutarono. Giulia si raccomando che non mettesse ancora la maglia, i tifosi sono pericolosi, bisbigliava. Poteva benissimo metterla all'interno. Dunque s'avviò lontano da quel posto.
Nei pressi dello Stadio vide una graziosa gelateria. Massì, un gelato me lo magno, si disse. Prese un cono fragola e limone ed uscì. Sfiga volle che, nemmeno due passi, le cadde di mano su un motorino poco distante.
- Le mortacci sua! Se me vede il proprietario me fa nera! - Tirò fuori un fazzolettino e pulì alla bell'è meglio il sellino di pelle. Poi tornò indietro alla gelateria. 
- Mi scusi, mi sento una bambina, ma m'è caduto! Me ne farebbe un altro uguale? -
Tentò di pagarlo, ma la donnina non volle. 
S'incamminò senza una meta, leccando il suo gelato soddisfatta. Quasi si strozzò quando passò accanto al motorino incriminato, dove un signore sulla cinquantina, panza de fuori e sciarpa dell'Hellas legata sulla fronte pelata, stava buttando giù i santi del Paradiso e proclamando vendetta. Proseguì col gelato nascosto dietro la schiena.
Stava finalmente rilassandosi, quando... Buoi. No, tori. O peggio, gnu inferociti. Le venne in mente la scena de Il Re Leone, quando Simba si vede arrivare addosso tutti quegli animali impazziti. Ma quelli non erano animali. Erano peggio degli animali. Erano tifosi. 
Rimase immobile, col suo cono nella mano appiccicaticcia a causa della fragola che lentamente si scioglieva. Gli uomini le passavano accanto, qualcuno la spintonava per sbaglio, il petto nudo e l'alito alla birra. Correvano ridendo, come se fosse una cosa normale.
Si dissiparono come nebbia. Ricominciò a camminare, mezza scioccata, ma giunse un'altra orda inferocita. Stavolta si spostò di lato. Basta gente, basta!
Uno di loro si staccò dal gruppo e andò in suo soccorso. Sarebbe stato un bell'uomo, se non puzzasse d'alcol da morire.
- Scignorina, coscia ci fa lei qui, con tutti quescti nerboruti che quasci la travolgono, eh? -
- Mi scusi, ma cosa è successo? -
L'uomo si fece una grassa risata, tossì e replicò: - Scchappiamo dalla poliscia, scignorina. E' coscì divertente! Loro coi manganelli e noi con le nosctre pansce tatuate di blu e giallo! -
In quel mentre un bicchiere di birra gli cadde sulla zucca. Si girò confuso, e vide Romano ad un palmo dal naso.
- Giù le mani da mi moglie, ubriacone, o te spezzo le ossa tanto che tu moglie ti dovrà ricomporre con l'Allegro Chirurgo, ce semo capiti? - Gli mollò un pugno sul naso. L'uomo rispose con un traballante calcio. Se le diedero di santa ragione, la folla che incitava il tifoso, Giulia che piagnucolava, le mani sugli occhi per non vedere. Quando arrivò la polizia però si fermarono, correndo uno in una direzione e l'altro nell'altra. 
Il gelato era di nuovo a terra, ma lo stomaco le si era chiuso. Chiese all'agente dove fosse la fermata per la stazione.
- Non so se passa signora, ma è quella lì. - Indicò una banchina qualche metro più avanti. Lei ringraziò e s'avviò caracollando.
Si sedette su un masso. Che giornata. Sognava qualche minuto di tranquillità come un assetato nel deserto. Tirò fuori la sua vecchia copia di Romeo e Giulietta e iniziò a leggere per calmarsi.
Dieci minuti dopo giunsero cinque ragazze, quattro vestite normalmente, la quinta con un reggiseno di noci di cocco, una panciera color carne e degli occhiali extralarge da clown fucsia. Tre reggevano un cesto. La quarta, che reggeva un cartello di cartone, chiese: - Signora, vuole i biscotti della Sposa? Offerta libera, minimo un euro! -
Un addio al nubilato. Il suo era stato tanti anni fa che nemmeno se lo ricordava. Forse una cena con le amiche.
- Ma si, certo! - Prese il borsellino, tese due euro, e si bloccò. La forma dei biscotti... Beh, era inconfondibile.
- Signora, lei ha fatto la faccia più strana di tutte! Gliene regaliamo un terzo! - e le misero in mano tre biscotti.
Beh, che dire... Tra due caschi di banane, nel cesto, c'erano tanti piccoli organi maschili a forma di biscotto.
Giulia, che solitamente non toccava certe cose, era bordeaux. 
- Signora, le assicuro che sono buoni! Io ne sto facendo scorta, altrimenti dopo, con la fede al dito, mi sembrerebbe di tradire mio marito...! - Salutarono e se ne andarono.
Ma che idee strampalate, pensò. 
Per consolarsi - e perché, diamine, c'aveva na fame! - ne addentò uno. Mica male però. Un signore che passava di lì la guardò sconcertato. All'inizio Giulia non collegò, poi arrossì violentemente, incartando il rimanente e ficcandolo in borsa. Nascose il viso dietro al libro.
Sentì le formazioni, i 'buu' e le incitazioni, il fischio d'inizio. Dell'autobus nemmeno l'ombra.
S'alzò e andò alla banchina. Il signore di prima sostava appoggiato al vetro, facendo finta di non vederla. Quindi chiese ad un uomo di carnagione scura.
- Mi scusi, passa l'autobus? -
- Numero 13 - rispose l'uomo.
- Si, ma arriva? - 
- Alle cinque e minuti trentacinque. -
- Nel senso, giunge fino a qui? - Si stava spazientando.
- Aspetto pure io. - 
- Grazie, arrivederci! - rispose tornando verso il masso. Sentì l'uomo rispondere: - Forse ritardo. -
Al diavolo, pensò.
Tentò di chiamare Romano, ma non rispose. Le inviò un sms: - Nun c'è campo, stà bbona e tornatene a casa! - 
Non c'è campo al campo. Che cavolata. Al diavolo pure tu.
Finalmente, con un'ora e quaranta di ritardo, arrivò il 13. Alla stazione corse verso i bagni. Che schifezza, si doveva pagare 0,80 € per fare pipì! Si mise d'accordo con una suora, e con la stessa somma entrarono di corsa insieme. Peccato che dopo aver fatto i loro comodi, tentando di uscire, non si aprirono le porte fino a che non giunsero due carabinieri ad aprire manualmente. E fecero loro una multa di 25 € ciascuno.
Basta Verona!, si disse Giulia. Il suo sogno si stava trasformando in un incubo. In quel momento amava Roma come non mai. Fece appena in tempo a prendere il treno, si buttò su un sedile e s'addormentò fino a che non arrivò a casa. Chiamò un taxi - che le rubò altri 50 € - e, giunta a casa, dopo una doccia ristoratrice, s'addormentò di nuovo.
Il mattino dopo la svegliarono delle urla inferocite. In un primo momento pensò di essere ancora nel suo incubo, coi tifosi che la travolgevano, poi capì che i tifosi in confronto erano persone tranquille.
Romano aveva trovato i biscotti.

Che ne pensate? Commentate, e... Fatemi un grosso in bocca al lupo! ;D
Ivy

giovedì 18 luglio 2013

Due settimane (o quasi) a Bologna

Vi piaccio? |_^
Salve piccini! Come ve la passate? Mi presento: sono Giulietta, per me stessa Julia (come la Roberts), per tutti Giuly. Oggi vi vorrei raccontare un po’ di me, dei miei progetti per il futuro e della vacanza che vorrei fare a Cortina tra i Vips (se qualcuno mi ci portasse!) ma, ahimé, sono stata ingaggiata per far altro. Vi devo raccontare cosa sta succedendo nella vita di quelle due scalmanate, in particolare in quella di Silvia… Quella più snob!
Inizia tutto il giorno in cui Silvia giunge a Casoni, in quel di Budrio. Io sono stata portata in mezzo al nulla con lei… Solo qualche ora dopo. Per un normale cane sarebbe stato tutto ok, ma per me… Io sono una cagnetta elegante, non mi rotolo di certo nel fango!
Victoria invece, la seconda ragazza – più wild and free, per intenderci – era già lì da una settimana. Entrambe non erano molto contente di vedermi… Non dovevano amare tanto i cani. Infatti, dormii con Victoria: ma fu tremendo! Non conoscevo bene il posto, così feci i miei bisognini dove capitava… Sul pavimento in cotto. Il mattino dopo non furono molto contenti, perché la mia, ahem, pipì aveva macchiato il pavimento! Mi spiacque davvero vedere il dì dopo Andrea che tentava di smacchiare il pavimento… Invano, perché il cotto s’era intriso di liquidino giallo irrimediabilmente!
E poi mi chiusero in una stanza mentre lavoravano… Accidenti, non sono abituata ad essere trascurata per così tanto tempo! Che venissero a coccolarmi anziché rovinarsi gli occhi davanti a quel coso!
Per fortuna ogni due ore mi facevano fare una passeggiatina… E anche lì però, santo cielo, fatemi andare dove voglio, no? No! “Giuly vai sul prato”, “Giuly non annusare il tubo”, “Giuly cammina”… Dio fulminale, ti prego! E nella pausa pranzo iniziavano a voler giocare… Ma non loro due, le altre! Orde di ragazze che mi chiamavano “Cane Patatoso” e “Giocherellone” e simili e mi torturavano, convinte che mi piacesse! Io sono una signora, anche un po’ avanti con l’età se vogliamo… Non posso stare a giocare come una giovinciuella qualunque!
Nel frattempo, quelle due si trasferirono dal bagno di sopra a quello di sotto – nulla di speciale per Victoria, che aveva solo due cremine, ma per Silvia furono tre viaggi di roba! Anche se le nuove toilettes erano moderne, quindi migliori.
Sopportai pure le visitine ai parenti: la sera accendevano il pc, aprivano Skype, e mi facevao fare “ciao ciao” con la zampa a nonne, mamme, papà, fratelli, cugini, amici etc.
Se per di più osavo abbaiare, beccavo gli insulti “internazionali”: Victoria imprecava in russo, Silvia in italiano, e se le due erano assieme… In inglese!
Anche se qualche scherzetto l'ho fatto pure io: una volta ho fatto finta che la valigia di Silvia fosse la mia cuccia, e mi ci accoccolai... Lei prima mi fece una foto (lo so, sono troppo carina!) e poi... Mi sgridò! Che modi...
Il mio scherzetto ^_^

E così stettero – stemmo! - per una settimana…  Fino a che non decisero di andare a Bologna. M’aspettava una giornata di noia… Invece tornarono subito! Poiché una simpatica ape decise di pungere la cara Victoria, che per di più alle api era allergica! Lei non voleva dottori, Silvia allarmata chiamò la Guardia Medica – che, se vogliamo, non aiutò molto – ed infine Luciana, la signora delle pulizie, salvò la preziosa testolina di Victoria estraendo il pungiglione e disinfettandola con del comunissimo profumo.
Il dì seguente ci riprovarono: e stavolta andarono sul serio a Bologna… Lasciandomi sola, come – ovviamente! – un cane, a ululare contro le formiche ed i muri. Tornarono circa nove ore dopo, con Victoria che se n’era beccata un’altra – a detta di una farmacista, orecchioni! – e Silvia che, grondante di sudore, mi portò finalmente a spasso.
Il lunedì seguente iniziò con il gran tumulto delle precauzioni contro i presunti orecchioni: Silvia e Victoria si sarebbero trasferite in centro a Bologna, così, se effettivamente gli orecchioni ci fossero stati o meno, sarebbero comunque state in città vicino ai negozi (e alla civiltà, aggiunse Silvia ridendo). La differenza tra le due era ben visibile: Victoria aveva solo una borsa di tela blu, Silvia… Una valigia rosa Carpisa, un borsone fuxia, un beauty in coordinato con la valigia, una borsetta Hoy, una borsa di tela del Museo Egizio, una borsa per il lavoro e un succo d’ananas! Dunque, rimase solo un problema…
Io & Silvia in modalità Sbarbine
E IO????
Molto semplice: come se io fossi un pacco, mi rispedirono a casa mia! Inutile dirlo, a questo punto preferivo il praticello dietro al casolare…
Se qualcuno mi volesse, mi contatti per favore!
Adesso vi lascio cari, vediamo se riesco a parlare con una delle due… Una zampata peoples!
Julia… ahem, Giuly

martedì 26 marzo 2013

Sfruttamento

Gooood morning people! Vacanze, tanto agognate vacanze, sono arrivate. Per chi non lo avesse notato, ho sistemato un pò il layout del blog, aggiungendo i magnifici widget della cara Iole (http://iolecal.blogspot.it/), che ringrazio infinitamente. Poi faccio TANTISSIMI AUGURI alla mia cugginetta Sara (con due G, perché siamo uniche <3 ) e saluto Milly e Vittorio, che spero di rallegrare con questo mio nuovo raccontino! E naturalmente grazie a tutti voi, che avete fatto arrivare il contatore a ben + 2500 visualizzazioni! :D
Buona lettura, e se non mi faccio viva prima mi trovate all'ospedale a fare una lavanda gastrica per eccesso di cioccolata, quindi v'auguro fin d'ora BUONA PASQUA!

M'accendo.
Una donna in carne sta aiutando una giovane donzella ad indossare un abito. Borbotta qualcosa, mentre stringe i lacci del vestito con le dita cicciotte, il grembiule insudiciato ed unto, un vestitone rosa confetto indosso, che la fa apparire ancora più grassa, e che fa un netto contrasto con la pelle color cioccolato. Una cuffietta legata sotto al collo completava la mise un pò particolare. Roba antica.
Cambio: un omino vestito di nero, basso e ridicolo, sta imitando qualcosa... Sembrerebbe un giradischi. Accanto un uomo poco più alto di lui, con uno smoking azzurro come la cravatta ed una camicia bianca, capelli e pizzetto nero, ed una donna alta e magra, bruttina, un collier vistoso, un vestitino un pò lungo in pizzo rosa con alla vita una fascia fucsia come le decolleté. Occhiali sul naso pronunciato, capelli folti che si protendono verso il basso in intricati ricci bruni. Non ho voglia di ridere.
Cambio: una donna piange sul corpo inerme di quello che suppongo sia suo figlio. L'uomo, ferito da un'arma da fuoco, geme le ultime parole prima di spirare. La donna piange, piange, piange... Allegria!
Cambio: un ridicolo uomo vestito di nero, mantello nero, stivali neri, mascherina nera e cappello nero è intento a scrivere qualcosa con la spada lunga e sottile sulla pancia di un suo compare basso e grasso, con baffetti alla spagnola ed uniforme blu e rosso. Troppo avventuroso.
Cambio: una ragazza bionda dormiva profondamente. Le labbra voluttuose e tinte di rosso sono messe in risalto dalla rosea gote e dalle ciglia lunghe ed incurvate. Un giovane dai capelli bruni s'avvicina, poggia le sue labbra su quelle della giovane e la bacia. Quando si stacca, la bella si risveglia, gli occhi azzurri quasi abbinati al biondo platino della chioma lucente. Siamo cresciuti.
Cambio: un bimbo gattona in pannolino. In primo piano, la scatola colorata invita a comprare la nota marca. Pubblicità.
Cambio: Una donna coi bigodini trattenuti da una retina si sta mettendo lo smalto sulle unghie dei piedi. Ha il telefono nell'incavo tra la spalla e il collo. Dall'altra parte del filo, una ragazzetta graziosa, dai tratti occidentali, buttata su un letto rosa, indossa una maglietta aderente bianca - che ovviamente le sta perfettamente - e confida i problemi all'amica. Va meglio a quanto pare.
"No beh sai com'è lui, non mi vorrà mai..."
"Ma su, che dici!"
"Ma si, lo vedi com'è scontroso quando mi vede... Se ci sono altri è un marmo, da soli è tanto tenero. Non me la sento. Non gli piaccio, ne sono sicura..."
"Ma suvvia, non dire cos... Cazzo! Scusa tesoro, m'è caduta la boccetta dello smalto..." Effettivamente  il rosso passionale si va spandendo sulla sedia, cadendo a gocce come sangue. La ragazza tenta invano di asciugarlo con della carta da cucina, ma spande solamente la macchia su tutte le mattonelle candide. Una risata fuori campo.
La ragazza c'ha rinunciato. Torna alla cornetta. "Appena mia madre vedrà questo disastro..."
Non finisce la frase, perché lo sento. Sento che arriva... Diventa tutto nero. Qualche secondo, seguito da un'imprecazione colorita. Mi arriva uno schiaffo. Poi un pugno. Sono fragile, diamine! Già non mi si spolvera... 
L'AGGIORNAMENTO!
Poi compare il logo di mio padre, torna il numeretto del canale. La ragazza di prima è ancora al telefono: "...me dovresti proprio tentare."
Volume più alto, mal di testa.
"SE NON TENTI NON LO SAPRAI MA..." La ragazza scivola e cade di sedere. Altre risate.
Ma nessuno pensa a me.
Sottopagata, s'annoiano anche a lavarmi perché mi sporco subito. Sono la serva di un anoressico pieno di brufoli colorati da schiacciare. Lavoro anche 20 ore al giorno, e non è raro che mi dimentichino accesa. Talvolta sono anche graffiata, ammaccata, unta. In qualunque mio buco c'infilano un tubicino, sembro una cavia da laboratorio. Videogioco-Telefilm-Soap Opera-Telegiornale-Sitcom-Talk Show- Pubblicità... Non stop. 7 giorni su 7, soprattutto i festivi. Sempre nello stesso punto. 
Fino a quando non uscirà la mia copia super moderna, che s'accende con la voce in modo che il pigrone non dovrà più tormentare nemmeno lo smilzo, e verrò rottamata.

SOSTIENI LA CAMPAGNA CONTRO IL TELEBULLISMO: SALVA LA TUA TELEVISIONE, NON LA UTILIZZARE ECCESSIVAMENTE. INVIA UN SMS CON SU SCRITTO "IO LAVO LA MIA TV!" O "IO LA SPENGO ALMENO 8 ORE AL GIORNO!" AL NUMERO IN SOVRIMPRESSIONE - SERVIZIO NON IN ABBONAMENTO, 1$ A CHIAMATA.

Beh, c'è ancora posto per me al manicomio? Baciniiii :* yours, Ivy

martedì 15 gennaio 2013

Paroloni in caduta libera

Siccome devo studiarmeli, vi sfrutto :D

Quel giorno ero sui gradini della scuola, e come ogni sabato mattina ero INTENTA a sonnecchiare con i gomiti sulle ginocchia ed il mento adagiato sui palmi delle mani. Ad un certo punto un mio compagno di scuola viene a riscuotermi dai miei pensieri:"A nome della RAPPRESENTANZA degli attori del Liceo, ti chiedo se vuoi venire alla RAPPRESENTAZIONE teatrale di giovedì sera." Quella notizia mi fece l'effetto analogo all' IRROGARMI (infliggermi) una pena di morte: odiavo vedere le recite della scuola. Poi mi EROGO' (distribuì)  il volantino di presentazione: la mia ATTRAZIONE con quel foglio di carta era pari a zero, l'ATTRATTIVA (simpatia)  che mi suscitava era anche più bassa. Ma ormai era inutile RECRIMINARE (lamentarsi di ciò che è stato fatto da altri): ero stata invitata solennemente, e dunque dovevo andare. Avrei voluto avere una sorta di IMMUNITÀ' per certe cose, ma evidentemente ce l'avevano solo i professori... Avrei concesso l'IMPUNITA' (il non essere punito) a chiunque fosse riuscito a cacciarmi da quell'impiccio. Sbuffando, m'alzai, con l'INTENTO di ottenere una DEROGA (un'eccezione) dai miei genitori, quando in modo SURRETTIZIO (furtivo) un mio amico fece spaventare da dietro il noioso compagno.Si aprì un CONTENZIOSO (insieme di controversie, discussioni fra determinati soggetti) tra i due: uno urlava istericamente TRADENDO le aspettative - era infatti una persona molto pacata - , l'altro tentava di SDRAMMATIZZARE dicendo in modo molto ELOQUENTE (chiaro) che il soggetto sopra citato era troppo rigido e pieno di PREGIUDIZI verso gli scherzi. E che doveva abbassare il VOLUME della voce, altrimenti i suoi capelli sarebbero aumentati di VOLUME per gli schiamazzi. Infine il primo CONTROBATTE' alle accuse del secondo con un "Ti INCRIMINERÒ' per ingiurie e per violenza! Dovrai pagare un'ESORBITANTE (enorme) multa, IMPERTINENTE! Non sarai mai ASSOLTO (sollevato dalle accuse)!" Il professore che giunse per calmare i due fu molto ACCONDISCENDENTE (disponibile) e disse  che il primo aveva TRAVISATO (distorto) le intenzioni del secondo - che però dal canto suo era stato uno SCONSIDERATO -, e che quella sua accusa NON ERA PERTINENTE (non c'entrava) con ciò che aveva effettivamente commesso il secondo. Il primo, vergognandosi, ebbe un REPENTINO (veloce, improvviso) cambio d'umore, e si scusò col compagno, il quale, stupito, mantenne comunque un atteggiamento SCOSTANTE (brusco, poco socievole).
Ma questa lotta mi REMUNERO' (mi ripagò), perché essendo il primo alunno il personaggio principale della RAPPRESENTAZIONE, ed essendo stato PREGIUDICATO (chi ha riportato in passato condanne penali) dai suoi genitori già una volta per un reato simile - non si può andare in giro a minacciare la gente! - e messo in punizione, lo spettacolo fu rinviato a data da destinarsi .
Difatti, questo ragazzino - il cui nome era tutto un programma, chiamandosi Onofrio! - aveva la fama di essere uno SMARGIASSO (chi si vanta attribuendosi grandi imprese o qualità eccezionali), e non era raro che emergesse la sua SMANIA (desiderio intenso) per l'ordine e la correttezza. Non che ciò PREGIUDICASSE (compromettesse) la sua condotta ESEMPLARE (impeccabile) in ogni ambito, tranne quello interpersonale. Il suo RECONDITO (profondo, nascosto) desiderio era quello di diventare preside della scuola, SECRETO (segreto) che si portava nel cuore da quando aveva messo piede in quell'edificio. L'onore e l'ONERE (peso, responsabilità) di quell'incarico era infatti stato dato ad un PECULIARE (particolare) individuo, il dottor Adalgiso Mongroffi, che aveva la capacità di SMANTELLARE (smontare) i sogni dei propri alunni in un attimo, con una parola, e che INTENTAVA (promuoveva) in tutta la scuola la sua prossima ASCESA a sindaco della cittadina. Quest'ARBITRARIO (ingiustificato) uso del suo potere faceva sì che la sua finta affabilità non CONCILIASSE (mettesse d'accordo) il suo aspetto esteriore con quello interiore: era infatti un uomo bellissimo, letteralmente da capogiro, ma orribile dentro. Ciò INCENTIVAVA (favoriva) in ogni caso una corte spietata da parte delle zitellone della città, che lo vedevano come un ottimo partito.
Ma torniamo a noi.La causa IMPONDERABILE (che non si può prevedere) della mia salvezza era stata dunque questa. Peccato che il PREGIUDIZIALE (che deve essere esaminato prima di prendere una decisione intorno a qualcosa) caso di Onofrio fu sbloccato: l'EMULAZIONE (competitività) verso il preside lo portò ad inginocchiarsi davanti a lui per fingere di esserne amico; così facendo Mongroffi lo REMUNERO' (ripagò) con un rinvio della punizione - egli infatti usciva con la madre di Onofrio, il cui CONTENIMENTO ('spirito' trattenuto) era famoso in tutta la città - . La madre, inutile dirlo, ACCONDISCESE (acconsentì) immediatamente.
Lo SCARAMANTICO sindaco della cittadella nonché padre del suddetto Onofrio, lo venne a sapere, e mollando il suo SEDENTARIO (che si svolge in prevalenza stando seduti) lavoro che secondo lui compiva SQUISITAMENTE (in modo squisito), disse che era impossibile LEGITTIMARE (accettare) un'azione tanto PREGIUDICATA  e che come tale doveva essere DELEGITTIMATA (privata di legittimazione). Il preside PONDERO' (considerò) le parole del suo rivale, e rispose che il suo ACUTO intuito era davvero proverbiale, ma che tutto ciò era IMPONDERABILE (che non si può valutare) da parte sua poiché in ambito scolastico non aveva voce in capitolo. Posso ASSEVERARE (assicurare) che questa fu la cosa più eccitante nella storia della nostra cittadina. Il sindaco S'INALBERO' (s'adirò) e sganciò un pugno al bel visino del preside, urlandogli che tutto era di sua competenza poiché era il sindaco. Mongroffi S'AFFRANCO' (si liberò) della giacca firmata ed arrotolò le maniche della camicia, sibilando "Fatti sotto!" ESPLETANDO (portando a termine) le sue buone intenzioni, il sindaco diede un calcio all'avversario, buttandolo a tappeto. Aggiunse poi che suo figlio era una sua PREROGATIVA (diritto speciale riconosciuto per legge) e che solo lui poteva avere un ASCENDENTE (influenza, autorità morale) su Onofrio, fece un'ESEMPLIFICATIVO (ciò che serve a spiegare) gesto prendendo un COSPICUO (gran) numero di fogli con su scritto "Mongroffi a favore delle famiglie!" e lo bruciò, TRAVISANDO le ceneri messe in un piattino dentro al portapillole del Mongroffi. Poi prese il figlio per la collottola e lo trascinò via.
La recita non si fece né si farà, né ora, né mai.

Ahaha ecco come studiare in allegria! Spero di essere stata utile a tutte le persone che ne avranno bisogno...