. . . All you life, you were only waiting for this moment to be Free . . . * Nulla enim culpa est in somnis.

domenica 11 gennaio 2015

Je suis Charlie

Cari lettori,
Credo (e spero) che sia quasi offensivo chiedervi se conoscete la vicenda definita dai Mass Media "i tre giorni di terrore di Parigi". Due terroristi, addestrati nello Yemen, con un terzo complice a coprir loro le spalle in un paesello vicino, hanno fatto una strage - ben 12 morti - nella redazione del settimanale di vignette satiriche Charlie Hebdo. Si sono proclamati "vendicatori del Profeta", in quanto Charie Hebdo ha pubblicato vignette contro Maometto. 
I tre ora sono stati uccisi. Come le 12 persone uccise nella redazione, i 4 clienti uccisi in un supermercato ebraico, la poliziotta.
Ora.
Conoscete la mia fede. E sapete che mi schiero contro chiunque bestemmi o insulti la mia religione, e volendo anche quella altrui. 
E Charlie Hebdo ha pesantemente ironizzato su tutte le religioni, cristiana compresa - se non al primo posto.
Lo condannerei senza precedenti. Lui e la sua redazione. Scriverei una di quelle lettere eterne su come io non insulti il loro credo, e dunque loro dovrebbero lasciare in pace il mio. Su come danno un pessimo esempio ai loro figli ed ai loro nipoti, su come sia contraddittorio il loro senso di libertà con le offese che arrecano.
Però.
Però a volte si sceglie il male minore. A volte ci si schiera col proprio nemico per affrontare quello comune. E questo è uno di quei casi.
Anche io, in quanto proprietaria di un blog che esprime la propria opinione liberamente e senza censure, urlo Je Suis Charlie.
Perché non è possibile nel 2015 che 17 persone, 17 civili, 17 innocenti, dei quali più di metà non sapeva nemmeno il motivo di tutto ciò, escano di casa, magari semplicemente borbottando un "ciao" frettoloso, se non incazzato, ai propri cari, e vadano a lavoro, o ancora più innocentemente a fare la spesa - perché il giorno dopo è festa, non si può - e non tornino più a casa perché tre menti malate, guidate da menti altrettanto - se non di più - malate, che finanziano missioni suicide in nome di ... qualcuno, per far tornare il mondo ad uno stato di medioevo perenne, hanno deciso di farli fuori!
Io mi discosto dalle idee di Charlie Hebdo. Ma come i redattori di Charlie, voglio poter dire la mia senza rischiare di dover salutare la mia famiglia ogni giorno come se fosse l'ultimo, e voglio girare per le strade senza guardarmi attorno in modo furtivo, e voglio poter pregare Dio senza pensare che qualcuno potrebbe irritarsi, e voglio accendere il televisore e non vedere turbanti che minacciano la mia Italia!
Perché ora c'è Charlie Hebdo. Ma ci sono state le Torri Gemelle. C'è la Siria, c'è tutto il Medio Oriente.
E domani, cosa ci sarà? Cosa colpiranno?
Molto semplice. Puntano al Vaticano. In un certo senso, casa mia
E il problema è che le manifestazioni silenziose, i messaggi di sostegno, i "Je suis Charlie" su ogni muro, su ogni giornale, su ogni fiocco nero, i minuti di silenzio... Non. Servono. A. Niente.
Siamo incapaci, ma non "inetti", proprio "impossibilitati". Viviamo come se non succederà nulla, pur sapendo che da oggi a domani potrebbe scoppiare una guerra, e tutto ciò che abbiamo potrebbe saltare in aria, e non si sa nemmeno il perché.
Infine. Prima o poi moriremo tutti, giusto? Facciamolo con dignità.
Oggi "Je suis Charlie". Dal 14 gennaio, quando ricominceranno ad offendermi, no.
Diamo libertà di parola a tutti... Ma che tutti soppesino ciò che dicono.
La vostra indignatissima,
Ivy


PS: Ho notato che abbiamo raggiunto uno stupendo " 11.111". Grazie dal profondo del mio (un po' crepato) cuore.

sabato 3 gennaio 2015

La misura della felicità

Penny saltellava da una stanza all'altra, cantando "La bella lavanderina" con voce così stridula da rischiare di rompere i vetri. 
C'era il sole quel giorno, era da tanto che non tornava a salutarla. Per ricambiare il saluto, Penny si sdraiò su un raggio, per terra. Per ricambiare a sua volta, e non venire schiacciato, il raggio le andò sopra, solleticandole lo sguardo.
- Penny, rialzati. - La mamma la osservava di sottecchi, stava stendendo il suo maglioncino azzurro con una mollettina rossa ed una marrone. 
- No - urlò Penny.
La mamma si girò sorpresa. - Penny, ti ho detto di... -
- NO! - urlò di nuovo Penny, si alzò e tolse le due mollettine. - Non mi piacciono rosso e marrone. Le voglio blu, o bianche.
La mamma sorrise a braccia conserte. - Va bene. Mettile tu. -
Penny trotterellò fino alla cucina e prese una sedia. Inarcò la schiena e camminò in modo goffo fino allo stendino; la poggiò lì, vi si arrampicò e prese due mollette, una blu e una bianca, da mettere sul maglioncino. Una, non appena la aprì, si ruppe; l'altra fu messa al centro del maglioncino.
- Uffa - borbottò Penny. Stava per scendere dalla sedia, quando vide l'ombra una bimba sorretta da un uomo, con in mano un aquilone a forma di libro. Non sapeva leggere molto bene, ma ci provò: - Llll...a misss...surr...rra deee...elllllla feee...lllliccc....itttta*. La misura della felicita? -
- Della felicità amore. -
Penny si sedette a gambe incrociate sulla sedia. - Ma mamma, quel libro è un metro di felicità? -
La mamma si inginocchiò di fronte a lei, nasino contro nasino. - No, Penny. Questo è solo un libro. -
- Ma allora come si misura la felicità? Lì te lo spiega? -
- Prova a spiegarlo, ma ognuno ha il suo metro personale. -
- Ah, si? E quale è il mio? -
- Non lo so. Trovalo. -
Penny si fece pensierosa, scese dalla sedia e la riportò in cucina. Poi, sempre pensierosa, gattonò nello sgabuzzino, dove la mamma teneva il materiale per il cucito. Si punse con un ago, si incastrò tra un filo rosa ed uno grigio, dunque trovò un metro giallo da sarta. 
Si sedette a terra, e lo studiò. Col ditino toccò un numerino per uno... - Uno, due, tre, cinque, sei, sette, dieci... No, il dieci sono due numeri! ... Allora cinque, sei, sette, undici, dodici, dieci... Boh... - Si grattò la testa con lo stesso ditino, e iniziò a leggere tutto ciò che non erano numeri. C'era la marca, la scritta "misura per sarti", e... Basta.
- Felicità non c'è - borbottò lei. Ma certo! Quella era la misura per sarti, non quella della felicità.
Ripose a modo suo il metro e andò in cucina. Mamma misurava la farina con la bilancia. La felicità è come la farina? 
Si arrampicò sulla stessa sedia di prima, allungò la mano e... buttò la scatola delle uova. Ops.
Si sbilanciò sul bancone... E seguirono cereali, mestolo, zucchero e limoni, che rotolarono fino... ai piedi della mamma. 
- Penny! Che diamine stai facendo? -
- Prendo la bilancia! - Finalmente ci arrivò, la prese e sorridendo andò in camera sua. Alla mamma non rimase che sospirare e raccogliere il tutto.
Sul tappetino rosa, Penny la osservò. Serviva per pesare. Ma come si pesa la felicità?
Scrisse su un foglio la parola, poi lo mise dentro. Non pesava.
Chiamò la sua bambola Felicita (- Scusa Rebecca, poi tornerai col tuo nome! -) ma le sembrava ancora pochino.
Nel dizionario c'era la parola "Felicità", ma c'era anche "Tristezza", "Dolore", "Lacrime". Non poteva pesare tutto assieme. 
La bilancia non andava bene.
Penny sbuffò, prese Felicita/Rebecca e andò in bagno. Raccolse la bilancia pesapersone e la scosse. La rigirò, premette dei pulsanti ma comunque quella non si trasformò in una misura felicità.
Cambio.
Andò nel cassetto delle medicine e prese il termometro, se lo mise sotto l'ascella ed attese. Lesse: 35.5.
- Magari sono felice solo fino a 36! - Ma poi pensò che quando saltava scuola perché aveva la febbre era comunque felice.
Era impossibile.
Crollò sul pavimento ed iniziò a piangere.
La mamma accorse. - Penny, tesorino mio, che succede? -
- Non sono feliceeee! - piagnucolò la piccola.
La mamma la cullò a sé fino a quando non si calmò. - Va meglio? -
- Si... Mammaaspettastaiinsilenzio! -
Penny appoggiò la manina e l'orecchio al petto della mamma. Tum-tum, tum-tum, tum-tum.
- Mamma... Ho capito! -
- Cosa, tesoro mio? -
- La misura della felicità. È quanto ti batte il cuoricino, vero? -
La mamma le baciò i capelli. - Si piccola mia. Si chiama amore. -


* Non ho letto il libro, questo post non vuole in al

cun modo esserne una trama o una rivisitazione. Era solo uno spunto, un imput. Quando lo leggerò, se vorrete, vi farò una recensione, o una FanFiction.


Buon 2015 miei cari lettori! 
Come va? Spero, come sempre, alla grande!
Io dovrei studiare... Ma è in questi momenti che mi viene l'ispirazione maggiore!
Smaltito il Capodanno?
Anno nuovo, palestra nuova! Smaltire suuu...
Spero che la piccola Penny vi sia piaciuta.
Un bacione immenso,
Ivy

mercoledì 31 dicembre 2014

Bilancio 2014

Buonasera carissimi lettori,
come va quest'oggi? Spero stiate tutti bene.
La sottoscritta tende alla noia: chi mi conosce bene sa che sono la stacanovista per eccellenza, e le vacanze mi deprimono. Inoltre, mi sono buscata anche l'influenza. Dunque quale momento migliore per scrivervi? 
Ammetto la mia negligenza... L'ultimo post risale a più di un mese fa, wao. Quest'anno v'ho trascurati eh? Tant'è che sono state sollevate provocazioni: perché non lo chiudi?
Ebbene, non si può chiudere il proprio cuore.
Per farvela breve, la scrittura è angoscia. Sofferenza, dolore, ansia. Ed io ora come ora solo felice, perciò non ho ansie da buttare su carta - virtuale e non! - dunque per quale motivo dovrei scrivere?
Ma poi ho pensato. Chi fa i testi? Io. Chi dunque crea la storia? Sempre io.
E se scrivessi qualcosa di felice per una volta non sarebbe gradito?
Forse.
Dunque rieccomi da voi!
Allora. Dal 29 novembre ad oggi ci sono state un po' di feste. Dunque buona festa dell'Immacolata, buona Vigilia, buon Natale e buon Santo Stefano!
Avete apprezzato le strade intasate di gente coi pacchetti? I canti natalizi in ogni dove? Le luci di casa in casa? I Babbi Natale finti? L'odore di Vin Brulé? Dove ci sono stati, i mercatini? La gioia in ogni dove?
Io no.
Quindi auguri! Non mi dilungherò sull'argomento, perché credo che un comico di Zelig sia più bravo di me.
Come siete messi con lo stomaco? Io credo di averlo perso il 27 dicembre (già, ho mangiato di più dopo Natale che il giorno stesso).
Parenti da chiamare? Tavole da sparecchiare? Regali da riciclare? A me è andata bene.
Bando alle ciance! Prossima festa... Capodanno. Ops! Oggi è il 31. Dovrei svegliarmi prima.
Quindi... Bilancio di fine anno!

Quest'anno ve tocca sorbirvelo. Ehhh già.
Non perché sia stato un anno da schifo... Anzi al contrario. In mezzo a tanto pessimismo, ve lo dico, voglio elogiare il 2014. Perché avrà portato un sacco di dolori e dispiaceri, ma è dalla ... "cacca" che nascono i fiori! 
Dunque. E' stato un anno di amicizia, tantissima. Vorrei costruire delle statue alle mie ragazze, che ci sono sempre state anche nei momenti peggiori... E che hanno trasformato giornate normali in giornate stupende.
Per farvi ridere... A gennaio di quest'anno abbiamo realizzato un video per presentare una commedia latina. Io ho fatto la... ahem... cortigiana, con dei tacchi 12 leopardati comprati per l'occasione! (vedi foto) Anche se è andata peggio alla mia amica, che per interpretare al meglio una giovane madre ha finto di partorire il suo gatto, con la complicità di un padre d'eccezione (mio fratello). Un caos infernale, che ha avuto il culmine con la faccia scandalizzata del professore. Non ho ancora osato chiedere il voto.
Oppure... Beh, per il due giugno abbiamo fatto una gita, "scalando" un monte. Fa ridere il fatto che la sfaticata dovevo essere io, pff!, sono arrivata in cima ballando le canzoni di Christina Aguilera. Tuttavia ho persino apprezzato la montagna... (E credetemi, se lo dico io...!) Ringrazio sempre la compagnia migliore, che fa elogiare persino erba e freddo e caprette che fanno ciao.
E' stato un anno di premi, il premio "Fiaba di Natale" di Centa S. Nicolò e quello "Dreams" di Vivimondo srl. Tante emozioni, tante parole. Tanti Grazie.
E' stato un anno di tirocini, grazie al Trento Film Festival e al Centro Servizi Culturali S. Chiara, che mi hanno permesso non solo di apprezzare un lavoro che già adoravo, il mestiere di giornalista, ma di approfondire meglio anche il "dietro le quinte" degli uffici stampa, nonché di conoscere persone stupende, alle quali sono ancora legata.
E' stato un anno di Fede. Sono entrata in contatto per il secondo anno consecutivo con l'universo delle catechiste ed ho conosciuto giovani e (non più) giovani con una fede simile alla mia, e bambini... ahem, ragazzi che stanno costruendo la propria. Per di più ho fatto un passo importante, la Cresima, e mi sento totalmente parte di questa grande famiglia. Senza dimenticare il Grest, occasione stupenda per tornare bimbi fra i bimbi.
E' stato un anno di pioggia - parecchia devo dire, però dopo la pioggia viene l'arcobaleno. Infatti ricordo anche tanti sorrisi, occhioni spalancati e risate a crepapelle, perché è stato anche un anno di tante sorprese, molto belle, che hanno portato gioia in molti cuori. O almeno, così mi piace credere.
E' stato un anno che ho dedicato all'arte, sotto ogni sua forma. In particolare ho provato a scoprire i luoghi più reconditi della mia città, ed ogni qualvolta ho avuto modo di andare in una città nuova l'ho guardata con occhi diversi, cercando non solo l'attrazione che tutti amano, sed etiam il monumento dimenticato dal mondo. Invito a farlo tutti quanti... Si scoprono un sacco di cose girando l'angolo.
E' stato un anno di feste. Mai festeggiato tanto in vita mia! E si, ho fatto male a non farlo prima. Ho imparato che essere la signorina Rottelmeier non sempre è la cosa migliore, e che la musica è la più grande droga che ci sia. Vi auguro di non incontrarmi mai sulle note di David Guetta, potreste rimanere sconvolti a vita!
E' stato un anno, ebbene si, anche di studio e di scuola. Come vi ho scritto nel post precedente, l'ho presa più alla leggera, mi ha dato più soddisfazioni, m'ha persino donato il sorriso. La cultura premia, è il caso di dirlo.
E' stato un anno di coraggio. Mi lodo e mi sbrodo, perché devo dire che ho avuto parecchio coraggio, e non so nemmeno da dove l'ho preso. Ho provato a conoscere gente nuova, a perdonare, a dare acqua agli ubriachi e sostegno ai "feriti", perché le ferite interne sono peggiori di quelle esterne. A volte ho usato male il coraggio, dicendo ciò che pensavo senza esattamente pensarci prima, e ferendo persone che volevo guarire. Almeno posso dire di essere stata sempre sincera, e almeno in questo non ho rimpianti o rimorsi. E ho trovato una persona Speciale. Grazie.
Ho abbracciato un sacco di persone, e sorriso anche quando stavo male, poiché "dobbiamo essere il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo" (cit. Gandhi), e voglio più abbracci e meno lacrime. "E se anche i baci si potessero mangiare/ ci sarebbe un po' più amore e meno fame" (cit. Modà), nell'attesa ci sono i Baci Perugina, che soddisfano entrambe le richieste.
E' stato un anno di famiglia, ogni tanto difficile da capire - sono pur sempre adolescente diamine! - ma che alla fine si conclude sempre con un abbraccio. Vi voglio bene.
E' stato un anno di canzoni, di scritte colorate, di cuori sui quaderni, di amore e rose e fiori. Di libri e di film, soprattutto film - e di lacrime di gioia e di dolore. E di figuracce al cinema, perché non riesco proprio a non commentare in sala. E ... un bel po' di scuse. Ops!
E' stato un anno purtroppo di tante visite, e per fortuna di tanti risultati negativi. La salute prima di tutto.
E' stato un anno di desideri avverati, di "ma che davvero?" - per citare Cosmopolitan, ed ahimé anche l'ultimo da bimba, a livello legale. Tranquilli, è comunque impossibile eliminare la bambina che è in me! 
Ho imparato tanto.
E ho dato e ricevuto tanta fiducia, per una volta ben riposta.
Dunque ora posso anche fare una considerazione finale: grazie 2014, perché ti aspettavo come un anno di merda, e sei stato un anno meraviglioso.
Ti concluderai malissimo, visto che non posso uscire, ma non tutto il male vien per nuocere, visto che sono riuscita a scrivere un post. Finalmente.
Ora attendo il 2015 carica di allegria. Non possono che migliorare le cose, no?
Buon anno miei cari lettori, e altri 365 di questi giorni. (Un anno per volta, su!)
La vostra (quasi) fedele Ivy

PS: Al solito, mi sono rifiutata di rileggerlo. Se ci sono errori segnalatemeli, sono troppo pigra quest'oggi. Se vi fa schifo, scrivetemelo. Se vi piace, scrivetemelo comunque. Insomma, COMMENTATE!
PS 2: Devo un maxi GRAZIE ad un angelo che veglia si di me e, sono sicura, ha gran parte del merito di questo splendido anno... Ciao Nonna.

sabato 29 novembre 2014

Desiderare, volere, ottenere

Signori, Signore,
la vostra Ivy si fa di nuovo viva!
Tendente al vanto - per una
volta - con l'ometto della
mia vita 
Sono mancata per più di un mese, ne sono consapevole... Ogni giorno mi dicevo "Apri quel blog!", ma come capirete dal mio post ero troppo impegnata a fregarmene del mondo. D'ora in poi, sebbene sembri l'ennesima promessa da marinaio, proverò ad essere più presente.
Allora, NOTIZIONA: ho vinto l'ennesimo premio. (Anche questo perché me ne stavo fregando)
Ho fatto uno splendido viaggio con la mia Famiglia fino a Treviso, per prendere l'attestato di vincita della prima edizione del concorso Beautiful Mind - Dreams! E con esso, rullo di tamburi... La prima vincita in denaro! Spero che sia un punto di partenza per riuscire a fare di questa magnifica attività la mia ragione di vita, anche materialmente.
Vorrei postarvi anche il testo, ma accettando la partecipazione al concorso ho ceduto tutti i miei diritti d'autore. Mi spiace! Se ci sarà un modo per farvelo leggere, ve lo comunicherò.
Intanto accettate una piccola foto ed il post odierno.
Have a good life!

Ivy


Le cose accadono quando smetti di volerle.
Ci vuole un po’ per capirlo, ma una volta capito diviene il mantra fondamentale della vita di una persona.
Come quando perdi una cosa alla quale tenevi tantissimo - e non parlo della canzone Let Her Go, seppur starebbe bene come esempio paradigmatico. 
Ma più di quando perdi, non so, un anello: piangi, ti disperi, imprechi contro il mondo intero, sei nervosa, ti guardi attorno febbrilmente convinta che HA!, sarà proprio nell’angolino che non hai preso in considerazione, quello stesso angolino nel quale non arriva nemmeno il piumino Swiffer. E dopo tre mesi passi alla rassegnazione più totale, ogni tanto lo citi come i nonnetti quando parlano della guerra, “Ti ricordi quel bell'anello, si, si, quello dorato, con le striature argentate… Com’era bello!”, e PUFF!. L’anello ricompare. E la tua gioia è tale che dici a tutti quanti “Hei, ho ritrovato il mio anello, quello perduto! Brindiamo assieme!”. (I più freschi di catechismo leggeranno tra le righe la parabola della pecora smarrita: beh, il povero Luca trascrivendo le parole di Gesù ci aveva azzeccato, l’uomo fa davvero così quando ritrova qualcosa.)
O per citare un altro caso, quando a scuola c’è una verifica importante. Diamine, se è di matematica, e la matematica ti piace, passi tutto il pomeriggio a far esercizi! Peccato che quella verifica, per la legge della non-volontà, ti andrà da schifo. Al contrario, se il giorno prima hai fatto baldoria e hai svolto sì e no un esercizio, e per di più hai deciso che non te ne frega un cappero salato della matematica, come per magia la τΰχη – pardon, la sorte – ti farà avere un 9 da incorniciare.
Oppure quel maglioncino rosso, quello che volevi per la festa di Capodanno! Quello che hai cercato in lungo ed in largo, perché sai che quest’anno il rosso non andava di moda, però a Capodanno ci starebbe divinamente! Peccato che tu li abbia trovati solo con renne, nonnetti con barba e cappello o pupazzi di neve simili a Olaf di Frozen. Finalmente, quando hai trovato un maglioncino semplice, stupendo, costa un po’ troppo ma chi se ne frega, finalmente lo hai trovato!, lo compri, e… Il giorno della festa fai l’ultimo giretto dell’anno per negozi, scopri una piccola boutique che non avevi notato, e ha ben cinque versioni del maglioncino che tanto desideravi. Che per di più costano tutte meno del tuo straccetto.
Vogliamo aggiungere la beffa? Aggiungiamola.
Perché in tutti i miei esempi ho sempre raccontato gli antefatti ed i fatti. Ma ciò che succede dopo?
Eh si, perché una volta che hai ritrovato il tuo anello, lo vorrai sfoggiare. Una volta che hai preso 9, vorrai prenderlo anche la volta successiva. Una volta che hai comprato il tuo maglioncino rosso, vorrai che tutte le tue amiche lo notino e lo apprezzino.
Lo faranno? Lo noteranno? Lo avrai?
No.
Perché?
Perché lo desideri. Ragazzi miei, è questa la fregatura della vita: che se è vero che bisogna tenere alle cose per ottenerle, è anche vero che più te ne freghi, meglio escono.
Perché se inizi a tenere ad una cosa diventi un mostro. Geloso, possessivo, pretenzioso, fuori di senno. La Pazzia dell’Orlando Furioso impersonificata.
Il vero male del mondo è il voler sempre di più (Tutti cercando il van, cfr. OF XII 12, per citare di nuovo l’Ariosto).

Ancora nessuno mi ha interrotta?!? Che strano! Non avete imparato a conoscermi?
Si, mi sto contraddicendo alla grande. Ho sempre detto che nella vita se non si punta in alto non si è nessuno, che l’importante è sempre essere i migliori, che basta crederci e le belle cose arrivano.
Eppure io stessa ho notato che appena desidero una cosa questa scompare.
Potrei modificare il proverbio in “nella vita, come in amor, vince chi fugge”.

Eppure. Eppure.
Come si fugge da ciò che più si brama? È così semplice?
E così come mi sono contraddetta, per assurdo mi ri-contraddico.
Non si può non desiderare la vita. Non si può non comprare il maglioncino rosso perché ce ne sarà uno migliore in un altro negozietto. Non si può non cercare l’anello, solo perché sarà di certo nel luogo dove non guarderò. Non si può non studiare, perché non studiando prenderò 9.
La vita sarà una fregatura, ma se non si colgono i fiori quando sono colorati, se non si sale sul treno quando è fermo, se non si fa il bagno quando si ha a disposizione il mare, la vita solo rimane tale.
Invece dobbiamo lottare coi pugni e coi denti contro noi stessi, e far uscire sempre un sorriso sulle nostre labbra. Dire “Eh, vabbè, c’est la vie” quando succede qualcosa di brutto, perché dietro l’angolo c’è qualcosa che ci aspetta. Quando meno ce lo aspettiamo.
Questa pappardella a cosa è servita? Spero a qualcosa.
Non desiderate le cose. Prendetevele. Con leggerezza.


PS: 10MILA VISUALIZZAZIONI?!? GRAZIE GRAZIE GRAZIE DI CUOREEE <3

lunedì 13 ottobre 2014

Filosofia da supermercato

Giulia era appena uscita di scuola. Diluviava, cosa che l'aveva resa piuttosto intrattabile tutto il giorno.
Questo farebbe presupporre che la rendesse nervosa anche sotto l'ombrello:  invece no. Era calmissima. Pensava.
Il concetto di pensare è piuttosto articolato - cos'è pensare? Pensatori - ah, ironia! - illustri  - per chi poi? Bah - hanno dedicato secoli di ricerche al concetto. Cos'è veramente pensare?
Affidiamoci alla scienza...
...no, non facciamolo. Penso che la scienza sia più relativa della fede - cosa significa relativo?
Sto divagando.
Insomma, Giulia era sotto la pioggia. Come tutti i giorni aveva chiamato i genitori per dire i propri programmi, così da non risultare dispersa in mare - non c'è il mare? Eppure il diluvio stava provocando proprio quello! - dicevo, non voleva passare per dispersa. Dunque decise di nutrirsi. Dura la legge della sopravvivenza.
Andò in un piccolo supermercato. Aveva due euro in tasca, prese un tramezzino preconfezionato. 
Passò dalla sua mente per un picosecondo che stava per inserire nel suo sistema digerente sostanze potenzialmente pericolose, che potevano essere smaltite male, che si sarebbe sentita  male, che la mozzarella era troppo bianca e il pomodoro troppo rosso per non essere stati geneticamente modificati. Ma chissenefrega. Si vive una volta sola, e se il giudizio divino l'avesse voluta far fuori non l'avrebbe certo fatto con un tramezzino potenzialmente cancerogeno.
Nel frattempo,  il piccolo negozietto diffondeva le note delle Vibrazioni:  immensamente Giulia.
- Grazie - borbottò al cielo. Che carino: Sarcina con tutte le ragazze che poteva rompere con canzoni romantiche doveva rompere proprio a lei? In amor vince chi fugge? Aspetta che mi sotterro!
Poi, che canzone ridicola... Sei immensamente Giulia.  E come sennò,  a metà?
A parte il fatto che... esisteva un'immensità? Perché era stato creato il concetto di fine allora? Era forse legato al concetto di temporalità?  Il tempo non esiste, è un'invenzione umana  - invenzione? No, concezione, meglio - ma l'esistenza cos'è?
La sua mente la portava ad una conclusione: parole, parole, parole, soltanto parole per intendere il non intendibile, che facevano da contorno alla spesa che tentava di fare senza successo, perché là fuori diluviava, perché non si può non pensare alla Cai da ultima delle cose, e nemmeno a quella prima, e nemmeno si può evitare di pensare - beati i tibetani se ci riuscivano, perché lei dopo anni di allenamento ancora non era riuscita a zittirsi un attimo!
Che becera filosofia da supermercato.
Pagò, uscì. Un fulmine la fece sobbalzare: lei era situata esattamente tra un albero ed un altro. Non aveva colpito nessuno dei due, non le erano precipitati addosso; giudizio divino approves il tramezzino.
Camminando si bagnava le scarpe. Attorno a lei, le poche intrepide persone che s'azzardavano ad attraversare un posto non coperto correvano come formichine minacciate dall'aspirapolvere. Perché correte?, si chiedeva. Tanto ormai erano bagnati: tanto valeva fare con calma.
Mangiò il funesto tramezzino sotto la pioggia; dopo circa un minuto, era completamente zuppa dal ginocchio in giù. Nel giro di pochi altri secondi, le scarpe iniziarono a fare il caro vecchio "ciap ciap". Calzini au revoir.
Non aveva mai visto un temporale simile. Le strade erano un'unica, gigantesca pozzanghera. Si augurò che non finisse come l'alluvione genovese di qualche giorno prima: potevano pensarci prima, anziché fare in modo che succedesse un disastro.
Finalmente, finito il pranzo, giunse nella maestosa biblioteca della città.
Si sedette in un bancone sul soppalco dalla banchina di vetro: da lì non solo aveva la visuale su tutta la sala principale, ma poteva ben analizzare i meravigliosi stucchi presenti sul soffitto - come le volute poste agli angoli delle arcate corressero ad accarezzare le finestre simili alle vetrate delle chiese, per poi congiungersi a capriate decorate con altri stucchi, dipinte anch'esse di bianco.
Immaginò l'artista che faceva il certosino addobbando ogni foglia con nuovi incavi, senza porre alcun fiore, ma dando l'illusione che tutto il soffitto fosse fiorito. Senza mettere colore, ma colorando il bianco con immagini bucoliche ma eleganti, quasi non fossero monocromatiche.
Insomma, Giulia si sedette. Quant'è difficile commettere un'azione senza pensarne le conseguenze, o almeno il contesto!
Tirò fuori un libro, e lesse.
Oh, non durò molto. Cinque minuti dopo si bloccò.
Come si fa a scrivere "in realtà?"
Cos'è la realtà?  Cosa la non realtà?
La realtà è la verità? Cos'è la verità?
La verità è relativa? Cos'è il relativismo?
Il relativismo è frutto della mente? Cos'è la mente?
Ma la domanda più importante era: ma per quale diamine di motivo doveva sempre porsi 800miliardi di domande e non giungere mai ad una conclusione?
E perché non era rimasta a scuola direttamente?
I pantaloni bruciavano sui polpacci, s'affollavano sulla pelle, l'imprigionavano tra spire gelate.
Era in biblioteca e si preoccupava dei polpacci! Incredibile.
Cosa era credibile?
Doveva smetterla.
Tornò al libro.
Πάντα ρει, tutto scorre.
Anche quelle domande sarebbero passate, così come le risposte che avrebbero condotto ad altre domande e ad altre risposte.
Gli stucchi però sarebbero rimasti. Forse.
Di certo (certezza? Boh) i pantaloni bagnati, grazie al cielo, no.
Tornò alla lettura.

Buongiorno lettori! Ecco a voi la mia bellissima ultima mezz'ora in chiave più o meno filosoficamente contorta.  Domande senza risposta, certo, ma che spero la troveranno nel corso della mia vita.
Altrimenti chissenefrega, morirò felice ma non contenta.
La differenza tra le due cose...?
Ivy ;)