. . . All you life, you were only waiting for this moment to be Free . . . * Nulla enim culpa est in somnis.

sabato 25 aprile 2015

Scappiamo se ti sposo?

Lettori! La vostra Crazy Girl è tornata!
In occasione della Festa della Liberazione, mi sono... liberata per voi!

Cretonne... A quanto pare è il simbolo del 19° anniversario!
Mai sentito prima d'ora...
A quanto pare "è originalmente un tessuto di tela bianca forte".
Boh!
Innanzitutto, devo fare degli auguri gigamegagrandi alle due splendide persone che 19 anni fa, prima di mettere al mondo due BELLISSIMI bambini come me e mio fratello, sono convolati a nozze! Auguri dunque alla mia mamma e al mio papà, che possano vivere sempre felici e contenti!
Questo è per voi.


Ci sono giorni che non dimenticherai mai, dicono.
Giorni che rimarranno impressi nella mente di tutti quelli che erano con te, immortalati da centinaia di foto e ricordi molteplici da vari punti di vista.
Per alcuni, i giorni migliori sono quelli 'scontati': nascita di un figlio, vincita al lotto, laurea. 
Per altri sono fatti di piccole cose. Un sorriso più luminoso del solito, un taglio di capelli nuovo, un gelato squisito, ma soprattutto la compagnia giusta. 
E cosa c'è di meglio della compagnia della persona con la quale si vuole passare il resto della propria vita?
Forse per questo il matrimonio è (quasi) sempre in cima a queste liste: è un mix di piccole e grandi cose, tanti piccoli dettagli per il "Giorno più importante della tua vita".
Beh, quasi.
Antonia continuava a ripeterselo, ogni volta che Geremia, il fotografo, le urlava - SORRIDI! - .
Era bravissimo, il migliore forse in circolazione, ed ascoltava tutto ciò che lei e Paul gli consigliavano. Però Antonia non sopportava chi le diceva di sorridere. Li odiava, tutti. Perché i sorrisi devono essere spontanei, ed i suoi in quel momento tutto erano meno che spontanei.
Era nervosa, stanca, agitata - come poteva Geremia anche solo pensare di farla sorridere? Impossibile!
Eppure si sforzava. Ed era bellissima, ma lei si vedeva falsa, perché sapeva di poter fare qualcosa di migliore. Qualcosa di speciale, che la facesse risplendere di luce propria.
Quella stessa luce che aveva fatto innamorare Paul.
Si erano conosciuti a scuola, anni prima. Due finti ribelli, che scappavano dalla vita rincorrendo l'aria tra i capelli sul sellino di un Sì della Piaggio, quando ancora si fumava ovunque e i cellulari non esistevano nemmeno. Anni di risate e di lacrime, che però contribuirono a farli unire per la vita.

A questo pensava Paul, annodandosi la cravatta fino a che il respiro non divenne corto. Riallentandola, notò che gli tremavano le mani. Bene.
E se lei avesse detto no? Se durante la notte aveva fatto una fuga degna di Se scappi ti sposo e nessuno lo aveva avvertito per non farlo preoccupare ulteriormente? Se non le fosse piaciuto il suo completo nero, col corpetto lavorato e la cravatta fin sul pomo d'Adamo? Si sarebbe dovuto tagliare i capelli? Avrebbe dovuto lucidare le scarpe? Poteva non tagliarsi le unghie così corte, non sapeva cosa mangiare!
I marinai avrebbero consigliato un goccetto a questo punto, ma Paul temeva di scivolare lungo la navata della chiesa di S Antonio, mettendosi a nuotare come un pesce. Meglio non rischiare.
Gli tornò alla mente l'odore di pesce appena pescato, non esattamente romantico, ma in quel caso abbastanza speciale...
Qualche giorno prima lui ed Antonia avevano fatto un meraviglioso servizio fotografico. Le stradine di un meraviglioso paesello affacciato sul mare avevano accolto risate e sussurrii dei due innamorati, che improvvisavano pose ora divertenti, ora dolci, ora originali. Memorabile un bacio sotto ad un lampione, scattato dall'alto, sullo sfondo il mare...

Antonia pensava proprio a quel mare per tentare di calmarsi. Onda contro scoglio, scoglio verso onda.
La parrucchiera le aveva appena acconciato i capelli in una cascata di boccoli definiti, tenuti alla radice da perline e rose bianche intrecciate come a formare una coroncina, alla quale avrebbero attaccato il velo. Dio, quanta lacca!
Le scarpe l'attendevano di fronte, sorridendole beffarde mentre si metteva le calze. Sembravano dire: ci sopporterai tutto il giorno? Lei ci sperava.
Nel frattempo, era giunto il Momento Solenne, meno importante solo di quel Sì urlato a Dio e ai parenti.
Era arrivato. Il vestito.
Gonna di taffetà di seta tendente all'avorio, lievemente più corta davanti, e corsetto di pizzo con manica a tre quarti e scollatura a V, tempestato di perline cucite a mano una ad una . Una meraviglia, frutto di ore ed ore di lavoro della mamma aiutata dalla sorella, chine su questa stoffa preziosa. 
Un capolavoro.
Antonia lo indossò con un brivido, lo fece scivolare su di sé e si fece abbottonare la schiena. 
Perfetto. Letteralmente cucito addosso.
Messo il velo ed i gioielli, toccò ad altre foto di rito: rose, sorrisi, parenti. Pff. In un angolo, spiò la madre mentre si asciugava una lacrima: lì ne uscì un sorriso realmente spontaneo.

Un'ora dopo era sul sagrato della chiesa. Suo fratello le strinse un braccio, lei ricambiò distrattamente. Fissava il portone impaziente, gli istanti sembravano anni. Dietro di lei, anche la sua nipotina, auto-definitasi "la Dadamigella", scalpitava per entrare.
Finalmente il momento giunse.
La navata sembrava eterna, ma Paul era la luce alla fine del tunnel, e la cinse appena arrivò alla fine della traversata. 
Antonia si calmò.

Inutile dirlo. Una funzione stupenda, intervallata dai commenti divertenti ed affatto inopportuni del Don e da qualche lacrimuccia che faceva capolino qua e là.
Tranne un attimo di panico quando la fede non riusciva ad entrare nel dito di Paul, tutto filò liscio. Solo dopo lo scambio delle promesse entrambi lasciarono che il respiro tornasse regolare; non si erano nemmeno resi conto di aver trattenuto il fiato così a lungo. 
Come se potesse succedere qualcosa! Nulla batte l'amore.
Ma ora, appena finite le firme di rito, rimaneva da affrontare la folla... Che fare?
I due neosposi si guardarono negli occhi senza alcun dubbio.
Scappiamo.
Uscirono di corsa dal portone senza guardare in faccia nessuno. Gli invitati, sbigottiti, riuscirono a malapena a lanciare una manciata di riso; i più temerari li rincorsero ridendo.
Una mini fuitina post matrimonio in piena regola, che li condusse verso il veicolo senza intoppi, coi polmoni svuotati dalle risa e dalla fuga.

Una volta in macchina, Paul la baciò.
- Benvenuta, signora X. -
Forse quella era la Felicità.

* cognome censurato per motivi di privacy. Non ci vuole molto ad intuirlo, ma amo i sotterfugi.


Volete sapere se andò esattamente così? Qualcosa è vero, qualcosa no.
Ma non saprete mai cosa.... Nel frattempo, godetevi la storia così come è scritta.
Spero vi sia piaciuta... Anche perché, senza di loro io non sarei qui a scrivervi!
Buona serata, 

Ivy (figlia fortunata)

PS: a chi interessa, ho finito Girl Online. Beh, a differenza della protagonista del libro di Zoella, voi più o meno sapete chi sono. E non è proprio un diario questo blog. Ma di certo mi aprirò di più... Chissà che anche voi non diventiate 10.000 lettori fissi in più nel giro di una notte!
PS 2: Diamo il benvenuto a Lucetta del Lucetta's Blog, che s'è unita alla collaborazione con Crazy Girl's Fairy Tales! Passate dal suo blog: http://lucetta91.blogspot.it/

mercoledì 8 aprile 2015

Ritornata!

Buongiorno signori & signore!
Ops, è da un po' che non entro eh? Quest'anno sono stata davvero deludente, pochi post, poca frequenza... Mi spiace tantissimo!
Diciamo che sto compensando con la vita reale... Tra un po' forse partirò col mio terzo anno consecutivo di collaborazione col Trento Film Festival, e sono molto indaffarata su tutti i fronti.

Che duro essere maggiorenni, eh?
Naah. Ero indaffarata anche prima.
Comunque, anche quest'anno non c'è scampo! La primavera è rifiorita, il sole c'è a tutte le ore, e il mio raffreddore fa capolino in ogni istante. 
I professori sembrano farti il regalino dandoti pochi compiti delle vacanze, e alla fine ti ritrovi con una verifica ogni giorno; ed anche volendo è difficile aggiornare il blog, capite?
Non sto più scrivendo, né leggendo... E oggi mi sono costretta a fare tutte e due le cose. Che diamine, non si vive di solo studio ed ozio! E voglio prendere del tempo per me, per fare ciò che amo. 
Ho preso in mano un libro che parla di una blogger in erba, proprio come me... Si chiama "Girl Online" di Zoe Sugg. Magari è da "bambini" rispetto a Pirandello e Dante... Però volevo qualcosa di leggero, e questo regalo è caduto a fagiuolo.
E poi, cosa c'è di meglio di un bel romanzetto rosa quando si è nel pieno della stagione degli amori?
Quando anche ai piccioni il cuore batte più forte, quando il bel tempo t'invita a tavola sui prati, per poi far volare i sacchetti mentre ti stai crogiolando al sole, quando da un momento all'altro le nuvole prendono il sopravvento e scappi in un bar davanti ad un caffé? Quando i bimbi urlano e giocano, le coppiette passano mano per la mano, gli occhiali da sole schermano sguardi furtivi, le famiglie improvvisano gite fuori porta e le amiche sforano la dieta a favore di quel "meraviglioso gelato al cioccolato bianco" che le guarda "urlando 'mangiami'!"?
Forse quel libro m'ha presa un po' troppo tra le sue spire.
Però, sebbene mi fossi ripromessa di non trasformare questo blog in un diario personale, per una volta voglio seguire il consiglio della Suegg.
Così ho deciso di aggiornarvi anche sui miei ultimi viaggi.
Eh, si, Ivy la poltrona ha viaggiato!
Nel giro di due settimane ho visto due luoghi stupendi, dove non ero mai stata: Roma e Venezia. Quattro giorni la prima, uno la seconda.

Vi sembra un suicidio? Forse! Il mio corpo di certo non ne è uscito illeso: piedi e schiena distrutti, e stanchezza a mille. Ma ragazzi miei, è stato meraviglioso.
Vi importa ciò che ho capito? No?
Lo scrivo lo stesso.
Ragazzuoli, abbiamo il Paese più bello del mondo! Non andate all'estero prima di aver visto le meraviglie che avete attorno! 
Volete un'epoca storica? In Italia la trovate. Volete cibo buono? Avoja! Volete gente cortese? Idem. 
Abbiamo una storia millenaria, edifici spettacolari, paesaggi mozzafiato... Valorizziamoli per primi noi!
Per esempio, Venezia. Piange il cuore vedere come è ridotta... Si vedono più bancarelle che edifici! Per fare la foto alla statua del povero Paolo Sarpi ho quasi rovesciato ombrelli e mutande! E la muffa regna sovrana su alcune pareti millenarie, e trovare un cestino è pressoché impossibile. E la gente mangia per strada noncurante, e - ancora, ahimé! - dà da mangiare ai pennuti. Quando San Marco sarà imbiancata saranno contenti?

Ho trovato Roma tenuta meglio da un punto di vista storico, peggio per la vivibilità della città. Buche ovunque hanno quasi rotto il mio povero trolley rosa, e dopo un potente diluvio le strade erano un cimitero di ombrelli e cartoni. 
Anche se ciò che forse mi ha fatto più male è stato non poter fare foto alla Cappella Sistina. Non per la foto in sé - Santo Cielo, se mi fosse stato detto che avrei rovinato gli affreschi sarei stata la la prima a posare la macchina fotografica! - nono, lo stato di conservazione non c'entra affatto.
Una sola parola.
Giapponesi.
La Cappella Sistina è stata restaurata grazie ad una TV giapponese, e per questo ora LORO hanno i diritti. 
Vi sembra possibile che i diritti di una delle meraviglie ITALIANE siano in mano a persone che non sanno nemmeno dire la R?
Chiamatemi razzista, ma sono indignata da ciò. Ci lamentiamo del fatto che l'Italia stia sprofondando, e poi spediamo oltreoceano i soldi ricavati da Michelangelo.
Sorvoliamo come un piccione di San Marco (si, oggi ce l'ho particolarmente con loro)... Perché si può dire qualunque cosa negativa, però il problema non è l'Italia, ma (alcuni) Italiani.
Perché chi parla male dell'Italia ancora non è passato sotto la Torre dell'Orologio, rimanendo abbagliato dallo splendore della Basilica. Né ha visto la maestosità di San Pietro, o la sinuosità delle opere del Bernini, per non parlare dell'impatto emotivo dei Fori Imperiali by night o Castel Sant'Angelo con in cima il Tricolore. Ed il Ponte di Rialto, che abbraccia le gondole ed il mare, oppure i Tetrarchi, risalenti addirittura al III - IV secolo...
Basta però.
Questo post sembra una puntata dei Simpsons: è partito da un argomento ed è finito con uno all'opposto.
Grazie di continuare comunque a leggermi, anche se vi abbandono mentre vivo.
Vi voglio bene!
La vostra Ivy

PS1: Ringrazio le mie amiche, senza le quali non avrei fatto due viaggi simili, e la mia stupenda accompagnatrice.
PS2: Grazie ad una persona davvero speciale... 4. Basta questo.
PS3: BUONA PASQUA in ritardo a tutti! Spero l'abbiate passata con gioia ed allegria, in famiglia o in compagnia! (#poetadenoartri)


martedì 17 marzo 2015

Riemersi Dal Passato

Riemersi dal passatoBuon pomeriggio cari lettori!
Ogni volta mi riprometto di scrivervi di più, ma poi gli impegni mi fanno desistere.
Tuttavia, mentre giro di conferenza in mostra, interrotta da altri progetti, mi diletto nella scrittura di articoletti giornalistici.
Sperando vi piaccia, vi propongo l'ultimo che ho scritto:

Riemersi dal passato

Buona lettura!
La vostra Ivy

lunedì 23 febbraio 2015

Maggiore età

Cari lettori, care lettrici,
oggi per voi è stata - spero - una giornata come tutte le altre. Avete fatto la spesa, vi siete svegliati imprecando per il ritardo, avete visto un film, avete lavorato, vi siete stravaccati sul divano. 
Per me, oggi, è stata una giornata un po'... Particolare.
Non perché io non abbia fatto la spesa, non abbia fatto il mio dovere a scuola, non sia ora stravaccata sul divano mentre vi scrivo. 
E nemmeno perché non dormo seriamente da circa 48 h, avendo voluto fare la geniale e dunque avendo guardato tutta - o quasi - la Notte Degli Oscar. Oh, no.
La verità è che domani, 24 febbraio, una parte di me si spegnerà (metaforicamente).
Dopo 17 anni da bambina, dovrò render conto al mondo della mia esistenza. In poche parole, la sottoscritta diventerà maggiorenne.
Manca solo un'oretta, eppure, come nel sonetto di Ciro di Pers Orologio Da Rote, mi par che ogni rintocco dell'orologio sia un battito sulla tomba...
Okei. La sto facendo moolto tragica.
Il fatto è che proprio non mi va. 
Non mi va di perdere ore preziose per andare a votare persone che comunque non vinceranno, ed anche se vincessero non sarebbero come vorrei io.
Non mi va di mettermi al volante di una vettura, che di certo righerò. Non mi va di dover scendere dalle mie amate nuvole per non mettere sotto un innocente passante, o peggio, essere sbalzata via da un ubriaco di passaggio su una minicar. [Ringrazio la Fondazione Ania per fare delle pubblicità così realistiche da farmi venire il terrore di salire su un veicolo ad ogni ora della notte e del dì].
Non mi va di essere responsabile di ogni singolo segno che rechi il mio nome, quando prima lo scrivevo ovunque solo per divertimento. Ed inoltre, non mi va di ricordarmi come l'ho scritto la volta precedente: scommetto che cambierò almeno 5 volte la firma.
Non mi va di essere legittimata a comprare alcolici e sigarette; e non mi va di vedere occhi strabuzzati quando dico che sono astemia.
Sinceramente non mi va nemmeno di fermarmi a parlare coi tizi dell'UNICEF, del WWF, dell'antidroga e chi più ne ha più ne metta...
Diciamocelo. Ragazzi miei, essere minorenni è più che comodo. Mamma e papà danno sicurezza, e appena sentono la parola "minorenne" gli adulti ti lasciano in santa pace.
Ma come tutte le belle cose, prima o poi finisce anche l'infanzia. E se c'è bisogno di prendere le proprie responsabilità, così sia. 
Alla fin fine, maggiorenne o meno, mi basta abbracciare la mia mamma, il mio papà, il mio fratellino, o anche solo il mio pupazzo, chiudere gli occhi, e ricordarmi che per loro sarò sempre una bimba.
E queste che vi racconto sempre favole, per fare in modo che nessuno di noi cresca tanto da sopprimere la parte fanciullesca che è in noi.

Il bambino che non gioca non è un bambino, ma l'adulto che non gioca ha perso per sempre il bambino che ha dentro di sé. Pablo Neruda

Che dire... In bocca al lupo a me. E giocate finché potete, anche se siete fuori "limite massimo"!
Ivy, ormai rinsecchita come una prugna

PS: il primo che mi consiglia un Sexy Shop può benissimo tornare a giocare con le Barbie e le Hot Wheels.

martedì 10 febbraio 2015

Lo pseudolatitante al casinò

Buongiorno cari lettori! È giunto febbraio, e sta scadendo il conto alla rovescia per la mia funesta ora... quando non potrò più fare concorsi per minorenni!
Intanto, buona giornata con questo racconto comicamente poliziesco :*

Il commissario Doriani era chino sulla sua scrivania.
Leggeva con l'aiuto di una lente d'ingrandimento ciò che aveva scritto il suo nipotastro, Francesco Gregoretti, all'ultimo anno di criminologia. L'età avanzata non gli permetteva più la libertà di lettura, così la lampada da interrogatorio tramutava il foglio da bianco sporco a bianco fosforescente.
Francesco attendeva con ansia che Doriani finisse di leggere la sua tesi di laurea: da quella sarebbe dipeso il suo futuro, e sperava vivamente che tutto fosse corretto ed all'altezza della situazione.
Ma il commissario da ormai una settimana leggeva una parola al minuto, colmando d'ansia il cuore del povero Francesco.
In quell'aria colma di tensione bussarono alla porta: l'allievo represse uno sbuffo.
Con lentezza snervante, Doriani si tolse gli occhiali. - Avaaanti! - belò.
Un giovane con Ray-Ban sul naso (malgrado fossero all'interno del commissariato) e giubbotto di pelle (malgrado fosse un maggio piuttosto afoso) entrò masticando la chewing-gum vistosamente, al limite dell'educazione.
Era Diogene Gengetti, detto DiGei dagli amici, figlio del procuratore nonché scemo cronico.
- Commissà - biascicò - m'hanno detto che mi aveva chiamato. -
Sempre con estrema lentezza, Doriani s'appoggiò allo schienale della poltrona di pelle. - Non... Ricordo. Aaaaah, si, già già giusto, volevo sapere se avete scoperto chi era al vertice dello spaccio di droga nel quartiere dietro alla chiesa di San Pietro. Dimmi, si sa? -
DiGei sbadigliò visibilmente. - Seeee, dovrebbe essere un latitante... Corradelli. -
Doriani balzò in piedi, ripetendo il nome ad alta voce.
Quando si tratta di latitanti è un razzo. Ma per il mio futuro...
- Gengetti! E quando volevate avvertirmi? -
- Ahemmm... Ora? -
- E dove si troverebbe? Avete scoperto anche questo? -
- Naaah. Cioé, dovrebbe essere al casinò, però nessuno ci vuole andare, ed io sono stato esiliato a vita... avevo truccato la roulette! - ridacchiò.
- Ci serve un infiltrato... TU! - esclamò Doriani indicando Francesco.
- I-io? - balbettò questo. Non solo non mi corregge la tesi, ma vuole pure mandarmi in un covo malavitoso! - Ma non so nulla del caso, non conosco Corradelli, non sono della squadra... -
- Oh, sciocchezze! Proprio perché non sei della squadra sei perfetto! Così nel frattempo... AH, la schiena! - Doriani si piegò al'indietro: nell'impeto qualcosa aveva ceduto. - Dicevo, nel frattempo leggerò la tua tesi, così farai questa maledetta laurea e sarai in squadra! Ci stai? -
Con gli occhi a cuoricino, Francesco accettò entusiasta. Cosa poteva andare storto?

Uscendo dall'ufficio, dopo aver rimesso seduto il commissario, Diogene e Francesco s'avviarono verso la sala dove quest'ultimo avrebbe imparato le nozioni base sull'operazione.
Nel frattempo, Francesco provò a biascicare due parole.
- Roulette, eh? Almeno hai vinto? -
DiGei rise sguaiatamente. - Machettepare? Fratello, io non so fare nemmeno uno più uno! -
Francesco era confuso. - Ma allora... Perché non vai tu sotto copertura? -
Diogene si tolse gli occhiali. Sotto l'occhio destro aveva tre piccole stelle tatuate, che risaltavano gli occhi verde cupo. - Dì, ragazzino, hai idea di che giorno è oggi? -
- Ahemmm... Sabato? -
- Oggi apre il CocktaiLounge, fratello! Si fa serata! - e rimettendosi gli occhiali simulò un balletto tamarro in mezzo al commissariato.
Francesco stava per ribattere, quando una brunetta bassa e magra gli si affiancò. - Tu devi essere Francesco, lo studente sotto copertura! Io sono Ginevra, verrò con te nell'operazione "Cervelli sniffati". - Abbassò il tono. - Detto fra noi, il nome l'ha deciso Diogene. Comunque, - riprese il tono normale, - malgrado la disgustosa dicitura l'operazione è serissima. Vieni! -
Lasciarono DiGei a ballare su note invisibili ed entrarono nella stanzetta angusta. Vi padroneggiava un proiettore di fronte ad una fila di sedie divise in due colonne.
Si sedettero in prima fila e Ginevra azionò il proiettore.
Comparve un uomo magrissimo, dalla pelle diafana e uno sguardo che probabilmente sarebbe dovuto essere arcigno.
Francesco scoppiò a ridere.
- Scusami Ginevra, però in anni di studi non ho mai visto questo essere! -
- Perché è un latitante... "locale", ecco. E'... il fratellastro del commissario. -
- STAI SCHERZANDO? Zio Nino? - impallidì Francesco. - Ma il cognome diverso... Sono diversi! -
- Eppure te l'assicuro. La latitanza si limita all'essere sfuggito dalle mani del fratello: ufficialmente è un uomo libero. Che spaccia droga, ma libero. Il nostro compito è riportarlo da Doriani... E arrestare gli altri. -
- Per quale motivo non dovremmo arrestare anche lui? Solo perché è imparentato col commissario? Scusami, non è corretto. -
- No... Ma lui è solo una maschera sfruttata dai veri spacciatori. Usano a loro favore l'Alzheimer che affligge il povero Nino per manovrarlo come marionetta nel mondo della criminalità. -
- Capisco. E come ci infiltreremo? -
- Innanzitutto tu ti vestirai da perfetto boss italoamericano: camicia, cravatta, cappello. Sono rimasti indietro anche con la moda... - Ginevra alzò gli occhi al cielo. - Ti intrufolerai nella sala, e giocherai come se nulla fosse. Avrai una microcamera addosso. Appena dicono qualcosa sulla droga, interveniamo. -
- Ed io? -
- E tu avrai una pistola, e se necessario (solo se necessario) interverrai. -
- E se mi scoprono? -
- Ci sono io. E la squadra fuori. -
- Ma tu cosa farai? -
Ginevra divenne bordeaux, poi balbettò: - Io... Io sarò... Sul palco. -
Francesco sorrise: - Non serve che ti agiti. Penso che tu sappia cantare benissimo, o non ti farebbero salire! -
- No... - mormorò lei - Non... canto. Io... ecco... farò... -
- Cosa? Danza? Recitazione? Hula hop? -
- ...Pole Dance. -

Francesco non riusciva a concentrarsi sul gioco. Aveva già perso 500 euro, e ora ne stava perdendo altri 500. Ma come poteva concentrarsi, con Ginevra che ondeggiava davanti a lui?
Grazie al cielo non era l'unico.
- Minchia Peppe, hai visto che culo? -
- Io guaddo più in alto Tonino! -
- Moviti, moviti... - Qualcuno improvvisò un battito di mani a ritmo.
Francesco, ormai al limite della sopportazione, stava per ribattere, quando entrò nella sala Corradelli.
Ora devo guadagnarmi la tesi.
Lo pseudolatitante si sedette giusto di fronte a lui.
- Peppe! Non sai gggiocare, vergogna! E io dovrei affidarti la robbba? Tu me la perdi, sicuro! -
Il Peppe in questione gli tirò un calcio sotto al tavolo.
- Ahia! - urlò Corradelli - mica dico dov'è! -
- Nino taci o ti tagghio la lingua! Capisti? -
Francesco, diviso tra Ginevra e Corradelli, nemmeno si accorse di aver vinto una mano.
Almeno ho recuperato 1000 euro, pensò.
- Comunque - riprese il latitante appena spiumato, - Rossella, la fornaia, quella bella, ha detto che se vogliamo far circolare lì la robba la... spaccia per farina! T'è piaciuto il gioco di parole Tonino? -
In quell'istante la porta s'aprì di scatto e Doriani, in forma come non mai, irruppe con la squadra. - A me si, Ninuccio! Mani in alto! -
Ginevra era scesa dal palco e aveva inforcato l'arma come i compagni. Istintivamente, anche Francesco la seguì.
Corradelli rimase a bocca aperta, facendo cadere le carte - pure truccate... Non sapeva vincere nemmeno con quelle.
- Dodò! Dove sei finito tutto questo tempo? -
- Alla narcos, idiota! E ti faccio sapere che hai davanti tuo nipote, mio collega! -
Corradelli si girò verso Francesco, che iniziò a temere. Ma non tremò.
- Ciccio! Sei tu? Mariiiia come crescesti! Si propriu beeeeddhu! -
Francesco arrossì, senza smuovere l'arma da davanti a sé. Ginevra e qualcun altro soffocarono le risate.
- Zio Nino, ti dichiaro in arresto per spaccio di sostanze stupefacenti. -
DiGei si avvicinò, senza fretta, rigirando le manette. - E pensare che qui non potevo entrarci...! - Le mise a Corradelli, poi se ne andò fischiettando.
Tutti i malviventi furono presi, Francesco raggiunse Ginevra e le mise la sua giacca addosso. Lei ringraziò, poi lo squadrò. - Sai che non potevi arrestarlo, vero? -
- Si, ma se ora accetti di uscire con me ne sarà valsa la pena! -

Alla fine, la tesi di Francesco faceva schifo, e fu letta dalla ragazza... e corretta.
Doriani andò in pensione due giorni dopo, DiGei continuò a non fare un tubo.
Ma Francesco entrò in squadra comunque.

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