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martedì 22 novembre 2016

Compagna di Viaggio

Ciao a tutti lettori!
Chiedo scusa per l'assenza, ma l'università mi prosciuga le energie e le idee!
Sono qui solo per un veloce motivo: spero che questo messaggio vi arrivi nella bacheca/sulla mail, perché il blog ha cambiato domino!
Si, avete capito bene: non è più Crazy Girl's Faity Tales, con URL http://scimmiettaivy.blogspot.it/, bensì Compagna Di Viaggio, URL http://compagnadiviaggio.blogspot.it/
I PRO sono che 1. è un nome più adulto, 2. la grafica si è riammodernizzata, 3. i contenuti sono gli stessi.
I CONTRO purtroppo sono che ho perso tutti i lettori fissi, le visualizzazioni, i follower and so on. ERGO
SE VOLETE CONTINUARE A SEGUIRMI, VI PREGO, ANDATE SUL NUOVO URL ED ISCRIVETEVI COME LETTORI FISSI/CON LA PROPRIA MAIL!
Anche perché se digitate http://scimmiettaivy.blogspot.it/ venite subito reindirizzati al nuovo blog, quindi non vedrete più la vecchia grafica!
Grazie di cuore a tutti. Spero vogliate ripartire con me per questo splendido viaggio!
Baci,
Ivy

venerdì 11 ottobre 2013

Augusta come Ottaviano

Buooon pomeriggio miei dolci lettori!
Prima che mi diciate di cambiare spacciatore dopo aver letto il titolo, ne specifico il significato.

Il riferimento ad Ottaviano è dedicato al testo di oggi: una nuova "Intervista Impossibile" in puro stile Eco, come quella precedente leopardiana, ma dedicata al Magnus Ottavianus Augustus.
E siccome Augusto significa Degno di venerazione e onore, me lo attribuisco per una sera, per farvi capire come mi sono sentita quando grazie a voi ho visto questo:

Grazie di cuore. Enjoy yourselves!

Roma, 29 a.C.
Destra, sinistra, giro. Destra, sinistra, giro. Destra, sinistra, giro.
Rosicchio le unghie, mi ravvivo i capelli, passo la mano sugli occhi, sistemo la veste, ricomincio. Destra, sinistra, giro.
Tra cinque minuti entrerò nel SUO ufficio, al SUO cospetto, e LO fisserò negli occhi e GLI PORRO’ delle domande. E’ difficile stare tranquilli.
Destra, sinistra, giro.
Ripasso mentalmente la scaletta. Sudo freddo, temo un lapsus improvviso, sbuffo.
Destra, sinistra, giro.
Una voce. O meglio, un uomo che si schiarisce la voce. Deglutisco, poi avanzo, la veste frusciante alle spalle e una tavoletta in mano. Alea iacta est.
“Mulier, può entrare.”
La stanza è circondata d’ori e d’argenti, con raggi di sole che fanno capolino da larghe fessure accecando chiunque entri. Lui, steso su un triclino, si sta facendo imboccare da due giovani, probabilmente concubine. Dall’aspetto si direbbero egiziane.
M’inchino. Lui fa cenno d’alzarmi. Mi guarda e scoppia a ridere. “L’emancipazione femminile andrebbe fermata! Ma chi può fermarla? Ah giusto, IO!” Ride. Poi indica un tappeto. “Siediti. Dimmi, veloce."
Obbedisco, mi schiarisco la voce ed inizio: “La Sua non è una figura nuova per le pagine di attualità di Urbs. Ricordiamo ad esempio le sue lotte con Antonio…”
“Ah, si, Antonio…” si guardò le unghie, mangiò un acino d’uva e riprese: “E’ stata anche per me una sorpresa sapere che Zio Cece nominasse me come successore e non Antò. Io stavo cambiando la moda ai Parti quando lo venni  sapere…”
“In che senso scusi?”
“Nel senso che adesso vestirebbero con tuniche tinte di rosso e lacerate da spade!” e qui sghignazzò  “Purtroppo non ne ebbi tempo. Dovetti correre in Urbs (Roma, ndr) per evitare che Antonio mi prendesse il potere. Mettermi in buona luce con Cicerone, coi conservatori moderati, col Senato… Me ne stesse simpatico uno solo! Macché. Gentaglia, uno peggio dell’altro. Poi nel 43 il rammollito se l’è svignata… Invano tentò d’accaparrarsi la Gallia Cisalpina. E sì che ‘Le Filippiche’ di Cicerone avevano convinto anche me! Si sarebbe dovuto fermare prima, il mio caro cuginetto acquisito. Poi quei vecchi scemi del Senato non vollero eleggermi console. Dovetti allearmi con Lepido ed Antonio, andando contro i miei stessi principi, ma almeno grazie alle mie truppe ottenni il consolato e mi dovetti inventare una nuova costituzione: uccisi qualcuno qua e là con le Liste di Proscrizione – forse un po’ ci rimasi male per Cicero, ma solo un pochino -, sconfissi i Macedoni ribelli – avrei voluto uccidere i traditori della loro stirpe, ma Bruto e Cassio fecero tutto da soli -, diedi terre ai veterani ed infine, con mio sommo dispiacere, dovetti combattere a Perugia contro quegli inetti degli Antoniani.” Ingoia altri acini d’uva, solleticando la mano che glieli porge.
“Ma comunque non sfidò Antonio personalmente…”
“Non subito. Si misero in mezzo Mecenate ed Asinio Pollone. Non avrei mai fatto loro torto. Quindi accettai sia la mia misera parte, ovvero le province occidentali, sia la vecchia Scribonia al mio fianco. Ovviamente iniziai una bella pubblicità anti-Marco Antonio, visto che quel filorientale s’era invaghito di Cleopatra e s’era dimenticato dei Parti. Se fossi andato io, altro che ritirata! Sarebbero diventati spiedini. Bisogna difendere la famiglia e lo Stato a costo della vita, non tradire entrambi!”
“Eppure ripudiò Scribonia…” constato io. Un lampo feroce gli attraversa lo sguardo. Ma forse me lo sono inventata io, perché prorompe in una roca risata.
“Non avrei dovuto nemmeno sposarla! Quella stupida megera era come un trattato diplomatico. Sconfitto lo zio non mi servì più. Non l’amavo; il mio cuore l’avevo già donato alla giovane e bella Livia.” Qui tace. Sembra pensieroso. Congeda le donne, si siede sul triclino, il volto grave.
“Mi sembra che non sia molto in forze. Non vorrei dirlo, ma temo che abbia solo pochi mesi di vita davanti a sé. Dopo il suicidio di Antonio e Cleopatra, tentai in tutti i modi di trovare un buon medico per lei. Ma non ci fu nulla da fare. Mentre io ero ad Azio, lei soffriva; ad Alessandria, lei moriva dentro. Adesso morirà anche fuori. Non so quanto la Repubblica riuscirà a sostituire questa sofferenza…”
Ottaviano <3
Quel grande uomo mi fa quasi pena. Anche lui è fatto di carne, di ossa, anche lui soffre e sorride. Sembra tanto sprezzante del pericolo, ma in realtà sotto il petto anche lui ha un cuore.
“Parliamo dei progetti futuri… Cosa pensa di fare adesso che la Repubblica Romana è stata distrutta?”
Sul viso tornò il suo cipiglio severo e baldanzoso. Si ristese sul triclino, il capo sotto il palmo destro e lo sguardo un po’ languido.
“Innanzitutto, mi concentrerò sull’esercito. Voglio un bel manipolo di uomini tutto per me, non si sa mai: se qualcuno volesse farmi fuori, dovrebbe lottare per un bel po’. Sono o non sono il grande Ottaviano?”
Penso sia meglio evitare di rispondere a questa domanda.
“Tempo qualche anno” continua, nutrendosi autonomamente, “e mi farò assegnare qualche caricuccia dai vecchi. Magari un titolone, come Magnus, o Divi, o Augustus! Ottaviano Magno… No, Ottaviano Augusto! Suona bene? Rispondi!”
“Oh, si, suona bene” borbotto per farlo contento. La scaletta, ricordati la scaletta. “Per quanto riguarda l’amministrazione? Ha qualche idea particolare?”
“Suppongo che io debba privilegiare un pochino il Senato. Magari mi comprerò gli Equites… Creerò delle cariche apposta per loro, due o tre prefetti che possano amministrare dignitosamente al posto mio. Sotto al mio potere, ovviamente. E poi dividerò le province: un paio le terrò io, il resto a quei noiosi senatori. Dividerò anche i tributi, cosicché mi rimanga un po’ di bottino personale in caso di necessità, e introdurrò un doppio sistema di monetazione, per essere sempre il più ricco. E dunque, una bella riforma sulla famiglia.”

“Di che tipo?”
“Basta adulteri. Sono stufo di sentire lamentele. Caccerò ogni donna o uomo che tradirà il proprio compagno (o la propria compagna). Darò invece premi a chi fonderà una famiglia solida e numerosa, e costringerò gli sfaticati a trovar moglie (o marito). Voglio che la gente romana abbia solide basi su cui poggiarsi, valori indissolubili, potere su ogni fronte.”
“Infine, un pensiero personale. Crede che un suo successore riuscirà a mantenere intatto il suo lavoro?”
Lo vedo perplesso. Tullio, dammi una promozione, te ne prego! Ho messo in difficoltà il grande Ottaviano!
“Sinceramente non lo so. Spero di sì, ma un po’ ne dubito. E’ difficile pensare a qualcuno che abbia man salda come me… Ci vuole carisma, furbizia, un pizzico di despotismo e autoironia. Bisogna essere degni di venerazione, ecco. Bisogna essere Augustus.”
Chiude gli occhi. Ho raccolto abbastanza informazioni. M’inchino, ed esco di scena.

Così anche io m'inchino ai vostri piedi. Au revoir, alla prossima.
Ivy 

lunedì 8 luglio 2013

Bologna here we go!




Buon mattino cari lettori, qui la vostra Ivy carica e sorridente!
Voglio condividere con voi una bella notizia: da oggi, per circa un mesetto, sarò a fare uno stage (si legge alla francese ;D) nell'ufficio stampa dell'agenzia di comunicazione Omnia Relations! Spero di migliorare anche il mio stile di scrittura, per potervi allietare meglio con le mie storielle...
Per ora, vi lascio così, con una notizietta a metà... Ma tornerò presto ^-^
Un bacione! :*
Ivy

lunedì 31 dicembre 2012

Natale in ritardo e Capodanno in anticipo

Buona splendida serata gente! E' l'ultimo post dell'anno!
Ahimé, non è stato un anno felice... A questo proposito, saluto la mia nonnina, che anche se è andata dal Signore mi continuerà a leggere. :)

Ringraziamenti di fine anno: Grazie ai miei 10 splendidi lettori fissi, anche se 2 di questi sono io; vi voglio vedere RADDOPPIATI il prossimo anno.
Grazie alle 1819 volte che siete entrati a visitarmi, perché state coronando il mio sogno. Fatele lievitare!Grazie ai miei 28 "mi piace", che spero diventino molti di più.
Grazie alla mia splendida famiglia ed ai miei splendidi amici ed alle mie splendide amiche che mi sostengono e sopportano sempre.
E grazie a tutte le persone che mi hanno dato una o più parole su cui lavorare. Veramente GRAZIE.
E con l'anno nuovo inauguro una novità: se vorrete potrete inviarmi anche immagini - oltre alle parole - su cui ricamare un raccontino breve! Avanti numerosi!
Ed ora per vuoi il racconto di Natale che non avevo fatto in tempo a pubblicare il 25, tratto dal giornalino "Praticantati" - ma ovviamente scritto da me.

BUON 2013!!!




Anche quel giorno, malgrado fosse l’ultimo prima della Vigilia di Natale, arrivai a casa appena prima delle sette e mezza.

Appena girai la chiave nella toppa, un aroma di pollo e patatine m’invase le narici.

"Mamma, sono a casa!” dissi chiudendo il portone. Mi tolsi la sciarpa, il cappotto pesante ed i guanti, poi sfilai gli stivali di gomma e infilai delle pattine felpate. Ciabattai fino all’adiacente cucina, schioccai un bacio sulla guancia della mia super mamma e mi buttai su una sedia, stremata.
Mia madre stava scongelando della carne per fare un ragù. “Domani sera vengono i tuoi zii a cena, inizio a preparare. Mi dai una mano?”
Quelle parole ebbero un effetto benefico su di me.
Da quando papà era stato dichiarato ufficialmente morto, sei anni prima, mentre faceva un servizio in Azerbaigian, l’unica occasione in cui la famiglia si riuniva era il cenone della Vigilia di Natale.
Che bella festa, il Natale…  La mia preferita.
All’inizio s’accendevano le candele dell’Avvento in Chiesa, e si faceva il Presepe: senza la statuetta di Gesù Bambino , che si metteva la notte di Natale,  e senza quelle dei Re Magi, che invece arrivavano il giorno dell’Epifania, ma in compenso pieno di statuine di pastorelli e pecorelle, panettieri e pescatori, contadine e cittadine, fabbri, mendicanti, e tutti i personaggi caratteristici del luogo. Papà da giovane li aveva intagliati con le proprie mani, e negli anni vi aveva aggiunto tutti i suoi cari, me e mamma comprese.
Nel nostro piccolo appartamentino di città il bianco predominante in mobili e muri (definito ‘Bianco Ospedale’ da papà e ‘Bianco Moderno’ da mamma) lasciava spazio a colori più vivi, come il rosso, l’oro e l’argento: entrando in casa, m’avvolgeva una sensazione di immediato calore, di familiarità, di affetto incondizionato. I pacchetti ed i bigliettini mi ricordavano quante persone ci volevano bene, ed ogni anno si ricordavano anche di noi; l’albero luccicante colmo di palline, che diligentemente avevo attaccato una ad una, mi faceva pensare a quanto ogni dettaglio sia importante, anche nella vita di tutti i giorni; la tavola colma di ogni ben di Dio simboleggiava l’amore che mia madre metteva nei suoi piatti, nutrendoci con la sua tenerezza e la sua gioia di vivere, appannata solo dall’assenza di papà…
E poi tutti sembravano veramente più buoni, come la pubblicità della Bauli. Ogni strada luccicava di lampadine dorate, ogni negozio sfoggiava ghirlande e fiocchetti, ogni angolo pullulava di pseudo Babbi Natale ed i bambini iniziavano a scrivere lunghe lettere in cui elencano le cose buone – non realmente fatte – che li avrebbero di certo fatti morire dalle risate una volta divenuti adulti.
Anche a scuola il Natale si faceva sentire: a mano a mano, tutte le classi si armavano di alberello, palline, ghirlandine ed angioletti, e i ragazzi iniziavano a fare il countdown verso le vacanze. Corte, agognate, piene di compiti e ripassi, ma pur sempre vacanze.
 “Aurora! Ci sei?” mi riscosse mia madre.
“Si, si…” risposi distrattamente mentre mi pulivo le briciole di pane dai pantaloni. Mi alzai e l’abbracciai. Lei si stupì.
“Ehi, che cos’è questo gesto improvviso? Che c’era nella pagnotta?”
“Amore e spirito natalizio” risposi con un sorriso. Poi volsi distrattamente lo sguardo alla finestra. E rimasi a bocca aperta.
La neve scendeva lievemente dietro  ai vetri appannati delle case. L’ultima neve dell’anno, quella che non si dimenticherà mai se abiti in un posto dove non nevica mai, quella che si posa sulle automobili piene di brina e si lascia evaporare sui camini bollenti, quella che fa “ciap, ciap” sotto le suole delle scarpe, mischiata al fango ed all’asfalto...
Istintivamente, presi mia madre per mano e la feci uscire. Lei tentò debolmente di protestare, ma nel suo intimo anche lei lo desiderava.
Uscimmo dal portone principale in ciabatte e magliettina leggera, il freddo che s’insinuava nella pelle ancora tiepida e faceva battere i denti. Le presi le mani tra le mie e la feci girare, come se avessimo tre anni, fino a che non cascammo a terra ridendo e sporcandoci i pantaloni. Io aprii la bocca e buttai la testa indietro, tentando di mangiare qualche fiocco; mamma invece si limitò ad osservarli scendere sul suo naso, estasiata.

La sera di Natale eravamo tutti attorno alla tavola imbandita, con i vestitini rossi e dorati ed i sorrisi sui volti.
Era un momento triste ed allo stesso tempo felice: triste perché mi ricordava che papà non c’era più, felice perché in ogni caso era Natale, e lui avrebbe voluto che fosse così.
Dopo aver detto la preghiera, stavamo per mangiare, quando qualcuno suonò al campanello. Siccome mia madre era in cucina, m’alzai io. Chiesi chi è.
“Sono io” disse una voce familiare.
Sconvolta, tolsi il chiavistello ed aprii la porta.
Di fronte a me, un uomo sulla cinquantina pieno di cicatrici s’ergeva in tutta la sua statura, le zampe di gallina scavate accanto agli occhi, un sorriso dolce, gli occhi ridenti che brillavano d’emozione.
Il corrispondente di guerra, l’uomo coraggioso, il fedele marito, il padre migliore del mondo. Era tornato a casa.
Senza dire nulla, con le lacrime agli occhi, lo abbracciai, mentre silenziosamente rendevo grazie a Babbo Natale e Gesù Bambino per il regalo inaspettato.

Un Bacione, e grazie ancora per tutto. ;*


sabato 10 novembre 2012

Sfida: FUGA

Buonasera signori e signore!!!
Grazie a tutti per essere arrivati al
1300!!!
Circa un mesetto fa mi era arrivata una parolina da un'anonimo/a... FUGA. Grazie mille! Se ti va, dimmi il tuo nome, non ho problemi a pubblicarlo... ^_^
E allora due NOVITÀ': per la prima volta ho deciso di scrivere a due mani con la mia cara amica Elena (che saluto, ovviamente: bacioniii!!! :*) Comunque è l'ultima volta mi sa: certe litigate... :)
Le frasi in verde sono di Elena, quelle rosa mie... Solo per farvi capire lo stile di scrittura, e per mostrare che mi sono impegnata! :D
Seconda novità: per invogliarvi a vedere la Nostra pagina Facebook, lo pubblicherò lì! ^-^
Vi aspetto numerosi!!! (La pagina è pubblica: dovreste riuscire a vederla tutti, anche se non avete Facebook) :
Pagina Facebook


A presto!!!