. . . All you life, you were only waiting for this moment to be Free . . . * Nulla enim culpa est in somnis.
Visualizzazione post con etichetta Racconti lunghi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Racconti lunghi. Mostra tutti i post

giovedì 18 ottobre 2012

Intervista a Leopardi

'Sera gente!
Con all'aiuto di un fedele informatico (grazie per il tempo perso che mi dedichi Chris... :D) sto tentando di creare la pagina Facebook. Ma tale è la mia... ahem... gioia al pensiero del mio nome legato al popolare social network, che questi mi sta praticamente RIFIUTANDO. Pertanto, poiché sto smanettando su Internet, vi ripropongo un'intervista che ho scritto qualche anno fa... Buona lettura!


Era una giornata di sole, fredda ma allegra. Stavo andando a lavoro in redazione, quando mi passò davanti un gobbo triste e malconcio, il viso pallido, con una nuvoletta di Fantozzi sul capo. Il grande pessimista Giacomo Leopardi.
“Mi scusi…” dissi correndogli dietro. Lui si girò lentamente.
“Si? Ch’interrompe i miei pensieri sul tormento della vita mia?”
Rimasi incerta. Di certo era lui, ma non potevo andar li, da un mito dell’800, e fare un’intervista, semplice ma cosi…”MODERNA”.
“Salve!” cominciai… “Mi chiamo Silvia…”
“Oh, Silvia, rimembri ancora quel tempo…”
“Si, si” tagliai corto. “Mi scusi, ma non sono morta. Malgrado tutto, rimembro la sua poesia e vorrei intervistarla”.
“Oh, che tormento ch’è la vita! E sia, una nella mia dimora.”
“Ok, per me va bene!”
Inviai un sms in redazione: domani,uno scoop!
“Vuole un passaggio? Ho la minicar parcheggiata propria li.”
“Oh. Cosi infernali! Non sia mai!”
“ O…kay, allora andiamo a piedi!”
Non l’avessi mai detto! Il signor Leopardi abitava su una collina e, arrivati in cima, ero letteralmente STREMATA.
Lui, essendo un fantasma, entrò dal muro, lasciandomi sola.
Il palazzo era maestoso, di certo non recente, ma si reggeva in piedi. Era fatto di legno, stile “vecchio maniero”, con profonde crepe sul portone e pesanti tendoni alle finestre.
Evidentemente s’era scordato di me, cosi suonai.
Uno stridulìo acuto suono nella valle, assordandomi.
Ma il portone a aprì.
“E permesso?” chiesi, entrando titubante.
“Oh, Silvia, entra in questa dimora!”
L’arredamento interno non era da meno. Tutto d’ebano, sembrava più la casa di Amleto.
Mi sedetti in un divano color bordeaux indicatomi dal poeta.
“Allora, mi dica, signor Leopardi”, iniziai, accendendo il registratore. “Cosa provava veramente per Silvia? Amore?”
“Oh, si, ella era lieta come in bocciolo di rosa. Ma, natura ingannevole, me la potrò via.”
“Di chiuso morbo, combattuta e vinta, vero?”
“Giusto”.
“E, mi dica, è tanto tempo che lei… ecco… non è in vita. Com’era, come giovane ottocentesco? E quali sono le differenze con noi del 2010?”
“Ah, cara Silvia, un affetto mi preme, triste e sconsolato, a ripensar alla mia giovinezza. La mia speme ormai è da tempo spenta…Ma, direi, voi del terzo millennio siete ingenui, poiché ancor credete nella natura, e aspettate che renda quel che in tempi passati ha promesso. Voi non sudate più sulle carte, non passate il tempo vostro primo a studiare, pensate a divertirvi e all’amor terreno.”
“Cosa pensa della morte?”
“Oh, che suono soave questa parola! Mia cara, quando mostrasti da lontano la tomba ignuda capii il vero significato della vita. Tutti siamo destinati a morire, perché non farlo prima del previsto?”
“Non  capisco…”
“In sintesi: non si dovrebbe vivere se si è destinati a morire, o almeno, non se si è sfortunati come me!”
“Mi lasciate senza fiato…”
“Sta per morire?”
“Per carità!” dissi toccando il mio porta fortuna.
“In conclusione, vorrei chiederle: cosa consiglierebbe a noi giovani del 2010?”
“Ascoltate la voce del vostro core, in silenzio, in una stanza buia, solo così capirete voi stessi. Amate solo una persona, ma amatela col core di un amore platonico!”
“Grazie mille, messer Leopardi!”
“Non c’è di che, Silvia, e rimembra…”
“Si, si rimembro!” dissi scappando.
“Ah, mi scusi…” esclamai girandomi. Ma la casa, e con sé Leopardi, non c’erano più.

Che ne dite? Scrivevo bene anche un pò di tempo fa??? xD
Commentate!!!!
Bacioni!

martedì 3 luglio 2012

Una bomba color giallo fluo

Salve genteeee!!! Qui si rinfresca - anzi, grandina... Ma caldo = estate, ed estate = vacanze, pertanto w Caronte e w Scipione l'Africano!!! Iniziamo!

Tacchi gialli, tubino striminzito nero, cintura giallo fluo, capelli mossi abilmente dalla parrucchiera più costosa della città, cerchi dorati alle orecchie, trucco 'smokey eyes', rossetto rosso fuoco. E con una pochette nera laccata dello stesso colore dello smalto, mi avvio verso la tenda arabeggiante che solo qualche giorno prima è stata il mio incubo. Che strano, sembrano passati anni...
Per strada, qualche persona mi scannerizza con gli occhi, qualche intrepido giovane mi fischia dietro. Se sapeste cosa vado a fare, penso, fareste meglio a non guardarmi nemmeno...
Ancheggiando, arrivo al posto. Le altre ragazze mi fissano, alcune curiose, altre adirate, convinte che ruberò loro i clienti migliori stasera. Ma io ne voglio uno solo.
Sulla soglia della tenda mi fermo, respiro, poi spingo il pesante tendaggio di lato ed entro. 
Sul divano violaceo, sopra ad una miriade di cuscini, è spaparanzato Ivan, un bicchiere di whisky in mano ed una risata roca che gli esce dalla bocca spalancata. Se non mi facesse tanta paura, forse mi sembrerebbe anche sexy. 
Ma il mio cuore perde un colpo quando volto lo sguardo a sinistra, e vedo Igor appoggiato al frigobar, annoiato. 
Appena mi sentono entrare, entrambi tacciono, voltando lo sguardo verso di me: Igor in allerta, Ivan divertito.
- E tu che ci fai qui? - mi chiede Igor, fulminandomi con lo sguardo. La voce gli trema per via della rabbia repressa.
- Come che fa? E' ovvio, no? - Ivan beve un sorso, senza staccare lo sguardo da me. - Viene a fare ciò per cui è pagata. Viene a lavorare. -
- Seguimi - mormora Igor, prendendomi per mano e trascinandomi fuori dalla tenda. Aspetto l'esplosione. Ed eccola che arriva:
- Ma cosa ti è saltato in mente? Cacciarti nella tana del lupo? Ivan qui può fare quel che vuole! La polizia non lo caga nemmeno quando è qui! Li ha corrotti tutti! Tutti! E tu ti permetti di sfidarlo così! Io... Io sono senza parole! Io... -
- Ciao, Igor. - Lo sussurro, in modo che lo possa sentire solo lui. Lo fisso negli occhi scuri, un abisso profondo in cui mi perdo ben volentieri.
Lui sospira. - Ciao. Mi spieghi perché diamine sei qui? -
- Per te. -
- Per me? -
- Esatto. -
Lui mi fissa, sbigottito. 
- Hai molto da fare, stasera? - E' stupendo notare come è combattuto con se stesso...
- No - rantola. - Non proprio. Che cosa vorresti fare? -
Mi avvicino lentamente, fino ad appoggiarmi al suo petto. Osservo con piacere che deglutisce a fatica, il pomo d'Adamo che va su e giù lentamente. 
- Al Ristorante Thomp, adesso. Solo io e te. - Intanto muovo le dita sul suo petto. Con la coda dell'occhio noto che Ivan sta uscendo dalla tenda, serissimo. Piccolo problema, ma facilmente risolvibile.
- Ok. -

Che ne dite? Comment please!!! :D

domenica 1 luglio 2012

A casa di Dan

Bonjour!!! 40° all'ombra non mi fermeranno! Anche se mi rallentano... Brava Italia, (fine momento calcistico), iniziamo!

Driiin! Driiiiin!
L'orribile rumore del campanello mi sveglia. Apro le palpebre lentamente nella penombra della stanza, e vedo davanti a me il muro rosa confetto col grande quadro d'arte moderna. E allora capisco dove sono.
Mi sollevo a fatica, mi stiracchio, scendo scalza giù dal letto e mi avvicino al bagno sbadigliando. Poi mi spoglio e m'infilo sotto la doccia: per fortuna Dan ha così tanti ospiti che rifornisce le sue camere come un albergo.
Sotto il getto freddo, il pensiero di Igor ed Ivan mi sfiora, prima sfocato, poi nitido e preciso. Allora faccio divenire l'acqua calda e scrivo sul box doccia pieno di condensa tutti i miei problemi: descrivo tutto, dalla prima all'ultima insignificante sciocchezza, lascio che le parole sgorgano non dalla penna ma direttamente dal mio dito, e poi rigiro la manopola dell'acqua fredda e indirizzo il getto sopra ai miei problemi, spazzandoli via. Non scompariranno, ma almeno ho la testa più leggera.
Driiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiin!
Ma santo cielo, penso, Dan non s'è svegliato? E' casa sua, diamine!
Esco da box e m'avvolgo in un asciugamano di cotone bianco. Con uno più piccolo mi friziono i capelli.
Driiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiin! Driiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiin!
- Arrivo! - urlo allo sconosciuto visitatore, malgrado questi non mi possa sentire. Per un momento penso che potrebbe essere Ivan, ma non m'importa. Sono sobria, sveglia e riposata, e so chiamare la polizia in caso di emergenza.
Con un pettine a denti stretti mi lego i capelli umidi in una crocchia, poi mi infilo i vestiti della sera prima, ed a piedi nudi apro la porta della stanza, attraverso i vasti corridoi ed apro il portone d'ingresso, scocciata.
- Era ora! Ma tu non t'eri mollata con questo rammollito? Hai idea di che ora è? Scuuusa, ciao tesoro. -
La donna di fronte a me, fisico perfetto slanciato in bilico su un paio di decolleté laccate tacco 12 e vestito rosso fuoco da aperitivo, mi schiocca un bacio sulla guancia, sporcandomela col suo lucidalabbra perlato ad alto tasso di appiccicosità. Poi, senza aspettare alcun invito, entra tacchettando nella villa, proprio mentre Daniel (in boxer) ed altre sue due amichette (con addosso solo due logore camicie) stanno uscendo sbadigliando da una camera sulla destra. Appena vede la donna, Dan si rianima e diventa di nuovo sdolcinato.
- Marie! Ma che squisita sorpresa! Dimmi, honey, cosa t'ha portato qui? -
- Ciao, Daniel. Santo cielo, puzzi come un porcile! Ficcati sotto una doccia e vesti quelle due sgualdrine! - Le due in questione rientrano, offese.
- Comunque, - continua Marie, - sono qui per lei. Non lo immagini, forse? Per fortuna mi avevi detto ieri che l'avresti convinta! Sono andata a casa sua e non mi rispondeva! Allora m'ero preoccupata... Darling - mi dice, girandosi verso di me. - Io e te abbiamo mooolto di cuoi discutere. - 
E così dicendo, la mia Führerin/editor in gonnella mi trascina per il polso sotto ad un ombrellone, vicino alla piscina extralusso a forma di cuore.
- Allora cara, dimmi tutto sul tuo reportage. Come sta andando? Come è andata? -
All'inizio esito: dirle tutto o no? Ma poi mi dico: è meglio buttarsi!
E così le racconto tutto, per filo e per segno, senza nasconderle nulla, di Ivan, di Igor, di mia madre, del cliente, le mie paure, l'improvvisa passione, le sbronze, la festa... Tutto. All inclusive.
- Santo cielo! Potresti già decorarci su un buon romanzo, cara, lo sai? -
- Si, lo so - sospiro, - ma...  -
- ... Vuoi rivedere Igor, vero? -
- Già - ammetto a malincuore.
- Allora ascoltami... - E mi fornisce un piano dettagliato, che - stento a crederci - ha sfornato nel giro di dieci secondi.
- Allora è deciso, baby: da domani ha inizio il piano 'sbaraglia-e-colpisci'!-
Lei è entusiasta, io meno: sono già entrata in panico.

Che ne dite??? Commentate please!!! 

martedì 26 giugno 2012

Vodka alla fragola e stanze rosa

Salveee!!!! Fa caldo, è difficile scrivervi poiché il pc scotta sulle ginocchia... :D
Eccomi, comunque: orsù, continuiamo il raccontone, degno d'esser paragonato a Beautiful!!! ; )

Temo di aver perso il cuore vicino all'esofago. 
Bevo un sorso di vodka alla fragola - la cosa più forte che c'era sul bancone. Deglutisco rumorosamente, poi tendo la mano, dicendo semplicemente: - Piacere -.
'Lorenzo' mi fissa con la dolcezza di un Torquemada, praticamente spogliandomi con gli occhi. Poi porge la mano e stringe la mia - o meglio, stritolandola. - Il piacere è tutto mio. - e bisbiglia, con un sorriso malvagio: - Temo. -
Scrollo via la mia mano, senza distogliere lo sguardo dai suoi occhi di ghiaccio. Allo stesso tempo mi rivolgo a Daniel: - Senti, Dan, sono un pò stanca, e temo di aver alzato troppo il gomito... Posso dormire qui stasera? Non vorrei fare brutti incontri. - e dissi sottovoce: - Anche se temo che non ce ne sia bisogno... -
- Ma certo che puoi, Darling! Sai che c'è sempre un posto per te qui... A tal proposito, quando te la sei squaglia... Ahem, quando te ne sei andata, hai lasciato qui due o tre libri, tra cui alcune copie del tuo libro... Riprendile pure! Sai quanto io adori leggere... -
- Ah, hai scritto un libro? Non lo sapevo. - Che ipocrita che sei, Ivan...
- Ma come? - Dan è perplesso. - Pensavo tu fossi un suo fan... - 
- Oh, ma lo sono! Ma non del suo talento letterario, quanto del suo talento... Corporeo. -
- Non credo che ciò che scrivo le interessi, Lorenzo. - La mia voce esce un pò tremula, meno tagliente di quanto speravo, ma rende lo stesso l'idea. - Ora, ripeto, sono stanca. Posso prendere la Stanza Rosa, Dan? -
- M-ma certo, ma certo! - replica Dan, a disagio, cercando nelle tasche dei jeans le chiavi delle camere da letto della villa. Ne tira fuori una rosa un pò scheggiata di rosso, molto probabilmente colpa dello smalto e della fretta nell'inserirla nella toppa. - Secondo corridoio a destra, ma dovresti saperlo. Era la tua prefe... - 
- Buonanotte, Honey! - lo zittisco, dandogli un bacio sulla guancia, il più vicino possibile alle labbra. Poi faccio un leggero cenno verso Ivan.
- 'Notte, Lorenzo. La prossima volta, ti prego di chiedere a tuo fratello il mio numero, anziché tendermi gli agguati. -
- Agguati? Fratello? Ma cosa...? - Ma la confusione di Daniel rimane tale, poiché me la do a gambe alla svelta. Corro per i corridoi coi tacchi in mano per evitare di scivolare, con i piedi leggermente sudaticci che s'appiccicano al pavimento di marmo e i capelli che svolazzano. Finalmente arrivo alla porta laccata bianca, e infilo febbrilmente la chiave nella serratura, girandola a fatica per via delle mani tremanti. Dopo di che entro, sbatto la porta e la richiudo a chiave. Poi vado alla porta del balcone e chiudo anche quella, abbassando la serranda. Infine mi trascino verso il bagno; mentre mi sciacquo il viso, mi specchio e quasi non mi riconosco: il trucco è colato, gli occhi arrossati stanno per cedere alle lacrime, i capelli spettinati necessitano di una spazzola, una macchia rosata di vodka ha irrimediabilmente macchiato la maglia. Asciugandomi il viso, mi accascio sul piumone bianco, adesso candido e pulito ma che - conoscendo Daniel - ne ha viste di tutti i colori. E lì cado nelle braccia di Morfeo, o per i più esperti, di Hypnos.

Bhe? Che ne dite? Ma soprattutto: mi commentate o no??? :D Buonanotte!

giovedì 7 giugno 2012

Porte e Feste




Ciao raga!!! Vi sono mancata? Indovinate un pò: 2 gg e sarò disoccupata x 3 mesi, tutta x voi!!! ;D
Coomunque, ho già iniziato a non studiare...  xD
Dai, continuiamo questo raccontone... Scommetto che non lo sopportate +! ;D

Non ho più una mia coscienza. 
Non ho più una mia identità.
Non so più chi sono.
Mi cedono le gambe, Igor mi sorregge appena in tempo, e così facendo torno alla realtà, riaprendo lentamente gli occhi. Il mio salvatore mi fissa. Credo di avere una faccia incredula, perché mi sorride imbarazzato, balbettando delle scuse, la voce ancora arrochita.
Mi libero con dolcezza dalle sue braccia, mormorando un "no" soffocato. Credo di averlo sorpreso: ha fatto una faccia... Poi, riprendendo il controllo di sé, mi fa la domanda più ovvia: - Perché? -
- Non lo so... - Il mio suon come un sussurro. Mi risiedo. - Forse è... Tutto l'insieme, credo... Io... Non lo so, Igor... Credo che... Non me lo chiedere, te ne prego! -
Igor sospira, nervoso. Si scompiglia i capelli. Si siede accanto a me.
- Io non so che fare, davvero... Pensavo, speravo, che tu avessi capito... -
- Cosa, Igor? - sbotto - Cosa dovrei aver capito? Prima mi scopri mentre tento di vendermi per poter vendere il mio prossimo libro, poi mi salvi due volte da quel pazzo di tuo fratello, poi vieni qui e mi baci... Santo cielo, ed ora è colpa mia perché non ho capito? -
- Ho capito! - urla lui alzandosi. - Me ne vado! -
Ed esce sbattendo la porta.
Ora, le opzioni sono due: corrergli dietro urlando ed implorando perdono oppure rimanere dove sono. Mi sto per alzare, quando suona di nuovo il campanello. Il cuore ricomincia a battere all'impazzata, mentre mi fiondo verso la porta, la apro, sono pronta ad urlare le mie scuse, quando...
...M'accorgo che non è lui. E' Daniel.
- Ciao! - mi schiocca un bacio sulla guancia- - Posso?  - ed entra senza attendere risposta. - Come va? Come mai non hai risposto all'sms? - si siede sul divano accavallando le gambe. - Chi era quel pazzo furioso che è uscito sbattendo la porta? -
- Ciao, Dan - replico gelida. - Non t'ho risposto apposta. Non lo immagini? Immaginavo tu fossi con Pamela... O Luisa... O Roberta... Non volevo disturbare. E su chi fosse l'uomo... Non è affar tuo. Ora, che ci fai qui? -
- Mammamia che acida! Sono venuto a prenderti, per la mia festa. Su, vestiti, ti vedo sciupata. E poi devo farti conoscere una persona che mi ha chiesto di te...  E NON E' A SCOPO PERSONALE, LO GIURO! -
Sono tentata di ammazzarlo... Poi cambio idea. Vado in camera mia, mi infilo una maglia fuxia coi leggins neri e ci aggiungo dei cerchi rosa alle orecchie. Poi esco con Daniel, non senza alimentare un paio di dubbi. 
Arrivati alla villa di Daniel, incontro un pò di amiche. Ma sono lontana anni luce da loro. Fino a quando... 
- Ecco, lui è il mio amico, quello che mi chiedeva di te. Darling, ti presento Lorenzo. -
Ma Lorenzo non è Lorenzo...
E' Ivan.

domenica 3 giugno 2012

Pensieri & Parole e... Kiss!

Buonasera signori e signore! Stavolta sono puntuale... :D Si nota che era festa... 
E così, ecco un nuovo "capitolo"!

Sono su una spiaggia, al chiaro di luna. Passeggio in bikini sulla battigia, le onde che mi s'infrangono sui piedi nudi, i capelli controvento, un pareo che mi cinge la vita. Passeggio, fino a quando non vedo un falò; mi avvicino, ho davanti a me una sagoma scura controluce.L' uomo mi si para dinnanzi, forte e vigoroso, mi cinge le spalle e avvicina il suo viso al mio, sempre di più, sempre di più...


Mi sveglio di colpo, sudata come non mai. Come diamine faccio a sognare Igor in queste circostanze? 

Ho mal di testa, la nausea, e il vestito mi si è incollato al corpo. M'alzo a fatica, e barcollo verso il bagno
Almeno oggi mi reggo in piedi.
M'infilo sotto la doccia, scalciando a terra l'abitino ridotto ai minimi termini. L'acqua ghiacciata mi sveglia un pò, ma il mal di testa rimane. Così, uscita dal box, dopo essermi messa un morbido cardigan ed essermi asciugata i capelli, mi prendo una pillola di paracetamolo e mi faccio un infuso alle fragole, sedendomi sul divanetto sotto la finestra. 
E' incredibile quanto un esperimento mi abbia cambiato la vita. Ci pensavo da tempo, ma... Per carità, non mi pento di ciò che ho fatto e di ciò che sto facendo, ma... Al diavolo! Se Igor non m'avesse salvato ieri, a quest'ora sarei all'ospedale gonfia di botte e con un enorme disturbo psicologico!
Mi, sono troppo agitata per stare stesa. Prendo il portatile ed inizio a buttare giù idee per il mio pazzo pseudo-libro, quando mi squilla il cellulare. M'ero dimenticata di averlo.
Lo tiro fuori dalla fodera del cuscino, e leggo il messaggio velocemente:
< Ciao! Come te la passi? Senti, domani do una festa a casa mia... Ci vieni? Scusa ancora per ciò che è successo... Daniel. >
Non ci andrò. Non dopo quello che m'ha fatto.
Incredibile... M'ero scordata che per gli altri la vita scorre normalmente. Avevo un ex. Me l'ero scordato. Andavo alle feste. Me l'ero scordato. Il mio ex mi ha fatto le corna per poi liquidarmi solo quattro giorni fa. M'ero scordato anche di questo.
In una sera mi son dimenticata anche come si vive...
Driiin!
Che tempismo... M'alzo, tutta dolorante, e ciabatto fino alla porta. Prima d'aprirla, getto uno sguardo al mio riflesso: sembra che mi sono appena alzata. - Chi è? - strillo mentre sbircio da dietro la catena. Ed il cuore, da bravo disobbediente, galoppa: tra la porta e le scale c'è Igor. Con in mano un pacchetto.
- Ciao... - bisbiglio.
- Ciao. - Mi sembra imbarazzato. - Posso...? - 
- Oh, certo! - Richiudo il portone e smanetto con la catena, ma questa mi scivola dalle mani. Dopo tre quarti d'ora riesco a toglierla e riaprire la porta. Mi sposto di lato: - Vieni, entra. -
- Scusa... Volevo solo vedere se stavi bene, e poi o visto dei cioccolatini antidepressivi in un negozio, ma ciò non significa ce tu sia depressa... - Non riesco a reprimere un sorriso. Chiudo la porta e mi trascino verso il tavolo, dove faccio accomodare Igor. Mi siedo vicino a lui, poi mi rialzo, mi scompiglio i capelli e gli chiedo nervosamente: - Vuoi un the? Un infuso? Una Cola? Una birra? O sennò ho barrette energetiche e insalata, ma non credo che ti vada... O no? -
Stavolta è lui a sorridere. Ricambio e mi siedo. - Scusa, non so nemmeno io perché, ma sono nervosa... -
- Anche io... Almeno siamo in due, no? -
- Già. Allora, vuoi qualcosa? -
- A dir la verità si... - S'alza, gira attorno al tavolo e mi si avvicina. Mi fa alzare in piedi, e ... 
Mi bacia.

Che ne dite? Prende una piega sdolcinata o non è male??? Take your comment here! :D

'Notte!
Ivy 

sabato 2 giugno 2012

Giochi pericolosi: lotta fra fratelli

Oh cavolo... L'ho fatta grossa! 10 gg senza continuare a scrivere SERIAMENTE... 367 visualizzazioni! Vi amo!!!
Perdonatemi, ma ho avuto DAVVERO TROPPO da studiare! E per fortuna mancano solo 6 gg alla fine della scuola... E poi sarò tutta x voi!
Ma cominciamo:

- Sorpresa di vedermi, cara? - 
Mi reggo al muro... La testa mi gira, i piedi mi fanno male, non riesco ad affrontarlo... Sono troppo stanca...
Lui s'avvicina, mi alza il mento con due dita, costingendomi a guardarlo negli occhi, e mi sussurra: - Quello non è posto per te, principessa. Sei troppo delicata per tutti quegli uomini rudi... Credo te ne basti uno. Ma lo faccio per il tuo bene, sai... - E così facendo mi bacia sul collo... Mi sento svenire...
Non riesco più a capire. Ivan s'è staccato di colpo, non mi regge più... Mi lascio scivolare sul pavimento, sfregandomi il collo lì dove mi ha sfiorata. Sento che mi sta per venire un conato di vomito... Ho sonno... Intravedo tra le palpebre socchiuse un uomo, non molto più robusto di Ivan, che lo sta prendendo a calci. Ivan è a terra, sputa sangue, s'alza e se ne va, non prima di avermi lanciato uno sguardo carico d'odio. Il mio salvatore s'avvicina... Pure lui è macchiato di sangue. Non riesco a stare sveglia... Sento la sua voce indistinta che mi chiama... E' stata troppo lunga questa notte, voglio dormire e non svegliarmi più...
- Ehi? No, no ti addormentare, stai sveglia, su... -  Mi prende in braccio, spalanca la porta con un calcio e mi porta barcollando in cima alle scale. Poi mi mette dolcemente a terra, fruga nella mia borsetta e apre il portone di casa mia. Ma chi è? Come fa a sapere dove abito? Per la prima volta in vita mia, vorrei mia madre qui vicino a me... Mi appoggio al muro, il tacco destro è rotto, il vestitino strappato, i capelli scompigliati, il trucco disfatto. 
Finalmente lo sconosciuto riesce ad aprire il portone. Mi fa passare un braccio attorno al collo, con l'altro mi cinge la vita, e mi aiuta a oltrepassare la soglia senza inciampare sul gradino. Poi mi butta sul divano, mi toglie le décolleté  e mi prende un bicchiere d'acqua in cucina. Ma già al primo, faticato sorso, mi alzo raccogliendo le forze e faccio una corsa al bagno, accucciandomi sulla tazza e rigurgitando tutti i drink che ho preso durante la serata, compreso il coctail di Ivan. Pulendomi le labbra col dorso della mano e tenendomi con l'altra mano al muro, barcollo fino al salotto, dove trovo il mio cavaliere sul divano. Adesso che sono più lucida, sbatto le palpebre, e... Non credo ai miei occhi. 
- I-Igor? - balbetto. - P-perché l'hai fa-fa-fatto? E' tu-tu-tuo fratello! -
Lui mi prende con dolcezza, mi avvolge in un plaid come un bozzolo e mi fa sedere sul divano accanto al lui. Si passa una mano tra i capelli, sospirando.
- Me l'aspettavo che sarebbe venuto. Diamine! Te l'avevo detto che ci sarebbe stato! Ti avevo detto di non tornare a casa tua! -
- Ma secondo te, vedendo quanto ero lucida fino a pochi minuti fa, io riuscivo a ricordarmi delle tue raccomandazioni? -
- Ci speravo! Ma sapevo che ciò poteva accadere, infatti sono venuto di persona. Ma son giunto qualche minuto in ritardo, mi spiace. - Lo guardo negli occhi. E' combattuto tra il desiderio di strozzarmi ed andarsene ed il rimanere e rispondermi. 
- Grazie... Davvero. Non l'avrei sopportato, non un'altra volta. - E con la mano tremante gli porgo i soldi. - So che sono una misera paga, ma... -
- Tieniteli. Ora non so che farmene. - Si alza, lo imito, mi rimette a sedere. Poi mi stupisce: mi bacia sulla fronte, come se avessi due anni. Lo fisso attonita: devo sembrargli un ebete.
- Riposati, e domani sera non venire. Ci vediamo giovedì. - E così dicendo, apre il portone ed esce. 
I miei occhi, troppo affaticati per resistere ancora, cedono alla stanchezza e cado in un sonno profondo.

Spero di essermi fatta perdonare... Commentate!
Ivy 

martedì 22 maggio 2012

Il party col cliente

Buonasera cari lettori! Vedo che siamo arrivati alle 300 visualizzazioni... Grazie di cuore! *-*
Ma partiamo subito col raccontone...

La musica house ben mixata si sente anche in strada. Non mi stupirei se superassero i decibel consentiti. Poveracci i vicini...
Il cliente, che ho scoperto tra la 5° e la 6° Marlboro che si chiama Federico, mi fa scendere senza troppi complimenti. Rischio di cascare dai tacchi, ma per fortuna lui non se ne accorge: avrebbe subito capito che non sono un'esperta. 
Traballando quasi quanto lui ubriaco fradicio, entriamo in uno squallido localino dove tutti sono più ebbri di lui. Un paio di ragazze, visibilmente più giovani di me e con scollature profonde, mi passano davanti, lasciando la scia di profumo dolciastro, e vanno a posarsi pesantemente su un divanetto fuxia acceso mentre sorseggiano un drink. Altri ragazzi sfruttano fino all'ultimo un narghilè, altri puntano invece sulla droga posta al centro della sala. Un uomo sulla quarantina tenta di corteggiare una sedicenne, questa rifiuta, ma cambia immediatamente idea quando questi le passa una banconota da 100 euro.
L'olezzo d'alcol mi fa venire il voltastomaco, e Federico mi costringe a ballare con lui ed altre persone a me sconosciute. Mi gira la testa, temo di avere un calo di zuccheri. Mi avvicino ad un tavolo, ma tutto ciò che trovo sono residui di panini, briciole di patatine e fiumi di cocktail alcolico. 
Per fortuna Federico si è stufato e mi paga. 50 euro. Avrei guadagnato di più con il quarantenne.

Salgo su un autobus con tutte le persone che mi guardano storto, e a rigor di logica, visto che sono praticamente nuda. Tento di coprirmi col cappottino leggero, inutilmente, per poi scendere istintivamente alla fermata vicino casa mia. Ho ancora i postumi del drink che m'aveva dato Ivan che, mischiato con la serata nel locale, mi rende a dir poco distrutta: uno zombie che cammina mezzo nudo su un marciapiede alle 6 del mattino. Non vedo l'ora di dormire... Ed il mattino dopo scarico le foto fatte a tradimento e butto sulla tastiera tutta la mia esperienza. In una notte ne sono passate quaranta.
Mi tolgo i sandali e cammino scalza. Mi ferisco i piedi, ma chissene.
Tiro fuori le chiavi di casa, ma mi blocco di colpo. Non sono sola.
- Buonasera cara. Credo che io e te abbiamo un conto in sospeso, non credi? -
Davanti al portone di casa mia c'è Ivan.

Bhe? Che ne dite??? Commentate! Non mordo! ^-^

domenica 20 maggio 2012

Tra terremoti e bombe, il seguito

Ciaooo!!! Scusatemi, ma ieri dormivo davanti ad Amici... :D
Innanzitutto il mio pensiero va a Melissa, all'improvviso unitasi agli angeli su di noi, a Veronica, che lotta per non salire dall'amica, e a tutti gli altri studenti e studentesse che ieri sono rimasti coinvolti nella bomba che è scoppiata a Brindisi davanti al liceo Falcone/Morvillo. Naturalmente solidarietà anche ai genitori, ai parenti, agli amici.
In seguito, rivolgo il mio pensiero alle 7 vittime e ai 50 feriti del terremoto di stamane alle 4, e che ancora continua (mentre vi scrivo l'ultima scossa: 5.1 Richter a Ferrara, sentita pure a Trento e Milano); anche qui solidarietà anche ai parenti e agli amici.
Dunque, ecco a voi il seguito del raccontone!

Non credo alle mie orecchie. Sgranando gli occhi, tendo di dire qualcosa di sensato: - Ma no, ma che stai dicendo? Cosa sai di me? Anzi, cosa pensi di sapere? -
- Sei la figlia di Ludmilla, tanto basta. Ho già sentito parlare di te, si vociferava tra le ragazze che eri la copia opposta di tua madre. Così ho fatto indagare su di te, confermando a me stesso le dicerie: tu e tua madre siete agli antipodi. Ma quando t'ho vista arrivare... Su può sapere perché diamine ti sei ficcata in questo bordello da due soldi? -
- Non sono affari tuoi. - Il tono tagliente m'è sempre venuto bene, ma oggi mi trema un pò la voce. Troppe cose tutte assieme... - Me ne vado. -
- E dove? Ivan è già sotto casa tua, aspetta solo di vederti arrivare per violentarti come una bambola di gomma e gettarti in un cassonetto. -
Involontariamente tremo. Mi giro lentamente verso Igor, sentendomi a disagio. Sono praticamente nuda col vestitino di pizzo strappato addosso. Mi avvolgo meglio nel plaid, e gli chiedo: - Non mi potresti accompagnare tu? Mi sembra che tieni a bada facilmente tuo fratello. -
- Non lo conosci abbastanza. E' stato un miracolo se oggi l'ho fermato. Non riaccadrà. -
- E allora che faccio? -
- Sei qui per avere informazioni, giusto? Ti metto nel giro, a cambio che tu mi dia tutto ciò che guadagni e che io ne esca pulito. Ivan non m'importa, mi ha rotto, fai ciò che ti pare, denuncialo se necessario. Scommetto che sei in contatto con la polizia, giusto? Non serve che tu mi risponda.
Comunque, t' inserisco come accompagnatrice e ti faccio pubblicità. Finisci la tua operazione e vattene da questo schifo, e porta con te tua madre. -
- Non m'importa di lei. Fanne ciò che vuoi. Non c'è mai stata, e Papà è stato un santo a crescermi. Che rimanga qui, se proprio ci tiene. Ma accetto. -

Autostrada Milano/Viale Certosa. Trafficata di giorno, occupata di notte. Sento freddo, ma non m'importa, l'adrenalina mi riscalda e tanto mi basta. Vorrei iniziare a fumare solo per scaricare la tensione, ma purtroppo non fumo. I piedi mi fanno male, il vestitino di pizzo non mi ripara dagli spilli ghiacciati che s'insinuano dovunque. Guardo la strada, aspettando il mio cliente.
Dopo mezz'ora arriva a 140 km//h una Volkswagen rossa, con musica elettronica sparata nell'aria dagli altoparlanti. Mi si ferma davanti con una sgommata. Il finestrino oscurato s'abbassa, e con esso anch'io, per vedere meglio il mio interlocutore. 
Avrà suppergiù una trentina d'anni, gli occhiali da sole sul naso (malgrado sia notte), una camicia azzurra con le maniche arrotolate ai gomiti e i capelli bruni e corti rizzati dal gel. L'abitacolo puzza di fumo.
- Sei tu Lady S? - mi domanda.
- Si. - Era l'unico nome disponibile. Mi tremano le gambe, per la terza volta in meno di tre ore.
- Sali. Mi servi per una festa. -

Che ne dite? Entriamo nel folto della questione!!! Commentate!!! ^-^
Besos
Ivy

venerdì 18 maggio 2012

Gin tonic da capogiro

Ciaooo!!! Auguroni a Nonna, che oggi fa 18.... Ahem, 81 anni.
Ecco a voi il terzo episodio!!! ;D

Un sorriso si apre sul volto di Ivan.

- Già., determinata ed ambiziosa. Brava, per tirare avanti dovere essere sempre così. E magari anche un pò più accondiscendente... - Inizia a massaggiarmi le spalle... Sudo freddo. Gli tolgo la mano.
- Ogni cosa ha suo prezzo, Ivan. Fammi famosa nel giro e mi avrai: meglio avere una notte con un'anonima o una settimana con una delle più desiderate del giro al tuo fianco? -
Cavolo. Ce l'ho fatta. Non ci credo... Temo che mi verrà la tachicardia.
- Brava, cara. Io e te saremo ottimi soci. Ma chi mi garantisce che poi venire da me? -
- Vedi un po' te: prendere o lasciare. Non sei l'unico che mi può condurre al successo. Pensaci. -
Mi alzo, sistemandomi il vestitino appositamente alzato per entrare meglio nella parte, ma barcollo: mi gira la testa, mi cedono le gambe, ho la nausea...
- Nonono, signorina. Davvero pensavi che ti averei lasciata andare così? Voglio una garanzia. -
Sono nel panico più totale.
- Co..sa.. diami..ne mi ha..i mess..o in quel drink? -
- Qualcosina di utile per scaldarci, te l'ho detto. - 
Mi si avvicina, mi prende per il mento, mi bacia. Puzza di alcol, misto a tabacco e sudore. Tenta di insinuarsi dentro la maglietta, ma sono abbastanza lucida da tirargli uno schiaffo e trascinarmi verso l'uscita. Lui mi prende per una caviglia, ha in mano una statuetta, sono certa che mi colpirà in testa, quando...
- Fermo, Ivan! - E' Igor. . Smettila... Sono stufo della tua violenza! I lividi non attirano i clienti, e le ragazze non sono per te. Mollala, io non ti faccio più sfiorare Molly!-
Ivan sbuffa, mi sbatte a terra ed esce dalla tenda. Igor mi guarda, in un misto di pietà è disgusto. Tende una mano, ma la rifiuto in silenzio, appoggiandomi al divano. Lui mi porge un plaid; nella foga del momento non mi sono nemmeno accorta di avere freddo, e mi fa sedere sul divano, porgendomi un bicchiere d'acqua. Lo guardo con diffidenza, ma Igor non mi sembra il tipo che mi drogherebbe con l'inganno.
A vederlo, Igor non sembra colui che è. E'un bell'uomo di circa trenta - trentacinque anni, fisico asciutto, barba leggermente incolta, vestito alla maniera occidentale con camicia e jeans scuri. Si direbbe più un playboy. Ed invece... Per di più è burbero e solitario. Peccato, sarebbe stato un ottimo acquisto.
Ma basta pensare a certe cose. Ho fatto malissimo ad imbattermi in una situazione del genere. Mi stavo per alzare, quando Igor inizia a parlare. E mi sconvolge ulteriormente.
- Io so chi sei in realtà. Non fingere: questo posto non fa per te. -

Che ne dite??? V'intriga??? Commentate! :D


mercoledì 16 maggio 2012

Tra macchine e salotti

Ciaoooo!!! Perdono per l'assenza prolungata, ma ho fatto un viaggetto a Torino per prendere la mia cara menzione (concorso letterario a carattere nazionale... *-* A presto caricherò le foto! ;D); in più, sono strapiena di compiti, ed i miei compagnetti cari potranno confermare.
Ma bando alle ciance: ecco a voi un altro episodio del new raccontone!!! ^-^

L'aria entra nell'abitacolo dell'auto con un risucchio. Ha smesso di piovere, ma il tempo è sempre brutto. Il mio viso pesantemente truccato è appiccicato al vetro del finestrino, e l'alito crea una macchia di condensa, che però svanisce in un soffio. Mi sento a disagio col vestitino striminzito di pailettes, però mi sono messa in gioco, ed io non mi arrendo. Al massimo mi concedo qualche esitazione.
- Sei comoda? Era della tua taglia? - Che domanda del cavolo. Non me lo vedi addosso? Figurarsi se mia madre osa lanciarmi uno sguardo!
- Si, va bene, si, era della mia taglia. - 
Il tempo passa lentamente, mentre fuori dal finestrino osservo le mie nuove "colleghe", praticamente nude. Devo dire che sebbene siano indecenti sono dignitose: hanno freddo, ma non battono i denti né esitano, o i clienti migliori non s'avvicinano. La bramosia vince tutto...
- Siamo arrivate, palo di fronte all'edificio 12. D'ora in poi tu sei Jasmine, vieni dalla Moldavia ma parli bene l'italiano grazie a tua madre. Io t'ho solo reclutata, non ci conosciamo. Ok? -
- Mi ripudi anche sul lavoro? - 
Codarda. Non mi risponde.
Scendo lentamente dalla vettura, non sono mai stata su trampoli tanto alti. Velocemente conosco le "girls": Andriana, Jessica, Sabrina, Debhorah, Ramona. Ed ancora Tamara, Luana, Natasha.Tutte straniere, tutte venite in Italia con gommoni, tutte portate qui, sotto la supervisione dei Sommi Capi, Igor e Ivan, i gemelli russi. Ivan è più dolce, ma sono sicura sia tutta scena, solo per avere una notte gratuita. Igor invece è burbero, con lui vanno solo quelle più esperte. Come mia madre.
Le mie intuizioni sono giuste: Ivan ci prova fin dall'inizio. Mi mostro accondiscendente, ma non troppo; mi servono informazioni, non lenzuola macchiate.
Mi porta in un salottino arredato in stile arabeggiante, dove mi offre un gin tonic per scaldarmi. Per fortuna reggo bene l'alcol. Inizia ad avvicinarsi lentamente, ma io mi scosto con dolcezza.
- Perché no? - mi chiede. Ha già la voce impastata: non è mai stato in un locale della movida cittadina il sabato sera.
- Perché ancora non abbiamo rotto il ghiaccio. - La voce suadente mi esce davvero bene. Quel bastardo del mio ex aveva ragione. - Dimmi... Come scelgono le ragazze i clienti? - 
- Le preferite sono quelle più scollate, meno rifatte ma più prosperose, depilate, belline, non troppo grasse. Sei donna, dovresti sapere cosa piace a noi maschi. E tu sei un'ottima candidata... -
Gli sposto la mano dalla mia coscia. Se la rimette gliela taglio.
- E basta? Non ci sono... raccomandate o che so io? -
- Sei sicura che è la tua prima esperienza? Mi sembra che tu ne sapere più di quanto sembra. -
Mi accendo una sigaretta. In teoria non fumo, ma i maschi lo trovano attraente, se contrapposto al rossetto rosso.
- Mi sembra un lavoro come un altro. E io voglio arrivare in cima il più presto possibile. Sento di poter essere la migliore. -
- Determinata la ragazza... - Me l'avevano già detto, ma in un contesto decisamente differente.
Mi sudano le mani, inizio ad esitare.
Un passo falso e non vedrò più la luce.

Che ne dite? Commentate!!! ^-^
Osculi!!!



giovedì 10 maggio 2012

In una giornata di pioggia, mi metto nei guai

Buongiorno a tutti! Prima di andare a fare un restyling completo (anche meglio di Adele), vi propongo un bel raccontino a puntate. Spero vi piaccia! ^-^
Piove. La pioggia mi mette tristezza, tutto diviene grigio, non è il massimo.
Chiusa in casa, spulcio il mio computer in cerca di spunti per scrivere qualcosa di allegro. Ma solo disgrazie di questi tempi. Suicidi, stalking, violenze, incidenti stradali... Troppi morti.
Chiuso il computer, scivolo in cucina. Ho una voglia matta di un pò di the. 
Seduta sulla finestra, oltre il vetro bagnato, osservo una bimba con un impermeabile rosa che salta nelle pozzanghere, con i piedi dentro a stivaletti di gomma - naturalmente dello stesso colore dell'impermeabile - ed in mano un ombrellino, sbalzato avanti e indietro dal vento. Tutto quel rosa crea uno strano contrasto con l'aria grigia della giornata. E' così contenta, ride, salta, macchia il coordinato con la poltiglia marrone e fangosa, ma non le importa, lei continua, si diverte... Perché io non ci riesco? Perché devo dare peso a tutto? Perché ogni macchia sul mio impermeabile mi colpisce come un pugno allo stomaco?
Distolgo lo sguardo, puntandolo sul letto disfatto, sulla montagna di carte appallottolate a terra, sugli avanzi di parole che sembra volino nell'aria. Sono mesi che non mi viene un'idea, e pretendo ancora che la casa editrice mi aspetti. Ma loro sono stati perentori: o entro due settimane non ci porti uno stracco di testo, o ti cacciamo.
E fanno bene... Sono stufa anch'io di me stessa. 
Il the s'è raffreddato. Lo rimetto nel microonde, quando mi viene un'idea... 
Apro l'armadio, prendendo un tubino nero e un paio di décolleté dello stesso colore. Sistemo i capelli alla bell'e meglio e afferro una borsetta a caso. 
Sotto casa, lotto con l'ombrellino, poi salgo in macchina. La radio manda uno dei soliti tormentoni estivi. Cantando in un inglese pressoché maccheronico, mi fermo sotto l'edificio arancio sulla 36° strada, reso però anch'esso grigio dal temporale. Entro nello stabile accompagnata dal tacchettio delle mie scarpe sul marmo, coperto solo momentaneamente dallo sbattere del pesante portone d'ebano. Salgo a fatica le scale, per poi fermarmi davanti all'interno 3. M'attacco al campanello.
- Arrivo! - strilla una voce femminile. La porta s'apre, mostrando una splendida 45enne che si sente giovane, strizzata dentro ad un mini abito fuxia e truccata pesantemente. 
La smorfia di stupore che s'è dipinta sul suo viso sarebbe da fotografare. In 25 anni l'ho vista solo tre volte, e tutte e tre le volte era con un uomo diverso.
- Ciao mamma. Posso? -
Lei annuisce, incapace di parlare. Io entro a testa alta. Sono migliore di come vorrebbe che io fossi.
Richiude la porta e si gira verso di me. Deglutisce, e poi mi chiede:
- Cosa vuoi da me? -
- Informazioni - le dico. - Sto scrivendo un altro libro. Sai, è il mio lavoro. Uno legale che rende più acculturate le persone. Vendo le mie idee, non il mio corpo. Ma non sono qui per le prediche che tu dovresti fare a me. Ho bisogno di saperne di più sul mondo in cui lavori. E così ti propongo un patto: tu mi fai entrare nel giro, io prendo informazioni, e poi ne esci. Se necessario, chiediamo aiuto alla polizia, ma dopo non ci fai più ritorno. In cambio, io ti ospito e ti mantengo fino a quando non trovi lavoro e casa. Poi, se Dio vuole, non ci vedremo più. -
- Perché fai tutto questo? - mi domanda, sospettosa.
- Perché ho bisogno di spunti, non certo per salvarti le chiappe. Ti dovrei lasciare stare, seguendo gli insegnamenti di papà, ma purtroppo mi servi. Ci stai? -
Si vede che sta esitando. Valuta la situazione sotto ogni punto di vista. Certo, anche la mia idea non è un granché, ma dopo che sono stata appena mollata, non che non riesco più a scrivere e che vedo la mia vita che va avanti senza di me facendomi le pernacchie, ho bisogno di spunti.
- Ci sto - dice lei, con voce tremante.

Vi sta piacendo? A domani per il seguito! ;D