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martedì 15 luglio 2014

Commedie da ombrellone - Brutto

Signori, dal mare ve salutant! Eccovi una commediola da ombrellone... Buona lettura!

Geronimo sbuffò. Era successo come previsto.
Quella mattina era stato buttato giù dal letto dal suo migliore amico.
- Gerry! - aveva sbraitato Alfredo. - Su, svegliati! Ho promesso alla brunetta che l'avrei accompagnata alla sua spiaggia! Vieni con noi su! -
Geronimo, sbadigliando vistosamente, aveva chiesto dove.
E l'idiota, trionfante, aveva annunciato: - A Marina di Massa! -
Beh, Gerry era caduto dal letto. E dalle nuvole.
Sopracciglia foltissime. Occhi spiritati. Capelli ebano scheggiato. Magro da paura, alto da far schifo, pallido come un lenzuolo e peloso come un macaco. Questo era Geronimo Saltimbanco, terrore dei Game Shop della riviera romagnola.
Commesso, nerd incallito, era grazie all'ultima versione di Call Of Duty che aveva conpiaciuto Alfredo. Alto, bello, ricco, fisico statuario e conto in banca illimitato grazie alla carta del Papi, imprenditore di successo.
Così, dopo innumerevoli partite nel villino vicino Rimini, aveva accettato con riluttanza di andare con Fred a Forte dei Marmi, paradiso di ogni figlio di papà.
La riluttanza e l'odio per il mare erano scomparsi davanti ad un Gin Tonic sotto un ombrellone che costava più del suo salotto.
Ma quel mattino l'odio tornò, più prepotente di prima, sotto forma di spiaggia libera colma di vucumprà e bambini rumorosi.
Come aveva previsto in precedenza, ora i due erano comodamente sdraiati uno accanto all'altro, occhi chiusi e vento tra i capelli. E, per la filosofia del "al peggio non c'è mai fine", lui era steso sul suo telo del Brazil (perdente fino al collo, umiliato dai tedeschi neo campioni del mondo), sotto ad un ombrellone grigio topo morto e bianco sporco, con una birra ormai calda al fianco, il costume a pantalone calante che lasciava intravedere la mutanda bianca a righe blu, un cappellino in tinta con la mutanda piantato bene in testa come protezione ulteriore e le sneaker sommerse di sabbia bagnata, regalino del temporale del giorno precedente.
Il destino aveva però deciso che non bastava tutta quell'umiliazione. Il fato, sotto forma di fastidioso vento caldo, spinse via l'ombrellone, facendolo cadere rovinosamente sulla sua zucca.
- Porc... -
Fred si schiarì la voce. Non voleva che imprecasse davanti alla brunetta.
- ...ellino d'India! - sbottò, posando i piedi sulla sabbia. Ovviamente quel giorno c'era abbastanza sole da renderla rovente, e ovviamente lui si mise a saltellare in pieno stile "danza della pioggia".
Appena i suoi piedi callosi beccarono la stuoia, raccolse il bastone di plastica. Senza richiuderlo né smontarlo, provò a ripiantarlo spingendogli addosso sabbia coi piedi. Inutile dirlo, continuava a cadere.
In fondo scorse una ragazza con le cuffie ed una donna con la bandana arancione ridevano, godendosi la sua goffaggine. Effettivamente ci mancava lo sfottò.
L'ombrellone, come la sua autostima, colava a picco. Alfredo abbracciava la sua bella, forse ignaro, forse menefreghista nei confronti della situazione tragicomica. Persino una bambina e la sua gnocchissima sorella risero a crepapelle.
Quando era sul punto di scagliare quel coso in mare, finalmente resse. Pose lo zaino scassato dietro alla testa, e stava per prendere un sorso di birra (più simile alla pipì in effetti, ma pur sempre birra), quando un venditore gli buttò la saabbia negli occhi e gli piantò la merce sul piede.
- Ciappalì ciappalà! Arriva Mustafà! - urlò l'indiano - Tu volere occhiali? Solo cinque leuro! -
- No, grazie... - iniziò, ma l'uomo gli ficcò un paio di Ray-Ban tarocchi arancione fluo, facendogli sbattere un'astina sull'occhio.
- No, grazie! - ripetè.
- No, guardi, no grazie - mormorò Fred.
Ovviamente se ne andò. Alfredo era ammaliatore con tutti, persino i vucumprà subivano il suo fascino.
A volte lo invidiava. Solo a volte.
All'improvviso la musichetta di Psycho si diffuse nell'aria. Proveniva dal suo zaino.
I due piccioncini lo guardarono interrogativi; lui deglutì. Poteva voler dire solo una cosa...
- Ciao Mamma... - mormorò nella cornetta. Fred trattene una risata.
- GERONIMUCCIO! - urlò la possente brasiliana dall'altro capo. - MI SENTI? -
L'unico ragazzo sulla faccia della Terra ad avere la mamma sia invadente sia sorda.
- CIAO MAMMA. - urlò in risposta. Stavolta Alfredo rise.
- DOVE SEI PICCOLO CARO? IN SPIAGGIA? HAI MESSO LA CREMA SOLARE? SE TI VIENE INSOLAZIONE ALTRO CHE SAUDANJI, LO SAI VERO? -
Aveva allontanato la cornetta dell'orecchio, e la ragazza aveva sentito tutto... E s'era messa a ridere assieme a Fred.
- MAMMA TI RICHIAMO. CIAO -
- MA... - replicò la donna. Geronimo chiuse la conversazione e guardò male Fred, che smise di ridere.
Sospirando, si accese una sigaretta. All'ultima boccata la buttò a terra... non l'avesse mai fatto!
- Che diamine stai facendo? - urlò la brunetta.
- Butto la cicca... - replicò lui confuso.
- Butti la cicca?!?! Ma sei impazzito? Sai quanti anni ci impiegherà a smaltirsi? E quando andrà in mare? Complimenti, hai appena contribuito a creare una bomba inquinante! -
Alfredo tentò di farla ragionare.
- Era solo un mozzicone Arianna... -
- Solo un mozzicone??? Sei peggio di lui! -
Si alzò. - Io me ne vado! -
Prese il suo zaino e la sua stuoia e corse via.
- Arianna! - urlò Fred. Si girò verso Geronimo, furente: - Complimenti! Sei contento adesso? - e corse dietro alla giovane.
Beh, era contento certo... Ma anche terrorizzato. Poteva aver perso l'unico amico che aveva!
Alfredo tornò, indecifrabile il suo umore.
- Allora...? - chiese Gerry titubante.
- Amen, andata. Massì, non mi piaceva più di tanto... Stasera andiamo alla Capannina e ne troviamo due ancora più fighe, ma soprattutto che apprezzino Forte! Sei d'accordo? -
Pienamente, Fred. Non rimorchierò. Ma sono d'accordo.

Che ve ne pare? Se non v'è piaciuta... Vi consiglio un Cremino, con questo caldo!
A presto!
Ivy (croccante sotto l'ombrellone)

venerdì 28 giugno 2013

Welcome summer!

Buonassera vicini d'ombrellone o di scarponi da trekking!
Qui scrive Ivy, abbronzata (ora che il rossore è scemato) e pronta a partire di nuovo!
Ma tranquilli, almeno per un po' starò qui a farvi compagnia. O almeno a farla a quanti di voi non sono in vacanza, fuck the maltempo per intenderci. Ho letto che a Cortina sciano, perciò non so quanto sia estivo il mood generale. Ma basta piangere sulla pioggia caduta, rallegriamoci con un raccontino flash!


Il tramonto sul mare era la cosa più romantica che gli fosse venuta in mente. Eppure, nemmeno quello era bastato.... Accidenti!
Da cinque giorni, Riccardino - per la mamma Dino, per tutto il resto del mondo Ric - stava tentando un approccio amichevole con le nuove turiste russe approdate a Rimini per una vacanza rilassante. Ma non solo non capiva un accidenti di ciò che si dicevano, per di più non riusciva a conquistarle in alcun modo!
Tredici anni e tanta voglia di crescere, Ric faceva il bagnino e l'aiutante nel bagno di famiglia ("Bagno 152 - Da Rivabbella con ammore") ogni maledetta estate, e puntualmente la scuola di beach volley femminile "Fgichduvg Russja" spuntava in massa per godere dei suoi servigi. Ovviamente, beach volley femminile era sinonimo di ragazzette con fisici atletici e visetti graziosi. Ma parlassero almeno inglese, non chiedeva la luna!
Inoltre, ogni volta che sua madre lo coglieva con le mani nel sacco, o meglio nella sabbia, si beccava pure una sonora strigliata. "Il bagno 152 è da anni proprietà della famiglia Rivabbella... bla bla bla... Un po' di contegno davanti agli occhi di mamma tua... bla bla bla... Alla tua età dovresti giocare con le macchinine..." e così via. Perlomeno il padre lo sosteneva! Peccato che nemmeno lui sapesse il russo, anche perché le ragazzine avevano anche un'istruttrice niente male.
"Ricchardo" lo chiamò Aalina, la bionda dodicenne con la quale sedeva su una duna di sabbia dorata creata appositamente per l'occasione.
"Tell me" rispose lui, mimando la bocca. Cosa non si fa per amore!
"It's tarrdi" e indicò l'orologio al polso. In quel momento s'avvicinò Oktyabrina, la sorella dagli occhi verdi. Le mormorò qualcosa in russo, e Aalina salutò con la mano, ancheggiando.
Ric si stese, chiudendo gli occhi, gli avambracci sotto i capelli umidi.
"Anche stavolta è stato un flop, vero?" 
Si risollevò. Un ragazzo dal fisico atletico, gli occhi azzurri e un sorriso accecante come il sole s'accovacciò davanti a lui. Assieme facevano il bello e la bestia.
"Non me ne parlare, fratè. Sono tre anni che ce provo cò 'ste russe, me ne fosse annata bene una!"
"Innanzitutto, non far uscire l'accento romano", disse il fratello facendogli l'occhiolino, "già non ti capiscono se parli italiano! E poi basta russe, provaci con le italiane, come Caterina..." Così dicendo, gli indicò una ragazzina dai capelli scuri, seduta sui gradini dell'ingresso, un po' cicciotta ma con un visetto grazioso. Appena si sentì osservata, questa si girò, arrossendo come il tramonto.
"Non mi prendere in giro" replicò Ric "Sai benissimo che Cate è cotta di te. Se la guardi sviene!"
"Oh, beh, e chi non lo fa?" rise lui. Poi s'alzò e se ne andò.
 
Anche Ric si risollevò, spolverandosi di dosso i granelli. Vide Roberto, il fratello, che parlava con Oktyabrina. Ecco a cosa gli servivano i soldi! Corso di russo!
Mormorando un'imprecazione, si girò a guardare Caterina. Massì, non era tanto male...
S'avvicinò, le mani nelle tasche del costume a pantalone e le infradito che facevano "ciap ciap" sulla passerella in pietra. Si sedette accanto alla coetanea.
"Ciao, Caterina... Come va?"
"Hai finito con Aalina?" chiese lei, mentre tormentava il laccetto del bikini.
"C-come?" 
"Hai capito bene."
"Beh, è russa... Cosa vuoi che capisca io?" e rise.
Lei si girò di scatto. "Ah, è così? Allora che ti sei avvicinato a fare?"
Ric smise. Abbassò lo sguardo. "Scusami, non volevo essere scortese. Volevo solo fare due chiacchiere con te, tutto qui. Non volevo offenderti."
Caterina arrossì di nuovo. "Hai ragione. E' colpa mia, sono stata scortese. E' solo..."

"Solo?"
"Niente" disse lei. Mormorò un sommesso "Ciao", e scomparve correndo.


Due giorni dopo Ric stava ancora pensando a quel breve dialogo. Perché Caterina se l'era presa tanto? Erano cinque anni che lei e la sua famiglia - "amica fidata della famiglia Rivabbella" - affittavano un ombrellone al bagno 152. Eppure non s'era mai comportata così!
Guardando col binocolo verso la spiaggia, piena di bellezze russe, si chiese se Caterina non avesse ragione. Sospirò e tornò a guardare l'acqua. Ma... Quella ragazza... Si stava spingendo sempre più al largo... "Ma è Caterina!" urlò, gettando il binocolo a terra e saltando in acqua. Togliendosi la maglietta, nuotò come se non dovesse esserci domani. Raggiunse la ragazza, e...
"Ma tu nuoti!" le disse, mentre tentava di stare a galla nuotando a cagnolino.
"Certo!" rispose lei, tranquilla.
"Ma... Tu... M'avevi detto che non sapevi nuotare!"
"L'anno scorso!" rise lei, poi tornò seria. "Due anni fa ho fatto un corso di nuoto. Tuttavia... Speravo che tu t'offrissi di insegnarmi. Invece hai mandato Roberto!"

"Che cosa? Tu non eri cotta di lui?"
Caterina, affaticata dal nuotare controcorrente, avvampò. "Veramente, a me piaceva l'altro fratello..."
Riccardino la prese per mano e la issò sulle sue spalle, come se avesse dovuto salvarla. Appena toccarono il fondale, non le lasciò la mano, anzi: guardandola negli occhi, s'avvicinò, e...
"Caterina..."
"Si?"
"..."
"..."
"Ti posso offrire un gelato?"
"Certamente."
Mano nella mano, s'avviarono verso il bar vicino.

"Mariuuuccia, guarda! Oh Padre Pio, finalmente Dino s'è deciso a chiedere un gelato a Rina! Ma ci credi? Sono tre anni che tento di farglielo capire! Robbé, ma quando ti sistemi pure tu? C'è la sorella di Rina, Concetta, ch'è nu babbà!"
"A ma', non rompere!"

Spero d'avervi allietato la serata... Buonanotte!
Ivy