. . . All you life, you were only waiting for this moment to be Free . . . * Nulla enim culpa est in somnis.
Visualizzazione post con etichetta Facebook. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Facebook. Mostra tutti i post

lunedì 29 settembre 2014

Mi scappa un'idea: il Valore delle cose

Cari i miei signori, buonasssera!

Come va? Spero stiate bene. Mi piace immaginarvi mentre leggete la posta, sul divano con lo smartphone in mano e gli occhiali sul naso, e ops!, compare la mail di Blogger che v'annuncia che la vostra CARISSIMA Ivy ha scritto un'altra cazz... OH, niente parolacce, stupidata delle sue.
Allora la guardate direttamente da lì, oppure - opzione per i più affezionati - entrate sul blog, per donare la vostra visualizzazione alla GIUSTISSIMA CAUSA che porto avanti: il mio egoistico diletto nel vedere che il mio blog vi piace.
Almeno, spero sia così. Se così non fosse, fareste parte della categoria di lettori che non solo legge l'aggiornamento direttamente dalla mail, ma una volta letto dice "bom, ottimo" e chiude la suddetta senza pensare che alla sottoscritta - un po' cretina forse - un commentino farebbe piacere. Anche per insultarmi, sarebbe qualcosa di diverso, una critica costruttiva (o un modo per iniziare una bella rissa online... Scherzi a parte. Vi verrei a cercare fino a casa.)
Coooooomunque. Torniamo alle cose (poco) serie. Anzi, iniziamo con esse, visto che in 30 righe ancora non mi sono degnata di iniziare codesto cavolo di post.
Tutto... (tutto che?, direte voi. Siete peggio dei lettori di Pinocchio. Pazienza, su!)
Tutto ebbe inizio una soleggiata mattinata di settembre. Tre amiche pazientavano che il professore la finisse di blaterare roba contorta e le lasciasse uscire, verso quel cielo limpido che fissavano languidamente da... Circa 44 minuti (aveva fatto un minuto di ritardo).
Scrivendo chine come monaci amanuensi gli ultimi 5 minuti di pseudo-lezione, nei quali aveva deciso che era troppo divertente torturare gli studenti per rinunciarvicisi anche quel giorno, finalmente le loro mani gettarono le penne come si può gettare la spugna, non appena captarono il dolce e soave suono del campanello di fine dì.
Zaini in spalla (due, perché la terza si ostinava ad usare borse extralarge), le tre moschettiere partivano alla volta del fast food più vicino; nel quale, una volta sedute ed una volta ordinato il loro lauto pasto (sgomitando ed imprecando contro la nonnetta tedesca che viene in Italia senza sapere un fico della lingua italiana e che blocca la fila perché non si sa esprimere), iniziarono a parlare di problemi di cuore e varie ed eventuali.
Finito lo pseudo-cibo - davvero doveva importar loro cosa avevano mangiato? Era buono, punto - si accomodarono su una panchina, e discorrevano di giovanil argomenti, lasciandosi nel frattempo bagnare dal sole (cit. Noemi©). Dopodiché baci, baci, bus e casuccia bella.
Cosa avete capito di tutto ciò? NULLA. Ivy non è impazzita, state tranquilli (cioé, potremmo parlarne, ma in questo post ho post-o troppe parentesi, basta così). (Notate il gioco di parole post/posto! Io lo trovo geniale).
Detto ciò, dicevo, posso giungere alla seconda parte di questo pseudo-testo (la parola del giorno è PSEUDO! Applauso *clap clap clap*). Giunte a casa le tre avevano prontamente aperto Whatsapp, non sia mai che si perdano quanti pezzi di pasta stava mangiando l'amica in quel frangente. Ritornando sullo splendido pomeriggio di cazzegg... Di nullafacenza, affermavano che "è stato bello", "da rifare" e, cosa che fece scattare il DINNNG tipo orribile notifica dell'Iphone nella testa di colei che sta scrivendo adesso (aka Ivy aka Io), "non da fare tutti i giorni, sennò poi diventa un'abitudine, mentre le cose belle devono essere gustate e desiderate".
Ed ecco il punto! Lo so, l'ho presa larga, ma dovevate cogliere gli step, dovevate avere la pelle d'oca.
Il valore delle cose.
Stavate aspettando questo momento da quando avete letto il titolo del post, eh? Sempre che l'abbiate letto. A me per dire piace inoltrarmi nella giungla delle parole, e poi vedere in che territorio sono. (Leggo di getto - non leggo il titolo).
Il Valore delle cose. Lo metto maiuscolo cavoli, perché oggi mi sento ribelle, e se i filosofi possono mettere Bene, Virtù, Acqua, Fuoco, Arché o chessoio maiuscole, io posso sottolineare il valore della parola Valore con una super V (ma che non sta per vendetta).
Si beh, mi stavo lavando i capelli e, con la testa sotto l'acqua, non avevo modo di bloccare il flusso di pensieri che scorreva assieme all'H2O nella e sulla mia capoccia dura. E ho avuto la rivelazione: cosa scrivere sull'argomento Valore delle cose! Perciò ho finito in fretta e furia e ho scritto all'amica della citazione (come potete vedere dalla STUPENDA immagine/screen): MI SCAPPA UN'IDEA! E dovevo bloccarla, metterla su carta, o meglio online.
Only miss the sun when it starts to snow/ Only know your love when you let her go cantava Passenger. Si capisce il Valore delle cose solo quando si perdono, o comunque si stanno per perdere. O quando non sono scontate, vengono dal cuore, o da una sorpresa, che sia del destino o del superenalotto.
Un abbraccio della mamma mentre stai studiando.
Il papà che ripara i tuoi danni con l'Attack.
Il fratellino che entra in camera tua con la musica tamarra apppallla, ma che almeno t'ha pensato per ballare assieme.
Lo sconosciuto che ti sorride per strada quando hai fatto una gaffe, o l'autista dell'autobus che vedendoti arrivare correndo t'aspetta per qualche secondo, per poi esclamare "Respira!".
L'amica che ti scrive il buongiorno e la buonanotte, che s'interessa a ciò che fai, che anche se hai mangiato pasta al pomodoro - niente di più banale alla fin fine - scrive "Buona!" e mette un cuore rosso.
Piccole cose da condividere col mondo, per renderlo migliore e rallegrare la giornata a qualcuno.
E a me è venuto spontaneo condividere questo pensiero, che fa molto da Facebook in realtà, con voi, che ormai siete un po' miei amici. E questo non è da Facebook.
Per concludere quest'accozzaglia di pensieri senza senso ma con un file rouge che li collega, vorrei salutare le due moschettiere (Sarah e Anna) che m'hanno ispirato il modo per non aprire subito il quaderno di filosofia. CIAO!
[Prof, spero che le capiti di leggere questo post e che abbia pietà di me. Sono troppo filosofa per studiare filosofia: la filosofia si pratica, non si legge.]

Buoanotte, bacioni!
La vostra Ivy, un po' fusa forse ma sempre #strong

giovedì 1 maggio 2014

Due Anni di Fairy Tales

EEEEE 3, 2, 1 ....

AUGURI FAIRY TALES!

Due anni assieme impagabili, grazie di cuore a tutti!
(Si, sono mancata per un mese, ma spiegherò tutto nel mio prossimo post)

Un po' di numeri:

- 7463: le visualizzazioni finora (h. 9:45) :O :O :O
- 94: i post pubblicati in questi due anni
- 39: i post dall'ultimo conteggio
- 12: i lettori fissi (tolti i miei account)
- 1: la pagina Facebook
- 2: i nomi diversi del blog, con errori grammaticali e non
- 137: i vostri commenti finora
- (sempre) ∞ : i miei ringraziamenti, baci, abbracci, strette di mano, pacche sulla schiena...

GRAZIE DI CUORE!!!!

Vostra, per altri e altri anni,
Ivy 


domenica 30 marzo 2014

Sfida indiretta: sdolcinatezze

Buonasera cari lettori! Già cenato? Fame?
Rispondo alla sfida/richiesta di Anna... Sdolcinato, ed ispirato al film! Meglio non so se potrei fare... (Forse si, ma per ora accontentati darling)
Buona lettura!


Erano passati dieci mesi dalla maturità, sette dal primo giorno da universitarie, tutti piovosi o comunque nuvolosi.
Ma in quel giorno fortunato, il sole era tornato, dopo settimane di assenza. Anna se lo stava godendo, stesa su una panchina nel parco vicino alla sua vecchia scuola. Per terra, accanto a lei, l’amica Ilaria guardava Facebook e l’aggiornava sugli eventi della giornata.
“Hai sentito? Elena e Giovanni si sono lasciati!”
“Amen, non mi sembravano fatti l’uno per l’altra…”
“Dai, erano carini… E invece Leonardo s’è messo con quella della E!”
“Chi?”
“Chiara Nonmiricordocosa…”
“Ah, si, ho capito! Beh era ora, gli andava dietro dalla maturità.”
“In più hanno messo in riformatorio Matteo… Troppa roba girava attorno a lui, strano che lo abbiano preso così tardi.”
“Mi spiace per i suoi, sono brava gente, non se lo meritano.”
Un bimbo fece rotolare la palla verso di loro. Ilaria gliela rilanciò; il bimbo trillò un grazie, le diede un bacino e tornò dagli amichetti.
“Hai rimorchiato” commentò Anna.
“E non è nemmeno niente male… Io dico che alla sua età è molto più maturo dei nostri coetanei.”
Rimasero in silenzio.
“Illa…”
“Dimmi tesoro.”
“Ho conosciuto una persona.”
Ilaria si girò di scatto, col rischio di farla cadere. Alzò i Ray-Ban sulla testa e guardò l’amica con occhi strabuzzati.
“Com’è messo a muscoli?”
Anna le tirò un buffetto sul braccio. “È una cosa seria stupida!”
“Già seria? Allora mi dovevi dire ‘Mi sono messa a tua insaputa con uno’, non ‘Ho conosciuto una persona’!”
“Ma non ci sto assieme… Però siamo usciti.”
Lo sguardo di Ilaria s’addolcì. Si sedette sulla panchina, poggiando la testa di Anna sulle sue ginocchia, e le carezzò i capelli. “Racconta, baby.”
“È venuto due giorni fa al locale… Quello dove mi hanno assunta giovedì scorso come ballerina di coda.” Ilaria arricciò le labbra. Non approvava, ma non interruppe l’amica. “Era al bancone, e quando sono scesa m’ha offerto da bere. Io ho rifiutato, sai che non reggo bene l’alcol… Allora mi ha detto che mi avrebbe portata a cena fuori. Ho rifiutato anche quello, mi si era appena parato davanti! Non sapevo nemmeno il suo nome… Perciò ha ordinato una Cola per me, un bicchiere di vino per lui e ci siamo seduti su un divanetto. Mi ha detto di essere uno studente di Giurisprudenza, che si laureerà  tra un mese e che mi osserva da qualche sera, quando ho portato la torta durante l’addio al celibato di un suo amico. Io sono stata pressoché in silenzio per tutto il tempo, non sapevo cosa dire… E alla fine ho accettato una cena per il giorno dopo.”
Ilaria frenò la mano. “Mi stai dicendo che ci sei uscita assieme non una ma ben DUE volte senza dirmelo?”
Anna arrossì. “Pensavo che sarei riuscita a non pensarci, e che il giorno seguente avrei declinato l’invito senza cerimonie…” Stavolta fu Ilaria a dare un buffetto ad Anna. “…E invece ci pensai tutta la notte, e il giorno seguente, e sul palco rischiai una slogatura  mentre lo cercavo tra la folla. E quando scesi era lì, appoggiato al bancone, con in mano un bicchiere, e mi fissava… Non mi sono sentita mai tanto bella. È strano, è una bella sensazione!” Rise. “Sono andata a vestirmi, hai presente quel vestitino corallo, quello con la scollatura a cuore che abbiamo comprato assieme… Ecco ho messo quello, e un paio di sandali col tacco trasparenti, e mi ha portata al ristorante qui dietro, e abbiamo riso, quanto ho riso! E gli ho raccontato qualcosa di me, gli ho parlato anche di te sai? E mi ha fatto provare il suo piatto, una bistecca squisita, e ammetto di aver bevuto un bicchierino di vino, ma non tanto giuro, e poi…”
Ilaria attese. Anna si rabbuiò.
“Mi ha riaccompagnata a casa. Finito tutto. Illa, non mi aspettavo una proposta di matrimonio, ma almeno un bacio? Era chiedere  troppo?”
Ilaria sospirò. “An, tu gli hai detto di no la prima sera perché non vi conoscevate… Come puoi pretendere un bacio la seconda? Ci andrà coi piedi di piombo, vedrai.”
Anna si diede una botta in fronte. “Che stupida! Al solito, combino guai…”
Ilaria la fece alzare, poi s’alzò a sua volta. “Su stupidonzola, andiamo a prenderci un gelato! Oggi ti accompagno io al locale, così mi mostri l’uomo del mistero…”

Le luci si spensero, solo una luce calda proveniente dal palco illuminava la sala gremita di persone. Anna respirò a fondo, sentiva l’adrenalina entrare in circolo, percepiva la musica che le cresceva dentro, e tra poco sarebbe esplosa nell’aria. Ilaria era in prima fila, pronta a vedere se l’uomo misterioso si sarebbe presentato o meno, e questo la tranquillizzò. Quando la musica partì, sorrise.
La canzone ideale, perfetta per il luogo e il momento che stava vivendo.
Bound to you di Christina Aguilera scivolò via dall’impianto stereo come se fosse olio, e Anna l’avvolgeva a sé danzando, in perfetta – o quasi – sincronia con le sue colleghe. Volteggiavano in quello squarcio di buio, e vedendole sembrava che i loro cuori stessero per uscire dal petto e raggiungere la platea.
Ilaria si commosse, ma ovviamente non lo diede a vedere. Forse ho capito perché ha accettato questo lavoro, pensò, è perfetta.
La canzone cresceva e cresceva, e Anna, commossa come l’amica, si ritrovò a cantarla, tra una giravolta ed un salto.
Suddenly the moment’s here / I embrace my fears / All that I have been carrying all these years / Do I risk it all/ Come this far just to fall, fall / Oh, I can trust / And boy, I believe in us / I am terrified to love for the first time
*Improvvisamente il momento è qui / Raccolgo i miei timori / Tutto ciò che ho portato avanti in tutti questi anni / Posso rischiare tutto / Sono arrivata a questo punto solo per cadere, cadere / Oh, mi posso fidare / E ragazzo, io credo in noi / Sono terrorizzata dall’amare per la prima volta*
Ilaria s’accorse che un uomo alquanto simile alla descrizione di Anna s’era poggiato al bancone.
Complimenti a mamma… E brava la mia Annina, ha rimorchiato bene!, pensò.
Si avvicinò. “Mi scusi, lei è Davide?”
“Si?” rispose lui brusco. La guardò per un fugace momento, poi si rigirò verso il palco.
“Sono Ilaria, l’amica di Anna.”
“Ah, mi scusi, piacere.” Le strinse la mano. Presa salda, ottimo… Questo protegge alla grande! “Mi dica.”
“Ecco, si dia il caso che Anna m’abbia parlato di lei… Non ho la benché minima intenzione di dirle in che termini, ma le do due consigli. Primo, stia molto attento o se la vedrà con me… Un tacco 12 nell’occhio fa molto male.” Lui alzò un sopracciglio, ma non commentò. “Secondo… Non se la faccia scappare. È il meglio che le possa capitare.”
Davide sorrise. “Non lo dimenticherò. Piacere di averla conosciuta.”
“Il piacere non è tanto mio, quanto di quell’angelo che sta ballando sopra di noi. Me la saluti.”
Fatto ciò, andò a sedersi lontano dal palco e dal bancone, ma abbastanza vicina per osservare i due senza essere vista.
Anna nel frattempo era all’apice della sua performance, fece un ultimo, incredibile salto, dunque atterrò. Come il cigno morente, si raggomitolò sul palco. Attese qualche interminabile secondo, scandito dalle gocce di sudore che cadevano dalla sua fronte sul parquet corroso dal tempo, poi s’alzò. Uno scroscio di applausi si riversò su di lei, assieme a qualche rosa e ad un peluche a forma di panda per un’altra ballerina. Fece un inchinò e s’avviò verso il bancone. Lui era lì. Di Ilaria nemmeno l’ombra.
Le farfalle che, ormai era certa, alloggiavano abusivamente nel suo stomaco, iniziarono ad imitare la danza che aveva fatto lei poco prima. Scese le scalette con gambe tremanti, infine con un filo di voce disse solo: “Davide…”
Lui, senza tanti preamboli, con le lacrime agli occhi, la baciò.

Ilaria, dalla sua postazione, sorrise. Il suo lavoro era compiuto. Le scrisse un messaggio, certa che l’avrebbe letto molto tardi: Ti meriti un bel po’ di felicità baby, e lui mi sa che può dartela…
Poi se ne andò, lasciandoli a baciarsi nella penombra, stretti l’un l’altra come una cosa sola.


Spero vi sia piaciuto... Di certo mi metterei anche io a ballare per risultati simili!
Bacioni!
La vostra Ivy

P.S: ricordo che le due sfide - con parola o con immagine - delle quali il regolamento è sulla destra dello schermo sono ancora valide! Proponete!!!

martedì 24 dicembre 2013

Natale

Buonasera miei cari lettori, e buon festeggiamento della Santa Nascita! Per i non credenti, buon scartamento di regali. Perché non dico semplicemente "Buon Natale"? Perché beh... Che significa buon Natale?
Capirete cosa intendo solo seguendo il mio ragionamento... Leggete!
(P.s: è la prima volta che scrivo un post col cellulare, abbiate pietà di me!)
Ho aperto stamane i social per tentare di capire quale potesse essere la risposta.
Twitter m'ha sfornato battute di ogni tipo: chi si schierava con i "contro-Natale-in-generale", chi con i "contro-i-regali-di-Natale", chi, favorevole a tutto, tuittava un augurio al minuto. "Auguri a tutti i miei amici, per un sereno Natale in famiglia!" per i pro, "Adesso dovrò sopportare mia suocera" per i contro. E ancora: "Il 70% dei regali che riceverete ci farà schifo", e: "Auguro un triste Natale a tutti quelli che m'inviano le catene su Whatsapp".
Depressa e divertita dai miei twit-amici, sono passata a Facebook. Dove la situazione di certo non migliorava: "Ho già voglia di panettone", "Sto giocando a tombola con mio cugino", "I miei calzini di lana rossa con le renne gialle e blu divertono mio fratello!".
E Instagram? "#christmastree" e foto di 300 alberi di Natale, "#cenonediNatale" e foto di leccornie varie, "#redhat" e cappellini sopra a selfie piuttosto osceni.
Google +... beh, ammetto che era un po' carente di fantasia. "Auguri di buon Natale" con babbi e pacchetti era il massimo che si trovava.
Che dire..  mi sono sfogata sul televisore. Ma anche qui, nessuna risposta soddisfacente!
Sulla Rai ho trovato bimbi che cantavano canzoni dello Zecchino e Tu scendi dalle stelle. Sulla Mediaset solo film di Natale, che dopo varie peripezie sfociavano nel trionfo dell'amore e dello spirito natalizio.
Che dire, ero più confusa di prima.
Ma poi ho avuto la svolta.
Ho ricevuto una notifica dall'applicazione "La Bibbia" (Lo so, è triste, ed è meglio la cartacea. Ma siccome tutto s'evolve, sono d'accordo nel coinvolgere i giovani cristiani d'oggi con app e simili). Dicevo, m'è arrivata una notifica: "Vangelo secondo Luca 2:6-7, 10-12 NR94
Mentre erano là, si compí per lei il tempo del parto; ed ella diede alla luce il suo figlio primogenito, lo fasciò, e lo coricò in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo. L'angelo disse loro [ai pastori]: «Non temete, perché io vi porto la buona notizia di una grande gioia che tutto il popolo avrà: “Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo, il Signore. E questo vi servirà di segno: troverete un bambino avvolto in fasce e coricato in una mangiatoia”»."
E lì capii.
Buon Natale significa "Buon giorno della Nascita di Gesù".
È inutile cercarne il significato tra i social, nei regali sotto l'albero, nello sguardo dei parenti. Il vero significato del Natale sta nel Bambinello che si mette nella mangiatoia a mezzanotte: lui è nato per noi. Rallegriamoci ed esultiamo, e non dimentichiamolo mai.
Buon Natale a tutti.
Vado a sbafarmi di cibo fino a star male. Ci vediamo fra 5kg.
Kisses, 
Ivy

mercoledì 24 aprile 2013

Pubblicità&Natura

Gooood morning people! Come ce la passiamo?
Da oggi fino al 5 maggio sarò impegnata in uno stage di giornalismo al Film Festival della Montagna di Trento (suona bene, eh? ;D) e quindi se troverete qualche testo qui è perché ho un buchetto (cosa rara ma non impossibile). Come ora, che devo attendere due cosucce, e ho pensato bene di tirare fuori un testo iniziato qualche dì fa e non concluso, complice anche il brutto tempo... Che aveva bloccato l'ispirazione (ora capirete il perché).
Innanzitutto, vi invito a seguire su Twitter l'evento (https://twitter.com/trentofestival), a mettere "mi piace" alla pagina Facebook (https://www.facebook.com/trentofestival?fref=ts) e seguire il canale su Youtube (https://www.youtube.com/user/TrentoFilmFestival). 


E ora buona lettura!



Marzo. La vita trascorre tranquilla, serena, senza tanti scossoni. Per un po’ di tempo piove, ma non importa, non dà fastidio… Il fastidio inizia quando la pioggia finisce. Esce il sole, si tirano fuori dall’armadio le maglie con le maniche corte, si poggiano sul naso gli occhiali da sole. Si fanno gite, scampagnate, o semplici passeggiate per la città. E… parte il primo. Poi il secondo, poi il terzo. Il quarto, il quinto, il sesto… E continuano, continuano, è una tortura…
Vi state forse chiedendo di cosa sto parlando? Eppure è così intuibile…
GLI STARNUTI. Quelle insulse convulsioni momentanee che vi costringono a strizzare gli occhi, piegarvi in due, mettere la mano davanti, espellere muco disgustoso… Non continuo o vi verrà la nausea. Eppure è così, è tutto naturale, disgustosamente naturale.
Non a caso uso il termine naturale: infatti è proprio la Natura la causa di tutto ciò. Quanti di voi starnutiscono solo al sentire i termini polline, nocciolo, graminacee, oleacee, etc.? Io si, e non è una bella cosa, ve l’assicuro.
Immaginatevi un’aula scolastica silenziosa un mercoledì mattina, tema in corso, il canto dei fringuelli poggiati sull’albero di fronte alla finestra che s’insinua nella stanza assieme ai raggi dorati del sole, per altro silenzio, tutti concentrati, e TU, orribile persona affetta da allergia convulsa, inizi a starnutire senza ritegno, a soffiarti il naso come se suonassi un trombone,  a scusarti col vicino di banco perché hai fatto la muraglia cinese con la carta bianca piena di roba indescrivibile, a sorbirti le occhiatacce di prof e compagni in silenzio perché puoi SOLO stare in silenzio, ti senti in colpa e maledici tutti gli esseri viventi a cominciare da quelli dotati di clorofilla!
In seguito iniziano gli effetti collaterali: occhi in Panda Style (cerchiati dalla matita nera messa al mattino perché inavvertitamente strofinati con foga) e rossi come quelli di Bella di Twilight dopo la trasformazione, senza contare quel persistente prurito a naso e/o palpebre. Odio, odio profondo.
L’unico che ti può salvare è IL SALVATORE: che si chiami Zirtec, farmaco omeopatico, curetta della nonna o simili, c’è sempre quel farmaco che ti blocca tutto per mezza giornata, giusto il tempo di tornare a casa, sicura di non aver problemi se mantieni le finestre chiuse…
…ma se abiti coi tuoi genitori, ciò non accadrà, perché a Marzo inizia il caldo, mettono le piantine sul balcone (e se non lo fanno loro lo fa la vicina) e gli starnuti continuano.
E’ la dura vita dell’Allergica Alla Natura…
E con questo, buona primavera a voi!

Ivy

domenica 7 aprile 2013

Sotto la doccia

Buonanotte signori! E' da tanto che non sono sdolcinata, vero? Oggi temo che la mia parte poetica abbia preso il sopravvento, sebbene in modo malinconico... Godetevela ;D

Roberta si svegliò di soprassalto. Un altro incubo. Si sedette, massaggiandosi le tempie. Che mal di testa.
Provò a ristendersi e addormentarsi nuovamente, ma per quanto si sforzasse non ci riuscì. Rassegnata,  buttò le coperte a terra, s'alzò con stizza e si guardò allo specchio. Parte del mascara, colato la sera prima, s'era seccato sulla guancia arrossata. Il restante giaceva in una pozza grigiastra sul cuscino. Gli occhi, ancora semichiusi, trasparivano tristezza. Non si lavava da giorni, ma ormai non sentiva nemmeno più il puzzo, sebbene i capelli fossero unti e scompigliati.
Pensò di prendere un'altra pasticca e dormire ancora un pò. La nausea però le attanagliava lo stomaco, il mal di testa pulsava, e la sera precedente aveva decisamente bevuto troppo.
Bere per dimenticare, che cavolata.
Infilò a fatica le pantofole e ciabattò fino alla cucina. Aprì il frigorifero. Birra, birra, birra. Latte, ottimo.
Lo tirò fuori e lo versò in una ciotola, a cui aggiunse cornflakes. Poi tirò fuori il tablet e aprì Facebook.
Coppiette. Cuoricini rosa e neri ovunque, una quarantina di persone in chat, foto truccate e acconciate scattate in bagno , frasi filosofiche e battute idiote. Troppo. Ilenia, l'amica del cuore, le chiese come stava via chat.
"Se ti fosse interessato veramente m'avresti chiamato" pensò lei. Non rispose, e fu tentata di chiudere, quando l'occhio le cadde su una frase pubblicata da una di quelle pagine gestite da ragazzine depresse: "L'unica soluzione per superare i momenti bui è dimenticare chi li ha portati e andare avanti".
"Non è vero" pensò Roberta. Non si può dimenticare una persona, si può dimenticare ciò che ha fatto.  Anzi, nemmeno l'azione: servirà in futuro per ricordarsi di fare meno errori.
Sebbene l'errore non fosse di Roberta.
Anche i cornflakes iniziavano a nausearla: buttò la ciotola nel lavandino e lasciò scorrere l'acqua. Dunque si trascinò svogliatamente verso il bagno, aprì il rubinetto e si sciacquò il viso. L'acqua la svegliò, ma il viso non bastava. Si tolse la canottiera aderente e gli slip coordinati e s'infilò sotto la doccia.
Ci volle poco tempo perché se ne pentisse: ogni goccia portava un ricordo, un pensiero, un dolore, un amore. L'acqua s'insinuava nei luoghi più intimi e reconditi del suo corpo, le carezzava le curve come l'uomo che le aveva apprezzate, amate, e poi gettate al vento. 
Solo tre anni prima aveva conosciuto Gabriele grazie ad un'amica comune. Li aveva portati a Gardaland per avere una scusa coi genitori: infatti non approvavano il suo ragazzo, che li attendeva già sul posto: due coppie, impossibile non fare la fine dell'appuntamento combinato. 
All'inizio sembrava tanto carino, ci provava teneramente, quasi timidamente. Mano a mano perse tutte le tenerezze, diventò quasi rude, esigente. Geloso fino alla nausea. Una volta la chiuse perfino in camera sua. Era geloso persino del suo vicino di casa, tanto che arrivò a minacciarlo se l'avesse salutata.
A lei questo andava bene. Lo amava, era disposta a stare sola con lui per tutta la vita. Chissenefrega se la scuola si lamentava del suo rendimento, le amiche s'irritavano, i familiari le urlavano contro. Aveva Gabriele, e tanto le bastava. 
Andò a vivere da sola, diciott'anni e tanti sogni. Trovò lavoro in un bar, diventò indipendente. Tuttavia anche il lavoro lo disturbava: troppa gente veniva a contatto col suo corpo, l'osservava, le parlava. Iniziò a proibirle di andare a lavorare, talvolta la picchiò. Divenne un angelo racchiuso in un harem, per citare l'unico amico che le fosse rimasto, Luca: lo contattava via Facebook in quei rari momenti liberi, quando Gabriele non rimaneva a casa con lei. 
Ben presto però la scuola finì, e Gabriele rimase a casa sua ventiquattr'ore su ventiquattro. S'era ridotta a guadagnare soldi coi video idioti su Youtube e attingendo dai risparmi di un'infanzia. Comunque troppo pochi per l'affitto, il cibo, le tasse... E internet, suo unico collegamento con l'esterno, che dovette tagliare per far bilanciare i conti.
Fino al giorno in cui qualcuno bussò alla porta: Gabriele aprì la porta. Sulla soglia, Luca. 
Entrò. Iniziò a fare una scenata a Gabriele, il quale si girò verso di lei e iniziò ad insultarla: l'aveva tradito, lui aveva rinunciato a tutto e lei l'aveva tradito... Ma Luca non era a mani vuote. Tirò fuori una fotografia: ben visibili dietro una macchina, Gabriele ed una bionda erano avvinghiati accanto alla moto di lui. 
Gabriele s'avventò su Luca, il sangue si sparse sul tappeto, e Roberta agguantò il telefono e chiamò la Polizia. Gabriele se ne accorse, ma Luca lo trattenne.
Denunciare Gabriele fu la cosa più difficile della sua vita, ma anche la migliore. Luca ne uscì solo col labbro spaccato. Lei col cuore in frantumi.
Attraverso il getto d'acqua riusciva ancora a scorgere macchie violacee e giallognole sulla pelle, che coprì con una buona dose di bagnoschiuma. Quando poi il peso dei ricordi iniziò a diventare insopportabile, uscì.
Si vestì alla meno peggio, fece uno chignon coi capelli ed uscì. Era così bello il sole sulla pelle.
Salì due gradini alla volta davanti ad una casetta rossa a schiera. Fece un bel respiro, e bussò. 
Una donna sulla cinquantina aprì il portone con in mano un asciugamano, che le cadde a terra dalla sorpresa.
"Ricominciamo dalle cose importanti", pensò Roberta. Poi, con un sorriso, disse: "Ciao mamma."
La donna la stritolò in un abbraccio profumato di casa.

Pareri? Mi sono lasciata troppo andare? Un bacione!
Ivy


domenica 10 marzo 2013

Una donna matura


Buonanotte a tutti, specialmente alle donne! Auguri in ritardo! Avrei voluto scrivervi l'altro ieri, ma ahimè ho preferito gli spogliarellisti... (sognare fa bene dai :D) E a dir la verità mentre scrivo è il 10 marzo solo da qualche minuto, perciò è come se fosse il 9.
Tralasciando gli scherzi, siccome il tanfo delle mimose non m'ha ancora soffocato sono qui da voi, a regalarvi un racconto che ho scritto durante un'entusiasmante conferenza sui topo-ragni-elefanti... Buona lettura ;D 
[Consiglio di leggerlo con accento toscano]

C'ero una volta - e ci sono ancora - io, colei che ha capito troppo tardi cosa significa "vivere". 
Divertente, vero? Quando non puoi più far nulla hai voglia di far tutto. 
Ebbene, m'è successo di passare quarant'anni col mio uomo. Un bell'uomo, ma soprattutto un grande amore... Non mi fraintendete, non rinnego nulla, anzi. Ma purtroppo un giorno decise di fare una partita di calcetto fino a mezzanotte, e... ha incontrato un ubriaco in auto. Che me l'ha messo sotto senza tanti preamboli. Io lo dicevo che il calcio fa male, ma nessuno mai m'ascolta! 
Fatto sta che sono diventata vedova. A cinquant'anni. 
Eeeh... Io avevo sempre vissuto con lui... Cucinavo, stiravo, stavo in casa insomma. Una vita intera, sapete? Una casalinga modello! E beh, quasi sessant'anni, non saper fare un tubo, zero secs appil, ho deciso di darmi alla pazza gioia! Se ci riescono dalla De Filippo i nonnetti di novant'anni, ci riesco pure io, o mi sbaglio?
E così mi sono messa tutta in tiro e sono andata a spendere la maggior parte dell'eredità... Ho voluto taaanto bene al mio maritino, ma la vita va avanti! Spero che lui volesse così...
Beh, grazie a Dio a Firenze ho trovato un ottimo chirurgo che m'ha fatto il botocs e mi hanno stirato il viso (così ha detto il medico). Poi sono andata in quel negozio tutto d'oro, come si chiama... Ah si si, Scianel, e ho comprato un vestitino caruccio caruccio - in tutti i sensi! - ed una borsetta. Santa Madonna scusatemi, no, la borsa era nel negozio colorato, la Ghess! Ed anche le scarpe di vernice, ma non tinte, solo tutte lucidate come una teiera d'argento.
Sicché così conciata sono andata dalla Marisa, la parrucchiera del mio quartiere, e tra un gossip ed uno scuup m'ha fatto una messa in piega che mi garba in un moodo... Un bisciù, come dicono i francesi.Dopo qualche giorno mi sono presentata in un localuccio che m'aveva consigliato la Marisa. Davvero un bel posto,  con le luci sbrodoscopiche e i cockteil di frutta... Immaginatemi, dopo trent'anni di nuovo sui tacchi, letteralmente tirata a nuovo, sembravo un pò la nonna di Barbie. Ed arrivata li che si fa? Ringraziando il cielo era un locale per gli -anta, perciò c'era musica poco ggiovanile...
Così mi sono seduta su uno sgabellino, stando attenta allo spacco del mini dres... Davanti a me c'era un barmen caruccio, ma troppo giovane, sui trent'anni... Che mi dice: "Cosa preferisce bere signora?" E lì mi sono incacchiata! Signora! A me! Signora, dopo che avevo speso tutti i soldi del mio povero defunto marito per avvilupparmi a gioielli vari... Eh no! Al che mi stavo per alzare per uscire dal locale, quando un uomo - anche piuttosto affascinante - m'ha trattenuta. A quanto pare gli garbavo... Dice che potrei fare la modella! Che bella cosa! Mi sono ravvivata la chioma, ho sbattuto le ciglia, ho lisciato il vestitino e ho bisbigliato: "Ma che davvero?"
"Eccerto!" 
M'ha offerto da bere... Non ricordo cosa... E poi ho firmato il contratto. Me l'ha riassunto lui, che cariiino, così non ho dovuto leggere quelle cose noiooose... E poi sono andata a casa. Ed ero alleeegra...
Il mattino dopo però non mi andava il bancomat alla Lui Vitton. Ero preoccupata, così sono andata in banca e.. Non c'era più nulla! Insospettita, sono andata all'indirizzo del biglietto da visita, ma c'era solo un gelataio ... Avevo un mal di testa. Poi sono andata dai carabinieri... E la signorina mi ha detto che m'aveva truffata. M'aveva rubato tutto! I soldi della buon'anima di mio marito...Ci sono rimasta davvero male. Io volevo fare la modella!
Sicché... Ho comprato un giornale di annunci per lavoro - ovviamente assieme a Vaniti Feir, che Giuseppe mi tiene sempre da parte...
Mi sono vestita come la Giolì e mi sono presentata a tre provini. Ci credete? Non m'hanno preso! Perché non sono brava col piccì. Quindi sono andata a fare un advansed cours di compiuter... Gli ultimi euri che avevo... Spesi per un laptop... In seguito sono tornata ai colloqui con in testa arduer, softuer, uord, ecsel, fails... Mi sono pure iscritta a Feisbuck... Convinta di farcela...
E invece no. Non m'hanno preso comunque. Hanno preferito ragazzine giovani. Tutte tette e culo, qualcuna anche un pò di bravura.
Che amarezza.
Alla fine ho deciso di rinunciare. Basta così... Per citare la Cinquetti, non ho l'età. Sono tornata a casa, mi sono tolta i tacchi, mi sono struccata, mi sono infilata in un pigiamone extralarge e ho ripreso il mio lavoro all'uncinetto, col gatto sulle ginocchia, da brava pensionata. Ho venduto qualcosina, e grazie a Dio avevo ancora i risparmi di una vita sul mio conto.
Ho imparato che la vita è una sola, così come la giovinezza. La vita va vissuta finché si può: bisogna amare e farsi amare, divertirsi e divertire. Tuttavia, ogni cosa ha la sua età. E bisogna rispettarla.
E poi, Firenze è così bella vista dalla finestra...




Che ne pensate? Donne, commentate!
Good Night <3

Ivy


sabato 10 novembre 2012

Sfida: FUGA

Buonasera signori e signore!!!
Grazie a tutti per essere arrivati al
1300!!!
Circa un mesetto fa mi era arrivata una parolina da un'anonimo/a... FUGA. Grazie mille! Se ti va, dimmi il tuo nome, non ho problemi a pubblicarlo... ^_^
E allora due NOVITÀ': per la prima volta ho deciso di scrivere a due mani con la mia cara amica Elena (che saluto, ovviamente: bacioniii!!! :*) Comunque è l'ultima volta mi sa: certe litigate... :)
Le frasi in verde sono di Elena, quelle rosa mie... Solo per farvi capire lo stile di scrittura, e per mostrare che mi sono impegnata! :D
Seconda novità: per invogliarvi a vedere la Nostra pagina Facebook, lo pubblicherò lì! ^-^
Vi aspetto numerosi!!! (La pagina è pubblica: dovreste riuscire a vederla tutti, anche se non avete Facebook) :
Pagina Facebook


A presto!!!

mercoledì 24 ottobre 2012

Facebook

Salve Signori!
Entro velocemente perché sono superimpegnata: è stata creata la pagina Facebook del blog! (Come al solito, Grazie Chris! :D)

Cliccate su Fairy Tales Of A Crazy Girl:
vi aspettiamo! ;D
Vostra,
Ivy

giovedì 18 ottobre 2012

Intervista a Leopardi

'Sera gente!
Con all'aiuto di un fedele informatico (grazie per il tempo perso che mi dedichi Chris... :D) sto tentando di creare la pagina Facebook. Ma tale è la mia... ahem... gioia al pensiero del mio nome legato al popolare social network, che questi mi sta praticamente RIFIUTANDO. Pertanto, poiché sto smanettando su Internet, vi ripropongo un'intervista che ho scritto qualche anno fa... Buona lettura!


Era una giornata di sole, fredda ma allegra. Stavo andando a lavoro in redazione, quando mi passò davanti un gobbo triste e malconcio, il viso pallido, con una nuvoletta di Fantozzi sul capo. Il grande pessimista Giacomo Leopardi.
“Mi scusi…” dissi correndogli dietro. Lui si girò lentamente.
“Si? Ch’interrompe i miei pensieri sul tormento della vita mia?”
Rimasi incerta. Di certo era lui, ma non potevo andar li, da un mito dell’800, e fare un’intervista, semplice ma cosi…”MODERNA”.
“Salve!” cominciai… “Mi chiamo Silvia…”
“Oh, Silvia, rimembri ancora quel tempo…”
“Si, si” tagliai corto. “Mi scusi, ma non sono morta. Malgrado tutto, rimembro la sua poesia e vorrei intervistarla”.
“Oh, che tormento ch’è la vita! E sia, una nella mia dimora.”
“Ok, per me va bene!”
Inviai un sms in redazione: domani,uno scoop!
“Vuole un passaggio? Ho la minicar parcheggiata propria li.”
“Oh. Cosi infernali! Non sia mai!”
“ O…kay, allora andiamo a piedi!”
Non l’avessi mai detto! Il signor Leopardi abitava su una collina e, arrivati in cima, ero letteralmente STREMATA.
Lui, essendo un fantasma, entrò dal muro, lasciandomi sola.
Il palazzo era maestoso, di certo non recente, ma si reggeva in piedi. Era fatto di legno, stile “vecchio maniero”, con profonde crepe sul portone e pesanti tendoni alle finestre.
Evidentemente s’era scordato di me, cosi suonai.
Uno stridulìo acuto suono nella valle, assordandomi.
Ma il portone a aprì.
“E permesso?” chiesi, entrando titubante.
“Oh, Silvia, entra in questa dimora!”
L’arredamento interno non era da meno. Tutto d’ebano, sembrava più la casa di Amleto.
Mi sedetti in un divano color bordeaux indicatomi dal poeta.
“Allora, mi dica, signor Leopardi”, iniziai, accendendo il registratore. “Cosa provava veramente per Silvia? Amore?”
“Oh, si, ella era lieta come in bocciolo di rosa. Ma, natura ingannevole, me la potrò via.”
“Di chiuso morbo, combattuta e vinta, vero?”
“Giusto”.
“E, mi dica, è tanto tempo che lei… ecco… non è in vita. Com’era, come giovane ottocentesco? E quali sono le differenze con noi del 2010?”
“Ah, cara Silvia, un affetto mi preme, triste e sconsolato, a ripensar alla mia giovinezza. La mia speme ormai è da tempo spenta…Ma, direi, voi del terzo millennio siete ingenui, poiché ancor credete nella natura, e aspettate che renda quel che in tempi passati ha promesso. Voi non sudate più sulle carte, non passate il tempo vostro primo a studiare, pensate a divertirvi e all’amor terreno.”
“Cosa pensa della morte?”
“Oh, che suono soave questa parola! Mia cara, quando mostrasti da lontano la tomba ignuda capii il vero significato della vita. Tutti siamo destinati a morire, perché non farlo prima del previsto?”
“Non  capisco…”
“In sintesi: non si dovrebbe vivere se si è destinati a morire, o almeno, non se si è sfortunati come me!”
“Mi lasciate senza fiato…”
“Sta per morire?”
“Per carità!” dissi toccando il mio porta fortuna.
“In conclusione, vorrei chiederle: cosa consiglierebbe a noi giovani del 2010?”
“Ascoltate la voce del vostro core, in silenzio, in una stanza buia, solo così capirete voi stessi. Amate solo una persona, ma amatela col core di un amore platonico!”
“Grazie mille, messer Leopardi!”
“Non c’è di che, Silvia, e rimembra…”
“Si, si rimembro!” dissi scappando.
“Ah, mi scusi…” esclamai girandomi. Ma la casa, e con sé Leopardi, non c’erano più.

Che ne dite? Scrivevo bene anche un pò di tempo fa??? xD
Commentate!!!!
Bacioni!